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Lo sai che? Dirigenti illegittimi Agenzia Entrate: accertamenti nulli

Lo sai che? Pubblicato il 14 giugno 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 14 giugno 2015

Per gli atti firmati dai dirigenti decaduti dell’Agenzia delle Entrate non c’è altra soluzione che l’annullamento: di nuovo la CTP di Lecce.

Atti firmati dai “falsi dirigenti” dell’Agenzia delle Entrate: ancora una sentenza a favore dei contribuenti. E di nuovo dalla Commissione Tributaria Provinciale di Lecce [1], il cui orientamento viene così definitivamente confermato: gli accertamenti fiscali che recano la firma di uno dei 767 funzionari, elevati illegittimamente (perché senza pubblico concorso) a ruolo di dirigente sono radicalmente nulli.

All’indomani dell’ormai nota sentenza della Corte Costituzionale [3], continua a crescere il numero di giudici che si schiera a favore dei contribuenti e fa proprio l’orientamento della Cassazione – stabile in passato – secondo cui l’atto di accertamento fiscale deve essere sempre firmato dal capo ufficio (il dirigente) o da un funzionario della carriera direttiva da questi espressamente delegato [4]. Non c’è spazio, quindi, per i “facenti funzione” che non siano stati espressamente autorizzati o la cui nomina sia stata annullata dalla Corte Costituzionale.

Come tutti ormai sanno, infatti, in passato, l’Agenzia delle Entrate, in attesa dell’espletamento di procedure di bando pubblico per la copertura delle funzioni dirigenziali, aveva attribuito incarichi a funzionari senza farli passare dal normale concorso, così come Costituzione invece impone. I contratti erano a tempo determinato, ma venivano puntualmente rinnovati, “complice” la legge che aveva attribuito tale potere al fisco: legge che, però, che la Consulta ha dichiarato incostituzionale. Risultato: tutte le nomine a dirigente sono state rese nulle con effetto retroattivo. E, inevitabilmente, anche gli atti di accertamento, firmati da tale personale, stanno subendo la stessa sorte.

Come vincere la causa?

Secondo la Ctp di Lecce, al contribuente basta sollevare l’eccezione di difetto di firma per onerare l’Agenzia delle Entrate dell’onere della prova contraria: ossia dare prova dell’esistenza di una delega conferita dal capo ufficio munito dei poteri di legge. Prova che, ovviamente, il fisco non è in grado di fornire, poiché, per tutti questi anni, ha fatto affidamento su tale personale. Ai dirigenti, infatti, era stato attribuito un “potere di fatto” di firmare atti che, in verità, non poteva firmare in quanto non aveva le attribuzioni per farlo.

E ora l’Agenzia delle Entrate (e probabilmente anche Equitalia) dovrà rinunciare a riscuotere l’evasione fiscale.

note

[1] CTP Lecce sent. n. 1909/05/2015 del 23.04.2015.

[2] CTP Lecce sentt. n. 1789 e n. 1790/02/2015.

[3] C. Cost. sent. n. 37/2015.

[4] Art. 42 d.P.R. n. 600/1973.

Autore immagine: 123rf com


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