Mansioni lavoro: il livello può cambiare se l’impresa si riorganizza

12 giugno 2015


Mansioni lavoro: il livello può cambiare se l’impresa si riorganizza

> Diritto e Fisco Pubblicato il 12 giugno 2015



Demansionamento: l’assegnamento di mansioni di livello inferiore è possibile in caso di riassetto organizzativo o se previsto dai contratti collettivi.

Maggiore flessibilità e libertà per l’azienda di modificare unilateralmente le mansioni di lavoro dei propri dipendenti: con i decreti attuativi del Job Act appena approvati dal Governo (e che entreranno in vigore a breve, all’indomani della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale) cambia radicalmente la disciplina contenuta nel codice civile [1] e nello Statuto dei lavoratori [2].

Oggi il datore può assegnare al lavoratore mansioni diverse da quelle stabilite in contratto, purché le nuove siano equivalenti alle ultime svolte. E per stabilire se una mansione è equivalente il giudice guarda due aspetti:

– che la nuova mansione sia ricompresa nello stesso livello di inquadramento contrattuale di quella svolta in precedenza;

– che da tale modifica della mansione non sia penalizzante sotto il profilo della carriera.

Invece, le nuove regole, appena varate in via definitiva dall’esecutivo, riformano integralmente la materia, sia per quanto attiene alla modifica “orizzontale” (ossia modifiche nell’ambito dello stesso livello) che “verticale” (livello più basso).

Nuove mansioni di pari livello

Per stabilire se a un lavoratore possano essere assegnate nuove mansioni è sufficiente che queste ultime appartengano al precedente livello di appartenenza, per come disegnato dai contratti collettivi. Dunque una totale libertà per l’azienda da oggi in poi.

Nuove mansioni di livello inferiore
Il principio generale resta sempre quello secondo cui il lavoratore non può essere adibito a mansioni inferiori rispetto a quelle per le quali è stato assunto (o a quelle corrispondenti all’inquadramento superiore successivamente acquisito), salvo non si tratti di mansioni riconducibili a quelle del livello di inquadramento. Esistono però due eccezioni che consentono al datore di derogare al divieto di mansioni inferiori:

– qualora venga attuata una modifica degli assetti organizzativi aziendali che incide sulla posizione del lavoratore; se si verifica tale ipotesi, il lavoratore può essere assegnato a mansioni appartenenti al livello di inquadramento inferiore, purché rientranti nella medesima categoria. Resta fermo e immutabile il trattamento economico, con la sola eccezione delle voci retributive legate a particolari modalità della precedente prestazione che non sono più presenti nella nuova mansione (per esempio, il lavoro notturno e le trasferte).

In sintesi, in caso di modifica degli assetti organizzativi aziendali, il datore, unilateralmente, potrà assegnare al dipendente mansioni riconducibili al livello di inquadramento contrattuale immediatamente inferiore (nell’ambito della stessa categoria), fermi restando il livello stesso e lo stipendio base;
– qualora ciò sia prevista dai contratti collettivi; la legge non specifica se il livello degli accordi deve essere nazionale, e quindi sembra possibile un intervento della contrattazione di secondo livello.

Inoltre, in sede protetta, si potranno siglare accordi individuali finalizzati al rimansionamento per conservare il posto: in tal caso si potrà cambiare livello e categoria.

Nuove mansioni di livello superiore

In caso di assegnazione di fatto di mansioni superiori, attualmente il lavoratore acquisisce il livello superiore dopo tre mesi. Con la riforma, invece, il termine sarà stabilito dai contratti collettivi, o in mancanza sarà di sei mesi.

La modifica della categoria

Sia l’assegnazione di mansioni di pari livello sia lo spostamento a mansioni del livello inferiore possono essere fatti soltanto entro l’ambito della categoria legale (operaio, quadro, impiegato) di inquadramento del dipendente (si introduce quindi un limite che prescinde dall’inquadramento unico).

Sarà invece possibile la modifica della categoria in caso di rilevante interesse del lavoratore (come nel caso di conservazione dell’occupazione, acquisizione di una diversa professionalità o miglioramento delle condizioni di vita).

Il lavoratore potrà farsi assistere da un rappresentante del sindacato al quale aderisce, da un avvocato, o da un consulente del lavoro.

I contratti collettivi
Ulteriori ipotesi di assegnazione di mansioni inferiori potranno essere previste dai contratti collettivi, sia quelli stipulati a livello aziendale che territoriale con le Rsa o le Rsu.

Procedura e corsi

Il mutamento di mansioni dovrà essere comunicato per iscritto, a pena di nullità. Non è richiesta l’indicazione scritta delle motivazioni, e pertanto la mancanza di tale elemento non dovrebbe comportare la nullità dell’atto; tuttavia, appare consigliabile formalizzare per iscritto la motivazione organizzativa sottesa al cambio di mansioni.
Inoltre il datore dovrà prevedere una formazione in azienda circa le nuove mansioni quando ciò sia necessario dalla natura delle stesse, pena il risarcimento del danno.

note

[1] Art. 2103 cod. civ.

[3] Legge 300 del 1970.

Autore immagine: 123rf com

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