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Assegno di mantenimento per i figli: come si calcola?

14 giugno 2015 | Autore:


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Contributo al mantenimento della prole: guida sui criteri per determinare la misura dell’importo dovuto dall’ex coniuge dopo la separazione o il divorzio.

Quando una coppia di genitori si separa, che sia sposata o meno, uno dei problemi più spinosi – insieme a quello relativo alle modalità di affidamento dei figli – è spesso rappresentato dalla quantificazione dell’assegno dovuto per il loro mantenimento da parte del genitore che lascerà la casa familiare.

C’è un modo per stabilire come esso vada calcolato?

Calcolo dell’assegno per i figli: cosa prevede la legge

Per dare risposta a questa domanda occorre partire dalla lettura della norma [1] che, in tema di provvedimenti economici relativi ai figli in caso di separazione tra i genitori, prevede che ciascuno dei genitori (salvo diversi accordi tra di loro) è tenuto a provvedere al mantenimento dei figli in misura proporzionale al proprio reddito. Il giudice stabilisce, quando necessario, la corresponsione di un assegno periodico che va determinato considerando:

– le esigenze attuali del figlio;

– il tenore di vita goduto dal figlio durante la convivenza con entrambi i genitori;

– i tempi di permanenza presso ciascun genitore;

– le risorse economiche di entrambi i genitori;

– la valenza economica dei compiti domestici e di cura assunti da ciascun genitore.

Il dovere di mantenimento gravante su entrambi i genitori e che – è bene ricordarlo – è indipendentemente dalla separazione, impone di far fronte a molteplici esigenze dei figli, che non sono soltanto l’obbligo alimentare, ma vanno estese anche all’aspetto abitativo, scolastico, sportivo, sanitario, sociale, all’assistenza morale e materiale, alla opportuna predisposizione, fin quando l’età dei figli lo richieda, di una organizzazione domestica stabile, in grado di rispondere alle loro specifiche necessità di cura e di educazione [2].

Assegno per i figli: l’accertamento dei redditi effettivi

Nell’ambito di un procedimento in tribunale dove manchi l’accordo sull’entità dell’assegno (e quindi sia stata intrapresa una causa vera e propria tra i genitori) sin da subito il giudice è tenuto ad una prima valutazione, se pur sommaria, degli elementi offerti dalle parti, con lo scopo di stabilire, in primo luogo, il pregresso tenore di vita della coppia e le loro attuali condizioni patrimoniali e di reddito. Non può, infatti, certamente attendersi l’esito della causa per stabilire quanto un genitore debba versare all’altro affinché provveda ai bisogni dei figli. Quanto deciso, tuttavia, in questa prima fase non ha nulla di definitivo, ben potendo essere modificato in relazione alle prove emerse in seguito.

Si tratta di una valutazione che, spesso, pone la necessità che il giudice non si fermi solo alle dichiarazioni dei redditi presentate; ciò può accadere, nello specifico, quando esse contrastino con l’effettivo stile di vita delle parti per come dimostrato dalla parte interessata a ricevere l’assegno (si pensi al possesso in capo al coniuge di auto di lusso, viaggi costosi, ecc.). Sicché, quando le informazioni di tipo economico fornite dai genitori non sono sufficientemente documentate, il giudice può disporre un accertamento della polizia tributaria sui redditi e sui beni oggetto in contestazione, anche se intestati a persone diverse (per un approfondimento leggi: Come fare per: provare i guadagni in nero dell’ex).

A riguardo, le recenti novità legislative [3] hanno attribuito al giudice – nell’ambito di tutti i procedimenti di famiglia – la piena facoltà di ricavare informazioni sul patrimonio, il reddito e il tenore di vita dei coniugi e provvedere alla ricerca di beni con modalità telematiche, anche accedendo alle banche dati dell’Agenzia delle Entrate o inviando alla stessa richieste in tal senso.

