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Musica e film senza contrassegno SIAE: non è reato fino al 2009

9 Aprile 2013 | Autore:
Musica e film senza contrassegno SIAE: non è reato fino al 2009

Nel caso di commercio di supporti senza il marchio SIAE da parte di privati, non vi è reato per tutte quelle vendite avvenute prima del 2009, anno in cui il nostro Stato, allineandosi con le leggi comunitarie, ha notificato, alla Commissione europea, la “regola tecnica”.

Diritto d’autore. Non è perseguibile il privato che, prima del 2009, ha messo in commercio supporti musicali senza marchio Siae. Solo a partire dal 2009, infatti, è entrato in vigore l’obbligo di apporre il contrassegno sui cd. È quanto sostenuto dalla Corte di Cassazione con una recente sentenza [1].

Un uomo era stato accusato di detenzione per la vendita di cd musicali, abusivamente duplicati, privi del contrassegno Siae e frutto di ricettazione. La Cassazione, però, ha ribaltato il verdetto, facendo cadere tutti i capi di imputazione.

La Corte di Giustizia europea, con la famosa sentenza “Schwibert” dell’8 novembre 2007, aveva ritenuto compatibile, con le norme comunitarie [2], la legge italiana che prevede l’obbligo dell’apposizione del contrassegno SIAE. Tuttavia, considerando tale misura come una “regola tecnica” che l’Italia avrebbe dovuto notificare alla Commissione Ue (fornendo le informazioni necessarie a verificare la compatibilità dell’obbligo con il principio di libera circolazione delle merci), ed essendo intervenuta tale notifica solo nel 2009, tutti gli atti di commercializzazione avvenuti prima di tale data devono essere considerati leciti.


note

[1] Cass. sent. n. 14416/2013.

[2] In particolare, con la direttiva n. 83/189/Cee.


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