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Lo sai che? Punti patente: quando comunicare i dati del conducente?

Lo sai che? Pubblicato il 14 giugno 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 14 giugno 2015

Nel caso di violazione delle norme del Codice della Strada senza contestazione immediata cosa accade al proprietario che ometta di comunicare alla polizia i dati del conducente?

Da quando è stato introdotto dalla legge [1] anche in Italia il sistema della cosiddetta patente a punti, ci si è subito chiesti cosa debba accadere nei moltissimi casi in cui la contestazione della violazione non sia immediata. Infatti, nella stragrande maggioranza dei casi (si pensi agli accertamenti delle violazioni ai limiti di velocità accertate con apparecchi come Autovelox o Tutor) la violazione delle norme non viene contestata subìto dall’organo accertatore, ma in un momento successivo con l’invio per posta del verbale di accertamento al proprietario dell’autoveicolo contravvenzionato.

Nelle tante ipotesi, allora, di recapito postale del verbale di accertamento tocca al proprietario che lo riceva di provvedere, entro sessanta giorni dalla ricezione del verbale, a comunicare al Comando dell’organo accertatore e con raccomandata con avviso di ricevimento, le generalità e i dati identificativi della patente di colui il quale si trovava alla guida al momento dell’infrazione.

La decurtazione dei punti della patente avverrà perciò solo nei confronti del soggetto che sarà indicato in questa comunicazione.

Se, invece, il proprietario al quale è spedito per posta il verbale di accertamento non dovesse comunicare i dati del conducente o li dovesse comunicare con ritardo (oltre il sessantesimo giorno dalla ricezione del verbale), i punti della patente non saranno decurtati a nessuno, ma al proprietario toccherà pagare un’altra sanzione amministrativa pecuniaria per non aver appunto comunicato i dati della patente o per averli comunicati con ritardo.

In questo quadro abbastanza chiaro, si sono aggiunti nel corso del tempo ulteriori problemi tecnici e giuridici sui quali la giurisprudenza [2] si è dovuta pronunciare proprio per dipanare la matassa.

In particolare, ci si è chiesti: il proprietario deve comunque comunicare i dati del conducente entro sessanta giorni dalla ricezione del verbale anche se contro tale verbale ha proposto ricorso al Giudice di Pace o al Prefetto?

La chiara risposta data dalla Cassazione è che la comunicazione dei dati del conducente (generalità e identificativi della patente) deve essere inviata all’organo accertatore entro sessanta giorni dalla ricezione del verbale anche se contro il verbale stesso è stato proposto ricorso.

E la Cassazione ha pure precisato che la sanzione amministrativa per l’omessa (o ritardata) comunicazione dei dati del conducente permane e deve, quindi, essere pagata anche nel caso in cui venga annullato dal Giudice di Pace o dal Prefetto il verbale di accertamento con riferimento al quale i dati devono essere comunicati.

Alla luce di questo chiaro orientamento, dunque, il consiglio ai proprietari che ricevano verbali di accertamento per posta è di comunicare i dati del conducente entro il termine di sessanta giorni dalla ricezione del verbale anche se dovessero proporre ricorso contro il verbale medesimo.

In alternativa, se il proprietario dell’auto dovesse ritenere più utile conservare i punti della patente non comunicando i dati del conducente (se, infatti, la comunicazione dei dati del conducente non viene fatta i punti della patente non vengono decurtati ad alcuno) dovrà però subire un’altra sanzione amministrativa per l’omissione della comunicazione dei dati.

Insomma, l’alternativa che si pone è fra la decurtazione dei punti della patente applicata al soggetto i cui dati sono comunicati o un’ulteriore sanzione amministrativa (di non meno di euro duecentocinquanta) applicata al proprietario che non comunichi i dati.

note

[1] Art. 126 bis, cod. strada.

[2] Cass., sent. n. 22.881 del 10.11.2010.