Il magistrato, infatti, deve effettuare una ripartizione del reddito familiare al fine di ripristinare le condizioni economiche precedenti alla separazione, sulla base di un principio di «proporzionalità» con l’obiettivo di assicurare ai figli un tenore di vita il più possibile vicino a quello goduto quando la famiglia era unita.

Assegno per i figli: criteri generali di riferimento

Non esistono dunque dei criteri di calcolo dell’assegno espressamente indicati dalla legge, ma i giudici di solito applicano dei criteri di massima, tenendo conto di quanto previsto dalla legge e dagli orientamenti giurisprudenziali prevalenti; allo scopo, essi tengono conto sia redditi percepiti da ciascuno dei due coniugi (incluse eventuali rendite finanziare), sia del valore locativo mensile di eventuali proprietà immobiliari, ivi compresa l’incidenza dell’assegnazione della casa coniugale e il numero dei figli a carico e conviventi.

Naturalmente tali criteri sono orientativi in quanto ogni magistrato ha un ampio margine di discrezionalità nel determinare la misura del mantenimento, il cui risultato va personalizzato e adattato alle specificità del caso concreto (come il fatto che, l’assegno sia destinato, oltre che al mantenimento dei figli, anche a quello del coniuge).

È possibile, ad esempio, che il giudice stabilisca un assegno di misura differenziata per ciascun figlio in ragione dell’età e delle specifiche esigenze (di solito secondo un criterio di proporzione inversa all’età).

Assegno di mantenimento per i figli: i modelli di calcolo

Partendo, comunque, dai criteri indicati dalla legge [1] e dalla giurisprudenza maggioritaria, alcuni Tribunali hanno elaborato dei loro parametri di calcolo: ad esempio il Tribunale di Firenze, insieme alla Facoltà di Economia, ha elaborato un Modello per calcolare l’assegno di mantenimento (MoCAM), il Tribunale di Palermo, allo stesso scopo, ha elaborato un software pubblico (scaricabile dal sito www.giustiziasicilia.it) e il Tribunale di Monza, ha predisposto nel 2008 delle Tabelle (acquisite quale strumento di riferimento in numerosi fori) che riassumono le ipotesi più ricorrenti e le possibili risposte alle richieste di mantenimento formulate da parte di uno dei coniugi (sia per sé che per i figli).

Tali tabelle, in particolare, conducono ad un criterio di liquidazione «di massima» di un assegno pari ad un quarto del presunto reddito dell’obbligato (in ipotesi di assegnazione della casa coniugale al coniuge richiedente) ovvero pari ad un terzo (nella più rara ipotesi di non assegnazione) che, però, potrà essere rispettato, solo dopo un opportunamente soppesato la complessiva situazione patrimoniale evidenziata in giudizio (si pensi al caso in cui gravi ancora un mutuo sulla casa coniugale).

Ad esempio, se al genitore collocatario della prole e assegnatario della casa coniugale non venga riconosciuto alcun assegno di mantenimento, la liquidazione del contributo al mantenimento dei figli potrà prevedere, in una situazione di reddito medio (operaio/impiegato: € 1.200,00 / 1.600,00 mensili per 13 o 14 mensilità) e sempre che non vi siano particolari condizioni da valutare (si pensi a proprietà immobiliari, depositi o conti correnti di una certa entità), una quantificazione dell’assegno di questo tipo:

– in presenza di un solo figlio: circa il 25 per cento del reddito;

– in presenza di due figli: 40 per cento del reddito;

– in presenza di tre figli: assegno pari al 50 per cento del reddito.

Si tratta, in ogni caso, di esemplificazioni che, nelle dovute proporzioni, possono applicarsi anche a situazioni di redditi ben più alti. Infatti, per la quantificazione dell’assegno di mantenimento dovuto ai figli, la capacità economica di ciascun genitore va determinata con riferimento al patrimonio complessivo di entrambi, costituito, oltre che dai redditi di lavoro, da ogni altra forma di reddito o utilità (come ad esempio il valore dei beni mobili o immobili posseduti, le quote di partecipazione societaria, altri proventi di qualsiasi natura) [4].

