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Mediazione: le regole della giurisprudenza

14 giugno 2015


Mediazione: le regole della giurisprudenza

> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 giugno 2015



La condizione di procedibilità di mediazione nelle interpretazioni dei tribunali: il rispetto dei termini, la nomina di un perito, l’obbligo di partecipazione personale, la verbalizzazione delle assenze.

I giudici, forti del convincimento che una buona mediazione possa risolvere il problema di intasamento delle aule di giustizia, stanno fissando regole assai ferree, decadenze e sanzioni di tutti i tipi per far capire agli avvocati – ma, ancor più, ai loro clienti – che con la mediazione non si scherza e, anzi, è un adempimento da prendere in considerazione con la massima serietà.

Solo l’altro giorno avevamo commentato la sentenza del Tribunale di Firenze secondo cui, nel caso di mediazione delegata, il mancato rispetto del termine dato dal giudice alle parti per chiedere l’intervento dell’organismo di mediazione, ai fini del tentativo di conciliazione, rende improcedibile il prosieguo del procedimento. Questo perché si tratterebbe di un termine perentorio. Risultato: se scade senza che sia stato chiesto l’intervento del mediatore, il procedimento è viziato (senza che possa essere sanato) e il giudice non potrà emettere più la sentenza sul merito.

Su più fronti, ormai, si segnalano sentenze che ritengono improcedibile la causa se, alla mediazione, non partecipano gli avvocati insieme ai propri clienti. Questi ultimi, insomma, non possono limitarsi a delegare i primi, così come avviene invece con le udienze in tribunale. Perché la mediazione sia effettiva, cliente e difensore devono essere entrambi presenti. Pena, l’impossibilità poi di adire il tribunale.

È stata poi emessa un’ordinanza, da parte del Tribunale di Pavia [1] che contiene una sorta di decalogo comportamentale per il mediatore e per le parti, da assumere nel corso della mediazione. Anche qui, intanto, si legge che la mediazione non può considerarsi esperita con il semplice incontro preliminare tra i soli legali delle parti.

Pure il Tribunale di Vasto è sulla stessa linea: la partecipazione personale della parte in mediazione non può essere delegata all’avvocato. Ma il Tribunale di Pavia va oltre e si rivolge al mediatore al quale attribuisce due obblighi.

Innanzitutto il mediatore deve verbalizzare le eventuali assenze ingiustificate e quale, tra le parti presenti, dichiari di non voler proseguire la mediazione oltre l’incontro preliminare.

Egli deve inoltre valutare, già in sede di mediazione e per economicità processuale l’opportunità di svolgere una consulenza tecnica. Resta, in ogni caso, che il valore di perizia è quello, piuttosto, di una semplice consulenza: in assenza, infatti, di un congiunto e preventivo accordo tra le parti sul punto, il perito non potrebbe dirimere la controversia (anche a livello contrattuale) e la sua attività è solo quella di un ausiliare del mediatore. Insomma, all’attività svolta in mediazione non si può attribuire un valore paragonabile a quella della CTU.

note

[1] Trib. Pavia ord. del 18.05.2015.

Autore immagine: 123rf com

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