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Annunci erotici ed escort: siti web ed app sono illegali?

12 giugno 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 12 giugno 2015



Vorrei creare un’app di incontri proibiti, in stile Tinder: in Italia è permesso?

Annunci erotici ed escort: il mondo a luci rosse, come ogni altra attività, basa gran parte del suo giro d’affari sul web; ecco, allora, che pullulano portali sexy, annunci e siti specializzati. Le tematiche ed i servizi offerti sono molto ampie: si va dalle classiche escort, ai social, forum ed alle app che favoriscono le conoscenze e gli appuntamenti, alle videochat erotiche, sino addirittura ai siti che organizzano sex tour fuori città.

Ma quali, tra le tante attività citate, sono illegali? Vediamo, in questo articolo, di fare un po’ di chiarezza riguardo alla normativa italiana.

Partiamo, innanzitutto, dal fatto che prostituirsi, in Italia, non è reato (come stabilito dalla vecchia Legge Merlin del 1958, che tutt’ora regolamenta la materia), tra adulti consenzienti, ma non è nemmeno una professione regolamentata o suscettibile di organizzazione: è reato, invece, l’intermediazione e l’adescamento. Nel caso in cui la mediazione risulti gratuita, sarà punibile quale favoreggiamento della prostituzione; qualora se ne tragga un profitto, seppure a fronte di eventuali servizi offerti, si tratterà di sfruttamento della prostituzione. Per quanto riguarda il reato di adescamento, esso è configurabile quando chi si prostituisce propone esplicitamente al cliente un rapporto a pagamento).

Ricordiamo che, parlando di videochat erotiche dietro corrispettivo, la Corte di Cassazione ha già da tempo stabilito che si tratta, ugualmente, di un’ipotesi di prostituzione [1], pur non essendovi rapporti dal vivo.

Per quanto riguarda, invece, incontri, seppure a luci rosse, videochat, appuntamenti per scambi di coppia, etc., non a pagamento, non può, ovviamente, configurarsi alcuna casistica di prostituzione.

Alla luce delle regole elencate, possiamo stabilire se siti, forum, social e app tramite i quali avviene l’incontro di “domanda ed offerta”, diretto o virtuale che sia, siano vietati dalla legge italiana?

In primo luogo, è necessario distinguere tra le differenti tipologie di servizi offerti.

Se si gestisce un sito di inserzioni generico, nel quale appaiono anche annunci di escort, non si può configurare il reato di favoreggiamento, poiché, come avviene anche per i giornali cartacei, la giurisprudenza esclude che gli editori siano preventivamente a conoscenza dei fini dell’inserzione: per mettersi al riparo da eventuali contestazioni, è sempre bene inserire, nei termini del servizio, il divieto di inserire tale tipologia di annunci, assieme all’esplicita esclusione di responsabilità da parte del sito.

Non è illegale, poi, la pagina web di promozione della escort o del gigolò se creata e gestita da loro in prima persona.

Sono illegali, invece, i siti di agenzie ed i portali web (anche organizzati come social network)specializzati in escort e sexy-videochat a pagamento, persino nel caso in cui il servizio offerto dal gestore sia a titolo gratuito (poiché si tratta, comunque, di favoreggiamento della prostituzione): gli indirizzi hanno server nei Paesi in cui tali attività sono legali, ma in Italia vengono spesso oscurati dalle autorità giudiziarie, e cambiano di frequente.

Parlando, invece, di app, pagine e servizi online vari dedicati agli incontri “non a scopo di lucro”, per quanto piccanti e trasgressivi (come la citata applicazione Tinder), non si può parlare di illegalità, in quanto non esiste prostituzione, anche nel caso in cui il servizio web sia offerto dal gestore dietro corrispettivo. Tuttavia, potrebbe capitare di trovare anche professionisti del settore, in mezzo ai vari profili: nel Suo caso, consigliamo dunque la massima prudenza ed una particolare cura nella stesura dei Termini del servizio, per evitare di incorrere in qualsiasi problema giudiziario.

note

[1] Cass, sent. n. 37188/2010.

Autore immagine: 123rf com

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1 Commento

  1. Basta con questo illogico reato di favoreggiamento dell’altrui prostituzione (articolo 3 n. 8 Legge 75/1958). Suggerisco di sollevare la questione di legittimità costituzionale della detta branchia normativa, poiché tale sembra in contrasto con gli articoli 3 comma primo, 13 comma primo e 17 comma primo della Costituzione Italiana, siccome le leggi devono essere uguali per tutti, la libertà personale è inviolabile ed i cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e sen’armi. In più, l’articolo 3 della Convenzione ONU 1949-51 prevede il fatto illecito in esame solo dove lo permette la legislazione nazionale dello Stato che ha ratificato (l’Italia nel 1980) la succitata norma internazionale.

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