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Lo sai che? Anatocismo: il divieto è già operativo?

Lo sai che? Pubblicato il 14 giugno 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 14 giugno 2015

Interessi della banca calcolati sui precedenti interessi: il Tribunale di Milano dà ragione ai correntisti, Cosenza invece agli istituti di credito; ecco cosa fare.

C’era da aspettarselo che la parola “anatocismo” sarebbe stata, in breve tempo, quella più cliccata sulle tastiere degli avvocati alle prese gli atti di citazione in difesa dei correntisti prosciugati dai mutui: e questo non solo perché la legge di Stabilità per il 2014 ha dichiarato apertamente illegittima tale pratica – a prescindere dalla cadenza temporale (se trimestrale o annuale) con cui viene applicata la capitalizzazione degli interessi – ma anche e soprattutto perché a Milano è già arrivata la prima sentenza a favore dei correntisti. Ma facciamo un passo indietro.

L’anatocismo, ossia la pratica (che le banche adottano) di calcolare gli interessi non solo sul capitale prestato, ma su quest’ultimo sommato agli interessi già scaduti, è da più parti visto come un modo per riempire i forzieri degli istituti di credito oltre il lecito. Fino a qualche anno fa, la giurisprudenza aveva ritenuto legittima tale clausola contrattuale a condizione che fosse prevista, con pari periodicità, sia per gli interessi attivi (cioè a favore del cittadino) che per quelli passivi (cioè, in caso di saldo in rosso, a favore della banca). In pratica, se la banca, con l’anatocismo, rastrellava somme una volta all’anno sul conto in perdita, doveva però restituirle, a titolo di interessi e sempre applicati una volta all’anno, se il conto fosse stato in attivo.

Poi è intervenuta la legge di Stabilità del 2014 a mettere l’anatocismo definitivamente al bando, ma subordinato all’intervento di un decreto del Cicr (Comitato interministeriale di Credito e risparmio) ad attuarne la previsione. Decreto che non è mai intervenuto.

Spazientito, il Tribunale di Milano ha sentenziato, allora, per ben due volte [1], che il divieto è già operativo e vale per tutti i contratti di finanziamento firmati dopo il 1° gennaio 2014, e ciò, ovviamente, a prescindere dalle determinazioni del Cicr.

Siamo però in Italia e “Tribunale che vai, interpretazione che trovi”: da noi non vale la regola del “precedente” e tantomeno il diritto è così certo come i libri di testo insegnano. Così c’è chi, in perfetta antitesi da quanto stabilito dal foro meneghino, si schiera in favore delle banche. Succede a Cosenza dove il Tribunale, in un’ordinanza dello scorso mese [2], ha ritenuto che il nuovo divieto di anatocismo non sia direttamente operativo almeno in mancanza della delibera del Cicr.

È vero però che l’ordinanza del giudice calabrese si è, per ora, limitata solo a respingere la richiesta di dichiarazione di nullità della clausola contenente l’anatocismo, concedendo la provvisoria esecuzione al decreto ingiuntivo della banca opposto dal correntista. Per avere un’interpretazione effettiva e completa occorrerà invece attendere la sentenza definitiva. Quindi, ancora non è dato abbandonare le speranze.

Segnaliamo infine un altro precedente, a favore del correntista. Il Tribunale di Verbania [3] ha ritenuto che il divieto di anatocismo è già operativo, e questo, in realtà, risalirebbe già al 30 giugno 2000, data di entrata in vigore della delibera Cicr [4] con cui si era inteso legittimarlo purché fosse applicata una pari periodicità di capitalizzazione per gli interessi attivi e passivi.

Secondo il Tribunale il vecchio anatocismo – con qualsiasi cadenza temporale – è vietato sia prima sia dopo il 30 giugno 2000.

Con la legge di Stabilità 2014 è stato modificato il Testo univo bancario [5] che prevede oggi il divieto assoluto di anatocismo; allo stesso tempo però la nuova legge delega il Cicr di stabilire modalità e criteri per la produzione di interessi nelle operazioni bancarie. Con due ordinanze del 25 marzo e del 3 aprile scorso il Tribunale di Milano ha ritenuto che questo divieto si applichi già dal 1° gennaio 2014 (data di entrata in vigore della nuova norma) indipendentemente dalla mancata emanazione della delibera Cicr.

note

[1] Trib. Milano, ord. del 25.03.2015 e 3.04.2015.

[2] Trib. Cosenza, ord. del 27.05.2015.

[3] Trib. Verbania, sent. n. 222 dell’8.04.2015.

[4] Cicr, delibera del 9.02.2000.

[5] Art. 120 T.U.B.

Autore immagine: 123rf com


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