Autore immagine: 123rf com


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    E
    UFFICIO TERRITORIALE del GOVERNO di ROMA , in persona del prefetto pro-tempore, dom.to ope legis nella Sede della Prefettura in Roma; RESISTENTE-CONTUMACE
    CONCLUSIONI
    Per il ricorrente: annullare il processo verbale n.126/2332639 de 3/3/15, notificato il 16/3/15, per la violazione dell’art. 126 bis c.2 del D.Lgv.30/4/92 n. 285 (non ottemperava all’invito di fornire le informazioni richieste con il verbale contravvenzionale n.VRG/132169 dell’1/11/14 notificato il 12/1/14, in quanto è ancora pendente il ricorso avverso il p.v. principale presentato dinanzi il Giudice di Pace di Salerno – R.G.N. 94 del 7/1/15 – prossima udienza 20/7/15; vittoria di spese e competenze professionali.
    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
    TONTO Roberto, con atto depositato il 27/3/15, proponeva opposizione avverso il processo verbale n.126/2332639 del 3/3/15, notificato il 16/3/15, dal Dipartimento della Polizia Stradale di Roma, per la violazione dell’art. 126 bis c.2 del D.Lgv.30/4/92 n. 285 (non ottemperava all’invito di fornire le informazioni richieste con il verbale contravvenzionale n.VRG/132169 dell’1/11/14 notificato il 12/1/14.
    Deduceva il ricorrente:
    – che, avverso il p.v. n.VRG/132169 dell’1/11/14 notificato il 12/1/14, aveva ritualmente proposto ricorso al Giudice di Pace di Salerno e il procedimento incardinato con R.G.N. 94 del 7/1/15 è ancora pendente – prossima udienza 20/7/15;
    – che, l’applicazione della sanzione pecuniaria di cui al secondo comma dell’art. 126 bis del CdS in pendenza di opposizione avverso il processo verbale elevato in violazione delle norme di comportamento del CdS doveva ritenersi illegittimo.
    Veniva fissata, con decreto notificato alle parti, l’udienza di comparizione delle stesse alla quale rimaneva contumace la P.A.
    All’esito dell’udienza dell’8 giugno 2015, il Giudicante decideva la causa dando lettura del dispositivo ai sensi degli artt. 6 e 7 del D.L.vo 150/11 e della sentenza della Corte Costituzionale n.534/90.
    MOTIVI DELLA DECISIONE
    Preliminarmente va dichiarata la competenza territoriale del Giudice adito.
    In merito si è espresso il Ministero dell’Interno, con circolare PROT. N. M/2413/28, in risposta a segnalazioni da parte di alcune Prefetture, circa le incertezze e le difficoltà in ordine alla individuazione del Prefetto e/o del Giudice di Pace territorialmente competenti a decidere i ricorsi proposti avverso i sommari processi verbali di contestazione delle violazioni dell’art. 180, comma 8, CdS, violazione richiamata espressamente dall’art. 126 bis, comma 2 dello stesso Codice, ritenendo che:
    – “al fine di fondere la competenza del Prefetto e/o Giudice di Pace cui proporre ricorso avverso la condotta omissiva tenuta successivamente alla violazione contestata, il luogo della commissione di quest’ultima non possa assumere alcun rilievo e che debba, piuttosto, farsi riferimento al luogo di residenza dell’interessato”.
    Il Direttore Centrale del Ministero dell’Interno è giunto a questa conclusione, individuando, innanzi tutto, il luogo in cui è posta in essere la condotta illecita specificatamente contemplata dall’art. 180, comma 8, CdS. In effetti, la mancata comunicazione delle generalità del trasgressore, di cui al combinato disposto dell’art. 126 bis, comma 2 e dell’art. 180, comma 8, CdS, concretizza, senza dubbio alcuno, una condotta illecita di natura omissiva, che può essere realizzata, come tale, oltre che nella stessa località in cui è stata commessa la violazione originaria, anche in luogo diverso dalla prima. Infatti, qualora l’autore della predetta condotta risulti avere la propria residenza in una località diversa da quella in cui si trovava quando ha commesso la violazione originaria, è in tale località che dovrà essergli notificata la richiesta di informazioni e che, decorsi vanamente i 60 giorni dall’avvenuta notifica, si perfezionerà l’illecito.
