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Morte di un contitolare del conto a firma disgiunta

14 giugno 2015


Morte di un contitolare del conto a firma disgiunta

> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 giugno 2015



Che succede a un conto corrente cointestato con firme disgiunte se uno dei titolari decede: diritti degli eredi per prelevare la somma dalla banca.

Quando il conto corrente è cointestato, diventa sempre difficile gestire lo sblocco delle somme alla morte di uno dei contitolari. La banca, infatti, è solita chiedere documentazioni che possono apparire inutili e, a volte, pretestuose. Il metodo migliore, tuttavia, per sbloccare il conto in favore degli eredi è che questi ultimi chiedano una semplice variazione di intestazione a loro favore. Vediamo meglio di cosa si tratta.

Nel caso di cointestazione del conto corrente “a firma disgiunta”, la morte di uno dei contitolari non porta allo scioglimento del rapporto. Con la conseguenza che tanto il cointestatario rimasto superstite, quanto gli eredi del cointestatario invece defunto, sono liberi di utilizzare separatamente il conto. Infatti, in questi casi, accade quello che il codice civile chiama “successione nel contratto”. Pertanto, se è prevista la facoltà di firme disgiunte, il cointestatario superstite può continuare ad utilizzare il conto, così come gli eredi del cointestatario deceduto acquistano il medesimo diritto all’uso del conto. Tuttavia tale diritto deve necessariamente essere esercitato congiuntamente dagli eredi. È quanto chiarito dalla Cassazione [1] e che, ad oggi, non ha trovato smentita neanche nelle pronunce dell’ABF [2].

La verità è che le banche spesso adottano prassi e usi difformi l’una dall’altra e questo, oltre a disorientare i correntisti, può provocare problemi di carattere pratico apparentemente difficili da risolvere. Sicché, spesso, si chiede sempre l’intervento di un avvocato che invii una diffida.

Talvolta l’istituto di credito blocca il conto corrente e spesso, da ciò, si fa conseguire quasi “automaticamente” la sua estinzione. Ma non si tratta di una soluzione corretta, e questo perché l’estinzione del conto non può mai essere automatico, ma deriva solo dalla volontà delle parti (che, in questo caso, sono i coeredi e il cointestatario). Invece, come ha precisato la giurisprudenza [3], alla morte di un cointestatario, il rapporto continua in capo al cointestatario superstite e agli eredi del cointestatario defunto (congiuntamente fra di loro).

Il che, tradotto in parole povere, significa che, espletate le pratiche di successione (l’eventuale pubblicazione del testamento, la dichiarazione di successione, ecc.), l’operatività del conto deve proseguire, salvo una regolarizzazione nella titolarità dello stesso: in pratica, bisogna provvedere a una nuova intestazione del rapporto bancario in favore degli eredi nuovi titolari. Sul punto, però, non tutte le banche sono disposte a collaborare ed erigono un muro invalicabile, insensibili finanche alle pronunce del loro stesso Arbitro (ABF, Arbitro Bancario Finanziario) che le ha più volte condannate.

In base alle specifiche circostanze, qualora vi sia il diniego da parte della banca, si potrà proporre reclamo scritto alla stessa e, in caso di esito negativo o di mancata risposta, si potrà ricorrere all’Abf, che costituisce una strada per risolvere la controversia in maniera rapida ed economica.

note

[1] Cass. sent. n. 15231 del 29.10.2002.

[2] Abf Collegio di Milano, decisione n. 1525/2014.

[3] Abf Collegio di Milano, decisione n. 7752/2014.

Autore immagine: 123rf com

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