Mantenimento dei figli: le spese straordinarie

Non va poi dimenticato che, oltre all’assegno periodico, normalmente, viene posto a carico del coniuge non collocatario (o non affidatario) dei figli anche l’obbligo di contribuire nella misura del 50% al pagamento delle spese straordinarie che non possono essere previste forfettariamente nell’importo generale dell’assegno di mantenimento (ne abbiamo parlato in: Mantenimento figli: spese straordinarie mai a forfait). Tali spese, infatti, sono comunemente intese come gli esborsi legati a necessità degli figli occasionali o imprevedibili, non quantificabili in via preventiva, o perché legate a fatti sopravvenuti e non preventivabili, o perché estranee alle consuetudini di vita della prole, anche considerando livello sociale del nucleo familiare (per un approfondimento leggi: Obbligo al mantenimento dei figli dopo la separazione: ripartizione di spese ordinarie e straordinarie).

Ciò non esclude che il Tribunale possa anche decidere di ripartire tali spese in diversa percentuale (ad es. 30 e 70%), quando risulti una sproporzione evidente tra i redditi dei genitori (leggi:“Spese straordinarie per i figli: non sempre sono dovute a metà).

Mantenimento dei figli: i possibili accordi dei genitori

Se questi sono gli orientamenti generali, non va dimenticato che la legge [1] prevede comunque la possibilità che il giudice tenga conto di «diversi accordi liberamente raggiunti dalle parti», ed in questo senso si aprono per i genitori molte strade.

Una di queste è rappresentata, solo per fare un esempio, dal fatto che l’obbligo di mantenimento dei figli può essere adempiuto anche attraverso un accordo che preveda, in sostituzione o in concorso con un assegno periodico, l’attribuzione ai figli della proprietà di beni mobili o immobili [5] (ne abbiamo parlato in questo articolo: Mantenimento dei figli: può sostituirsi con la proprietà di beni). Soluzione questa, più facilmente ipotizzabile nel caso in cui l’altro genitore abbia una adeguata autosufficienza economica.

In ogni caso, la situazione maggiormente auspicabile è che i genitori riescano a trovare una soluzione condivisa che permetta loro di evitare il giudizio. Un grosso aiuto in questo caso potrà essere quello di intraprendere il procedimento di separazione affidandosi pratica collaborativa (meglio descritta in questo articolo: Diritto Collaborativo: una terza via per separazione e divorzio. Gli accordi in mano alla coppia).

La separazione, se la coppia è coniugata, potrà di seguito essere raggiunta, sulla base degli accordi così sottoscritti, col metodo consensuale ordinario [6] o tramite il nuovo strumento della negoziazione assistita da avvocati (evitando, in tal caso, di rivolgersi al giudice) [7]; se invece si tratta di coppia di fatto, la regolamentazione relativa al mantenimento della prole dovrà necessariamente passare per il Tribunale, se pure con le modalità (più brevi) del procedimento consensuale [8].

La legge detta dei criteri generali ai quali – in caso di contrasto tra le parti – deve attenersi il giudice per calcolare l’assegno per i figli (le attuali esigenze della prole, il tenore di vita goduto durante la convivenza con entrambi i genitori, i tempi di permanenza presso ciascun genitore, le risorse economiche di entrambi i genitori, la valenza economica dei compiti assunti da ciascun genitore).

A tali criteri si aggiungono i parametri tabellari (non vincolanti) adottati da molti tribunali che, in sintesi, prevedono un contributo al mantenimento variabile in base al numero di figli tra il 25 e il 50 per cento del reddito del genitore obbligato. Naturalmente si tratta di criteri di massima, poiché il magistrato ha ampia discrezionalità in detta valutazione, dovendo tenere conto della documentazione esibita, delle istanze di ciascun genitore e delle risultanze emerse dall’attività istruttoria.

note

[1] Art. 337 ter cod. civ.