    Nel merito, il ricorso è fondato e va accolto.
    L’applicazione della sanzione pecuniaria di cui al secondo comma dell’art. 126 bis del CdS in pendenza di opposizione avverso il processo verbale elevato in violazione delle norme di comportamento del CdS, va dichiarata illegittima.
    La Corte Costituzionale con la nota sentenza n. 27 del 24/01/05, al punto 9.1.2., ha così precisato:
    – “Quanto alla paventata necessità per il proprietario del veicolo di autodenunciarsi, il dubbio di costituzionalità sollevato dai rimettenti appare fondarsi su di una inesatta esegesi del dato normativo. Si consideri, difatti, che la disposizione impugnata espressamente stabilisce che la comunicazione all’anagrafe nazionale degli abilitati alla guida dell’avvenuta perdita del punteggio dalla patente (e cioè l’adempimento che ha come presupposto, nel caso di mancata identificazione del conducente responsabile della violazione, proprio l’avvenuta inutile richiesta al proprietario del veicolo di fornire i dati personali e della patente del predetto conducente) deve avvenire «entro trenta giorni (N.D.R. oggi divenuti sessanta a seguito del DL 21.09.2005 n. 184) dalla definizione della contestazione effettuata», definizione che presuppone, a sua volta, che «siano conclusi i procedimenti dei ricorsi amministrativi o giurisdizionali ammessi», ovvero – ed è proprio siffatta previsione ad essere dirimente rispetto alla censura in esame – che «siano decorsi i termini per la proposizione dei medesimi». In nessun caso, quindi, il proprietario è tenuto a rivelare i dati personali e della patente del conducente prima della definizione dei procedimenti giurisdizionali o amministrativi per l’annullamento del verbale di contestazione dell’infrazione”.
    La Corte ha affermato, in effetti, che la richiesta di informazioni non può essere inoltrata, ovvero non diventa efficace nei confronti del proprietario, prima che venga definito il procedimento relativo alla sanzione principale.
    Quindi, il proprietario prima di rispondere potrà attendere la conclusione, con sentenza passata in giudicato, dell’eventuale giudizio sul verbale di accertamento, ovvero il decorso dei termini per proporre ricorso amministrativo o giurisdizionale.
    I 60 giorni per rispondere, quindi, non corrono nel periodo di tempo in cui pende il termine di 60 gg. per ricorrere, ovvero finché pende il relativo giudizio di opposizione al verbale dinanzi al Giudice di Pace o al Prefetto.
    Il proprietario non è tenuto neanche a comunicare all’Ufficio che ha notificato il verbale di contestazione di aver presentato ricorso avverso il processo verbale elevato in violazione delle norme di comportamento del CdS; a ciò provvede la Cancelleria dell’Ufficio del Giudice di Pace cui il ricorrente ha presentato il ricorso, notificando alla P.A. che ha emesso il p.v. il decreto di fissazione dell’udienza di comparizione con l’ordine di depositare, entro dieci giorni prima dell’udienza, presso la Cancelleria del Giudice:
    – copia del rapporto e degli altri atti relativi all’accertamento dell’infrazione contestata;
    – copia degli atti del procedimento amministrativo;
    – copie delle memorie difensive presentate, eventualmente, dal ricorrente all’amministrazione opposta e degli atti e dei provvedimenti eventualmente esperiti dall’amministrazione a seguito di esse.
    In caso di ricorso amministrativo presentato direttamente al Prefetto sarà quest’ultimo a richiedere, all’Amministrazione che ha contestato la violazione, tutta la documentazione inerente il processo verbale.
    Ciò corrisponde ad una corretta valutazione sistematica del complesso normativo che disciplina la materia:
    L’art. 126 bis dispone che: “L’organo da cui dipende l’agente che ha accertato la violazione che comporta la perdita di punteggio, ne dà notizia, entro trenta giorni dalla definizione della contestazione effettuata, all’anagrafe nazionale degli abilitati alla guida. La contestazione si intende definita quando sia avvenuto il pagamento della sanzione amministrativa pecuniaria o siano conclusi i procedimenti dei ricorsi amministrativi e giurisdizionali ammessi ovvero siano decorsi i termini per la proposizione dei medesimi”.
