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Incidente stradale: il proprietario dell’auto va citato sempre

11 giugno 2015


Incidente stradale: il proprietario dell’auto va citato sempre

> Diritto e Fisco Pubblicato il 11 giugno 2015



Nel giudizio di risarcimento del danno promosso dal danneggiato con l’azione diretta contro l’assicurazione, il responsabile dell’incidente va chiamato in causa.

 

Se hai fatto un incidente stradale e l’assicurazione non intende pagare l’altra parte danneggiata che le ha chiesto il risarcimento, molto probabilmente riceverai un atto di citazione. Né c’è modo di evitarlo. Secondo infatti, il consolidato orientamento dei giudici, oggi riaffermato dalla Cassazione [1], nella causa tra danneggiato e assicurazione volta ad ottenere l’indennizzo per il sinistro stradale, il proprietario dell’altro veicolo va sempre citato in causa. Quest’ultimo sarà poi libero di valutare se non costituirsi (ossia rimanere contumace) e lasciare che l’assicurazione sostenga le sue ragioni (che poi sono le stesse della compagnia, volte cioè a negare la sua responsabilità nel sinistro) oppure farsi assistere da un avvocato e presenziare in causa. Quest’ultima scelta sarà opportuna qualora la richiesta di risarcimento dell’attore sia superiore al massimale di polizza per cui il responsabile è assicurato: infatti, solo in questo caso, in caso di sentenza di condanna al risarcimento, potresti essere tenuto a rimetterci di tasca tua.

La questione non cambia neanche ora che è stato introdotto il sistema dell’azione diretta contro la propria assicurazione: resta confermata, anche in questo caso, ai fini dell’integrità del giudizio (cosiddetto “contraddittorio tra le parti”), la presenza in processo del responsabile del danno, tanto nel primo che nei successivi gradi di giudizio. Senza di essa, infatti, la causa non potrebbe andare avanti.

Il responsabile del danno, dunque, deve essere sempre chiamato in causa, nonostante con il sistema dell’indennizzo diretto, la questione verta tra il danneggiato e la propria assicurazione.

note

[1] Cass. sent. n.12089 del 10.06.2015.

Autore immagine: 123rf com

Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 26 marzo – 10 giugno 2015, n. 12089
Presidente Spirito – Relatore Scrima

Svolgimento del processo

Nel 2001, G.L. , O.A. e O.M. , in qualità di eredi del signor O.O. , rispettivamente marito e padre degli attori, convenivano in giudizio, innanzi al Tribunale di Busto Arsizio, L.S.L. (conducente dell’autocarro Iveco Daily tg. (omissis)), la Aertermica S.p.a. (proprietaria del detto autocarro) e la Commercial Union S.p.a., ora Aviva Italia S.p.a. (società assicuratrice del già indicato veicolo), al fine di sentirli condannare solidalmente al risarcimento dei danni patrimoniali e non patiti dagli stessi a causa del decesso di O.O. , avvenuto a seguito dell’incidente stradale verificatosi in data (omissis).
Si costituiva la società assicuratrice, chiedendo preliminarmente la sospensione del giudizio, in quanto pendente il procedimento penale a carico del L. , e, nel merito, il rigetto della domanda.
I convenuti L.S.L. e Aertermica S.p.a. non si costituivano e ne veniva dichiarata la contumacia.
Con sentenza del 3 luglio 2003, il Tribunale di Busto Arsizio rigettava la richiesta di sospensione del processo e dichiarava l’esclusiva colpa del L. nel provocare l’incidente suddetto, condannando i convenuti, in solido tra loro, al risarcimento dei danni in favore degli attori come liquidati in dispositivo, nonché alle spese di lite.
Avverso la sentenza di primo grado, la Commerciai Union S.p.a., ora Aviva Italia S.p.a., proponeva impugnazione.
Si costituivano in giudizio G.L. , O.A. e O.M. , contestando l’impugnazione e proponendo, a loro volta, appello incidentale, con il quale chiedevano l’accoglimento della domanda proposta per il risarcimento delle spese relative alla dichiarazione di successione, il riconoscimento a favore della G. di un’indennità di Euro 19.450,82 da capitalizzarsi, a titolo di pensione annua percepita dal defunto marito e il risarcimento del danno esistenziale.
La Corte di appello di Milano, con sentenza del 16 dicembre 2011, in parziale riforma della sentenza del Tribunale, accoglieva in parte sia l’appello principale sia quello incidentale e rideterminava la somma capitale di Euro 5.551,84, liquidata in favore degli attori, in Euro 6.336,85;
rideterminava la somma capitale di Euro 61.974,00 in Euro 6.000,00 e la somma capitale di Euro 216.354,59 in Euro 168.177,30, liquidate in favore della G. ; rideterminava la somma capitale di Euro 108.177,28, liquidata in favore di ciascuno dei figli del defunto, in Euro 84.088,64; confermava nel resto la sentenza impugnata e compensava le spese di secondo grado interamente fra le parti.
Avverso la sentenza della Corte di appello di Milano G.L. , O.A. e O.M. hanno proposto ricorso per cassazione sulla base di quattro motivi.
La Aviva Italia S.p.a. ha resistito con controricorso contenente anche ricorso incidentale articolato in due motivi.