[2] Cfr. Cass. sent.. 3974/2002.

[3] DL n. 132/14, conv. con L. n. 162/14.

[4] Cfr. Cass. sent. n. 6872/99.

[5] Cfr. Cass. sent. n. 3747/06.

[6] Art. 158 cod.civ e art. 711 cod.. proc. civ.

[7] Art. 6 D.L. Art 6 d.l. n. 132/14 conv. con L. 162/14.

[8] Artt. 316 comma IV e 337-bis cod. civ.

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10 Commenti

  1. …..e nel caso sia il collocatario ad avere un reddito maggiore + un patrimonio complessivo maggiore e il figlio passi il tempo al 50% con pernotto anche con l’altro (stabilito dal tribunale)? in questo caso che senso ha l’assegno di mantenimento dei figli?

  2. tutte belle parole peccato che non corrisponda nulla al mio caso, in cui con un reddito mensile di 400 euro, il Tribunale di Benevento mi sottrae 2/3 degli accrediti che le agenzie per cui lavoro, mi versano mensilmente, e che l’avvocato della mia ex moglie incassa tranquillamente indisturbato, nonostante che la mia ex lavora otto ore al giorno per sette giorni alla settimana dichiarando di percepire 300 euro mensili. E che entrambi i mie figli vengono sostenuti economicamente dai miei genitori in materia di spese scolastiche, alimenti e spese di locazione, essendo studenti universitari. Ma la cosa più grave che la mia ex nonostante la decisione del Giudice per la separazione le ha predisposto il 50% delle spese extra scolastiche etc., lei ancora dopo 3 anni non ha versato nemmeno un centesimo. Questa è solo una legge fallocca, indirizzata solo ed esclusivamente a favore delle donne.

  3. Ma nel caso Che mai moglie possegga già 1 casa e mezzo site in altra regione che gli danno reddito di affitto e in più mio figlio prenda una pensione di invalidità di 300 euro mensili sempre gestite dalla madre. Io Padre guadagnò 900 euro mensili, quale sarebbe il calcolo x il mantenimento del figlio? Premesso che mai moglie non lavora dal 2012 licenziata x giusta causa, e da lì in avanti ho sempre lavorato solo io. Il calcolo del mantenimento moglie e figlio non può superare il mio reddito mensile?

  4. tutte leggi da fuori di testa. va bene mantenere i figli ma le mogli andassero a lavorare, anzi lo fanno in nero e dicono che non hanno reddito, poi escono tutte le sere, hanno una macchina, e viaggiano. ma ma ma………gli uomini sotto i ponti con queste leggi

  5. Sono separato dal 2006 da convivenza di fatto ed ho una figlia nata nel 2002 che ora ha quasi 15 anni.
    nel 2011 ci fu una rivisitazione dell’assegno di mantenimento e ci accordammo per 400,00 euro al mese aumentabili da ISTAT + 50% spese straordinarie, ad oggi l’aumento ISTAT ha portato l’assegno a 430,00 euro al mese.

    la ragazza è a 1,5 ore di macchina dalla mia residenza sicchè spendo circa 100,00 euro al mese di gasolio e autostrada per vederla a we alterni facendo 8 volte al mese avanti e dietro (otre che 2 settimane durante i periodi di vacanze). Spendo anche direttamente per lei somme non trascurabili per regali, vacanze e sopperire direttamente a sue esigenze. solo per le vacanze di agosto scorso ho speso per lei 800 euro + 1300 euro di vacanza studio all’estero divise al 50% con la madre (quindi importo totale 2600 euro circa). pago tutte le spese straordinarie al 50% che sono in continuo aumento (palestra, corsi inglese, ecc).