    Il provvedimento di decurtazione dei punti, pertanto, consegue alla comunicazione da parte dell’accertatore all’anagrafe, ma detta comunicazione non deve essere eseguita prima che l’accertamento sia divenuto definitivo, nel senso precisato dalla norma.
    Recita ancora l’art. 126 bis: “La comunicazione deve essere effettuata a carico del conducente quale responsabile della violazione; nel caso di mancata identificazione di questi, la segnalazione deve essere effettuata a carico del proprietario del veicolo, salvo che lo stesso non comunichi, entro trenta giorni (oggi divenuti sessanta a seguito del DL 21.09.2005 n. 184) dalla richiesta, all’organo di polizia che procede, i dati personali e della patente del conducente al momento della commessa violazione”.
    Nel caso di pendenza di ricorso, visto che la norma stessa dispone che la sanzione accessoria della decurtazione possa essere applicata soltanto dopo l’esaurirsi della procedura giudiziaria, si deve ritenere che l’organo accertatore debba inoltrare la richiesta di precisazione dei dati del conducente soltanto dopo che la contestazione sia divenuta definitiva, con il rigetto dell’opposizione (nell’ipotesi di accoglimento dell’opposizione, infatti, non vi sarebbe nessuna violazione e quindi non sussisterebbe alcuna necessità di accertamento del responsabile). Il proprietario opponente che si veda rigettare il ricorso, deve avere la possibilità di indicare i dati del conducente, effettivamente responsabile della violazione, anche nel momento in cui diviene definitiva la contestazione.
    La giurisprudenza in materia ha già precisato che l’avvenuta proposizione del ricorso dinanzi al Giudice di Pace avverso il verbale di contestazione (cfr. TAR Emilia-Romagna, Bologna, Sez. I, 19 novembre 2004 n. 3753) o anche la sola pendenza dei termini per l’esperimento dei rimedi giurisdizionali o amministrativi (cfr. TAR Liguria, Sez. II, 30 luglio 2004 n. 1126), privando la “contestazione” della necessaria definitività, costituiscono circostanze di per sé ostative al perfezionarsi della decurtazione del punteggio, e quindi anche all’eventuale revisione della patente (TAR Lombardia, sentenza 12.05.2006 n° 1188).
    In definitiva si può affermare che:
    1) l’applicazione della sanzione accessoria della decurtazione dei punti o della comminazione della sanzione amministrativa di cui al comma 2 dell’art. 126 bis è l’effetto della definitività dell’accertamento;
    2) detta definitività matura a seguito del decorso del termine utile per la comunicazione dei dati del conducente o dalla sentenza che rigetta il ricorso;
    3) prima della definitività, ogni provvedimento di decurtazione dei punti o della comminazione della sanzione amministrativa di cui al combinato disposto degli artt. 126 bis, comma 2, e 180, comma 8, del CdS manca del suo presupposto legale e non ha effetti giuridici;
    4) il proprietario ha l’obbligo di comunicazione dei dati, ma potrà adempiere a detto obbligo sia nel termine di sessanta giorni dall’avvenuta esecutività del p.v. principale, sia entro il termine di sessanta giorni dall’avvenuto passaggio in cosa giudicata della sentenza che ha rigettato il suo ricorso;
    5) non è legittima l’applicazione della sanzione pecuniaria di cui al secondo comma dell’art. 126 bis CdS fino a quando pende l’opposizione che, se accolta, annullerebbe il fatto illecito che forma il presupposto per l’applicazione di qualsiasi sanzione, principale o accessoria;
    6) il proprietario che comunichi i dati del conducente entro sessanta giorni dall’avvenuto passaggio in cosa giudicata della sentenza che ha rigettato il suo ricorso, ha diritto che si proceda alla decurtazione dei punti a carico del responsabile e non all’applicazione a proprio carico della sanzione pecuniaria prevista dall’art. 126 bis, comma 2, CdS.