Motivi della decisione

1. Con il primo motivo del ricorso principale si lamenta “Violazione e/o falsa applicazione di norme di diritto – art. 360 n. 3 c.p.c. e nullità della sentenza ovvero del procedimento – art. 360 n. 4 c.p.c. in relazione agli artt. 18 e 23 legge n.990/69, art. 102 c.p.c. e art. 331 c.p.c.”.
I ricorrenti deducono che la Corte di merito non avrebbe applicato il principio sancito dall’art. 23 della L. n.990/1969, il quale pone l’obbligo di chiamare in causa il responsabile del danno e cioè il proprietario del veicolo assicurato, nel giudizio instaurato contro l’assicuratore a norma dell’art. 18, primo comma, della stessa legge. Sostengono i ricorrenti che trattasi di “litisconsorzio necessario in senso tecnico”, che persiste anche nel caso in cui la sentenza di primo grado sia stata appellata dall’assicuratore nei confronti del danneggiato vittorioso.
Ad avviso dei ricorrenti, nel caso di specie, avendo la società assicuratrice appellato la sentenza del Tribunale di Busto Arsizio esclusivamente nei loro confronti, la Corte di appello, avrebbe dovuto ordinare l’integrazione del contraddittorio nei confronti del proprietario del veicolo assicurato e, non avendo provveduto a tanto, sarebbe incorsa nella violazione delle norme indicate in rubrica.
1.1. La controricorrente sostiene al riguardo che la Corte territoriale, non disponendo l’integrazione del contraddittorio, avrebbe correttamente operato, atteso che, una volta formatosi il giudicato sulla responsabilità per mancata impugnazione sul punto della sentenza di primo grado, sarebbe facoltativa l’integrazione del contraddittorio nei confronti del responsabile del danno nel giudizio sul quantum debeatur, sicché ben potrebbe in tal caso il giudizio proseguire tra l’assicuratore e i soli danneggiati.
2. Con il secondo motivo del ricorso principale si deduce “violazione e/o falsa applicazione di norme di diritto — art. 360 n. 3 c.p.c. in relazione agli artt. 2056 – 2057 c.c., e 112 – 113 c.p.c.; omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un fatto decisivo della controversia ex art. 360 n. 5 c.p.c. in merito all’omessa capitalizzazione del reddito da incarico (presidente del c.d.a.) percepito dal defunto”.
3. Con il terzo motivo del ricorso principale si prospetta “violazione e/o falsa applicazione di norme di diritto ex art. 360 n. 3 c.p.c. in relazione all’art. 2059 c.c. nonché omessa e/o insufficiente e/o contraddittoria motivazione ex art. 360 n. 5 c.p.c. con riferimento alla riduzione del risarcimento a titolo di c.d. danno morale liquidato agli eredi del defunto”.
4. Con il quarto motivo del ricorso principale si lamenta “violazione e/o falsa applicazione di norme di diritto ex art. 360 n. 3 c.p.c. in relazione all’art. 2059 c.c. con riferimento al mancato riconoscimento del danno esistenziale richiesto dagli appellati in via incidentale”.
5. Con il primo motivo del ricorso incidentale si deduce “violazione e/o falsa applicazione di norme di diritto (art. 360 n. 3 c.p.c. in relazione agli artt. 2056 – 2057 c.c.) omessa insufficiente o contraddittoria motivazione circa un fatto controverso del giudizio (art. 360 n. 5 c.p.c.) in merito all’errata valutazione e determinazione/quantificazione del reddito destinato ai bisogni della famiglia”.
6. Con il secondo motivo del ricorso incidentale si deduce “violazione e/o falsa applicazione di norme di diritto (art. 360 n. 3 c.p.c.) omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio (art. 360 n. 5 c.p.c.) in merito alla liquidazione del danno agli eredi “iure hereditatis” ed alla liquidazione del danno morale”.
7. Il primo motivo del ricorso principale è fondato.
7.1. Le parti sostengono concordemente e risulta, altresì, dalla sentenza impugnata che nel giudizio di secondo grado non è stato integrato il contraddittorio nei confronti della Aertemica S.p.a., proprietaria del veicolo assicurato, sicché quest’ultima è stata in quel grado pretermessa.