    la madre fa l’avvocato ma non dice quanto guadagna (in tribunale dichiarò di non guadagnare nulla), so solo che lavora molto e viaggia anche per lavoro. Ci siamo entrambi sposati con gli attuali rispettivi conuigi da ormai diversi anni, con la differenza che mia moglie ha un reddito molto basso e sono costretto a sopperire alla quasi totalità delle spese del mio nuovo nucleo familiare (bollette, condominio) mentre il marito della mia ex è un dirigente e guadagna sicuramente più di me. io guadagno circa 2000,00 euro al mese ma lavoro a 700 km da casa spendendo circa 700,00 euro solo per l’affitto di una stanza, bollette e i voli per tornare a casa due volte al mese. Io sono solo proprietario di un BOX auto e vivo (quando torno a casa dal lavoro) nella casa di mia moglie. La mia ex vive in appartamento di proprietà che le è stato donato da parenti. Premesso tutto questo. la madre ha avviato con il suo avvocato una trattativa per richiesta di aumento assegno le ns figlia. la domanda è: quanto sarebbe lecito chiedere da parte sua e se andiamo in causa, quanto potrebbe condannarmi a pagare un Giudice? praticamente nele mie condizioni non potrei aggiungere neanche 50 euro a meno di non tagliarmi i viveri o rinunciare alle visite di mia figlia o alle vacanze insieme. Se qualcuno nelle mie simili condizioni può dirmi la sua esperienza, sarei grato. Non ho fiducia nella giustizia italiana e temo di incappare in giudici strafalcioni che surdimensionano un assegno a mio avviso già alto, andando giù con l’accetta.

    1. Il guaio è che i Giudici come i Politici guadagnano tanto, troppo e in modo sproporzionato. Tale per cui non hanno la misura di ciò che deve affrontare nella vita un normale cittadino. Se guadagnassero Euro 2000,00 forse avrebbero, avvertirebbero e/o sarebbero maggior lungimiranza nelle Loro abominevoli decisioni.

  6. Salve
    sono separato dal 2003 con accordi per un mantenimento di 400 euro (200 per la madre +200 per la figlia). Si sta in affitto. Personalmente fino al momento non ho mai corrisposto meno di 700 euro al mese per dare a mia figlia tutto quello che gli serve più i vari gadget “dovuti” dal progresso per non farla sentire inferiore agli altri, arrivando anche a 900/1000. Essendo ora in pensione è tutto cambiato perchè sono passato dai quasi 2000 euro a 1.500 euro al mese. Sto cercando come un disperato di far tornare i conti (niente bar, niente uscite con gli amici, niente vita sociale, niente di niente) , ma non ci riesco e tra poco dovrò necessariamente pensare alla mia sopravvivenza. Lei guadagna circa 1.000 euro al mese e mia figlia ha 17 anni. La mia intenzione è di dargli il pattuito in consensuale (400 euro) più 100 euro al mese di mio per le spese scolastiche e sanitarie (che abbiamo pattuito invece al 50%), per restare con 1.000 con i quali cercare di provvedere a tutti i mie fabbisogni. In caso di dissensi, quanto ancora potrebbero costringermi a dare tenuto conto che non posseggo niente (apparte una normale auto)?

  7. Volevo sapere io ho uno stipendio di 700 euro al mese quanto dovrei dare di mantenimento x i 3 figli calcolando che ho un affitto a mezzi invece la mia ex lavora e prende 1100+400 di assegni familiari grazie a chi mi risponde

  8. Buongiorno sono separata da tre anni con una minore a carico e abitiamo nella casa del mio ex ….. punto primo la casa è stata acquistata mentre eravamo conviventi in mia insaputa , intestata ovviamente solo a lui , preciso tra convivenza e matrimonio 20 anni, adesso io mi domando perché io non posso avere la metà dell’immobile, è vero che è stata acquistata prima del matrimonio ma è anche vero che eravamo conviventi, tra l’altro ha fatto ripeto ha comprato casa senza dirmi niente è intestato solo a lui , io comunque ho partecipato alle spese della famiglia, allora io mi domando perché non ho diritto???

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