    Ergo, in caso di assenza di impugnativa del p.v. principale, lo stesso diventa esecutivo trascorsi sessanta giorni dalla sua notifica; dal sessantunesimo giorno, quindi, decorrono ulteriori sessanta giorni per poter comunicare i dati personali e della patente del conducente al momento della commessa violazione; da questo momento può essere emesso il verbale di cui al comma 8 dell’art. 180 CdS che, dovrà essere notificato nei successivi 150 giorni, così come prescrive l’art. 201 CdS: “qualora la violazione non possa essere immediatamente contestata, il verbale, con gli estremi precisi e dettagliati della violazione (omissis) deve, entro 150 giorni dall’accertamento, essere notificato all’effettivo trasgressore (omissis)”.
    Il Ministero Interno, con circolare n. 300/A/3971/11/109/16 del 29 aprile 2011, avente ad oggetto: (Contestazione della violazione dell’articolo 126-bis del Codice della strada in pendenza di ricorso, giurisdizionale o amministrativo, avverso la violazione principale), ha stabilito che:
    – “la presentazione del gravame costituisce giustificato e documentato motivo dell’omissione dei dati richiesti e non consente di applicare le sanzioni del richiamato art. 126-bis del Codice della strada, poiché il destinatario dell’invito non può ritenersi obbligato a fornire i dati personali e della patente del conducente prima della definizione dei procedimenti giurisdizionali o amministrativi”;
    – “per poter applicare le sanzioni di cui all’art. 126-bis, comma 2, del Codice della strada, dopo l’esaurimento dei rimedi giurisdizionali o amministrativi con esito sfavorevole per il ricorrente, l’organo accertatore deve procedere a redigere un nuovo invito a carico dell’obbligato in solido, dalla cui data di notifica decorre il termine di 60 giorni per adempiere agli obblighi previsti dal citato articolo”.
    A detta circolare ha fatto seguito la circolare n.300/A/7157/11/109/16 del 5/9/11 con la quale il Ministero ha precisato che:
    – “Non può configurarsi un’omissione di collaborazione da parte del cittadino qualora questi comunichi all’organo di Polizia di aver proposto ricorso e che di per se ciò costituisca un giustificato e documentato motivo di omissione dell’indazione delle generalità del conducente”.
    Il ricorrente ha provato di aver presentato ricorso al Giudice di Pace di Salerno avverso il processo verbale n.VRG/132169 dell’1/11/14 (Confr. visura on-line Giudice di Pace di Salerno, in atti).
    Le spese del procedimento seguono la soccombenza e vanno liquidate, d’Ufficio, come in dispositivo, tenendo conto del valore della causa, del Regolamento di cui al D.M. 55/14, entrato in vigore il 2/4/14, dell’attività processuale svolta ed in particolare delle prescrizioni di cui agli artt. 1, 4 e 5.
    La sentenza è esecutiva ex lege.
    P.Q.M.
    Il Giudice di Pace di Napoli ex Pozzuoli, definitivamente pronunciando sul ricorso proposto da TONTO Roberto nei confronti dell’UFFICIO TERRITORIALE del GOVERNO di ROMA, in persona del prefetto pro-tempore, disattesa ogni altra istanza ed eccezione, così provvede:
    1) accoglie il ricorso e, per l’effetto, annulla il processo verbale e n.126/2332639 del 3/3/15, notificato il 16/3/15 dal Dipartimento della Polizia Stradale di Roma, per la violazione dell’art. 126 bis c.2 del D.Lgv.30/4/92 n. 285, nei confronti di TONTO Roberto;
    2) condanna l’UFFICIO TERRITORIALE del GOVERNO di ROMA, in persona del Prefetto pro-tempore, al pagamento delle spese processuali che liquida nella complessiva somma di € 143,00, di cui € 43,00 per spese ed € 100,00 per compensi professionali, oltre il 15% ex art. 2 D.M. n.55/14 – IVA e CPA se ed in quanto ricorrano i presupposti di legge per tale ripetibilità;
    3) sentenza esecutiva ex lege.
    Così decisa in Napoli l’8 giugno 2015 e depositata in originale il giorno 10 giugno 2015.
    IL GIUDICE DI PACE
    (Avv. Italo BRUNO)

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