7.2. Si osserva che, in tema di assicurazione obbligatoria della r.c.a., nel giudizio di risarcimento del danno promosso dal danneggiato con l’azione diretta contro l’assicuratore, è necessaria, ai fini dell’integrità del contraddittorio, la presenza in processo del responsabile del danno, tanto in primo grado che nei successivi eventuali gradi di giudizio, senza che, atteso il disposto letterale della L. 24 dicembre 1969, n. 990, art. 23, assuma rilevanza il fatto che si sia formato il giudicato interno implicito in ordine all’accertamento della responsabilità (Cass. 29 settembre 2005, n. 26041, soprattutto in motivazione; v. anche Cass. 26 febbraio 2003, n. 2888; Cass. Sez. Un., 5 maggio 2006, n. 10311).
7.3. Va precisato che il responsabile del danno, che a norma dell’art. 23 legge n. 990 del 1969, applicabile al caso di specie ratione temporis, deve essere chiamato in causa come litisconsorte necessario nel giudizio promosso dal danneggiato contro l’assicuratore con azione diretta, in deroga al principio della facoltatività del litisconsorzio in materia di obbligazioni solidali, è unicamente il proprietario del veicolo assicurato, non anche il conducente (sulla qualifica di litisconsorte necessario non in capo al conducente, ma al proprietario del veicolo assicurato, v. Cass. 27 luglio 2005, n. 15675; Cass. 22 maggio 2007, n. 11885; Cass. 3 luglio 2008, n. 18242; Cass. 14 dicembre 2010, n. 25238), trovando detta deroga giustificazione nell’esigenza di rafforzare la posizione processuale dell’assicuratore, consentendogli di opporre l’accertamento di responsabilità al proprietario del veicolo, quale soggetto del rapporto assicurativo, ai fini dell’esercizio dei diritti nascenti da tale rapporto, ed in particolare, dall’azione di rivalsa ex art. 18 della legge citata (Cass. 8 febbraio 2006, n. 2665; Cass. 14 giugno 2007, n. 13955; Cass. 9 marzo 2011, n. 5538).
7.4. Il diverso orientamento della giurisprudenza di legittimità invocato dalla controricorrente (Cass. 17 luglio 2002, n. 10386; Cass., sez. un., 15 ottobre 1982, n. 5350), oltre ad essere stato da tempo superato e a non rispettare la lettera e la ratio della norma richiamata, non convince, implicando un sacrificio intollerabile del diritto di difesa del responsabile del danno, essendo evidente l’interesse di questi a prendere parte al processo allo scopo di influire sulla concreta entità del danno, di cui egli potrebbe rispondere in via di rivalsa verso il medesimo assicuratore (v. sul punto Cass., ord., 23 aprile 2014, n. 9112).
7.5. Rilevato che la società proprietaria del veicolo la cui circolazione, come da giudicato formatosi sul punto, ha causato il danno è rimasta pretermessa nel giudizio di secondo grado, in quel grado il contraddittorio non era integro, con conseguente nullità di quel giudizio e della sentenza impugnata.
8. L’accoglimento del primo motivo del ricorso principale comporta l’assorbimento dei restanti motivi del predetto ricorso nonché di quelli del ricorso incidentale.
9. Conclusivamente, va accolto il primo motivo del ricorso principale, assorbiti gli altri motivi del detto ricorso nonché l’intero ricorso i, incidentale; in applicazione del principio generale desumibile dal j combinato disposto degli artt. 331 e 383 c.p.c. (v. Cass., ord., 23 aprile 2014, n. 9112), la sentenza impugnata va cassata e la causa rinviata alla Corte di appello di Milano, in diversa composizione, affinché riesamini il gravame della Commerciai Union S.p.a., ora Aviva Italia S.p.a., nel contraddittorio anche della Aertermica S.p.a., proprietaria del veicolo assicurato, e provveda pure sulle spese del presente giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte, pronunciando sui ricorsi riuniti, accoglie il primo motivo del ricorso principale, assorbiti gli altri motivi del detto ricorso nonché l’intero ricorso incidentale; cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa, anche per le spese del presente giudizio di legittimità, alla Corte di appello di Milano, in diversa composizione.

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1 Commento

  1. La Cassazione afferma il litisconsorzio necessario del responsabile nell’azione diretta in base alla L. 24 dicembre 1969, n. 990. Il principio vale anche per la procedura di risarcimento diretto ex art. 149 CAP?
    Grazie

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