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Coppie di fatto non sposate: diritti e doveri dei conviventi

2 Aprile 2019 | Autore:
Coppie di fatto non sposate: diritti e doveri dei conviventi

Convivenza di fatto e coppia di fatto: qual è la differenza? Chi convive ha molti degli stessi diritti e doveri delle coppie unite dal matrimonio: quali sono?

Possiamo tranquillamente dire che il 2016 ha segnato uno spartiacque tra due modi di intendere la famiglia di fatto, cioè quella che non ha contratto il vincolo coniugale: prima di tale data, infatti, i diritti di cui godevano i conviventi erano incerti e di natura esclusivamente giurisprudenziale, poiché la legge disciplinava solo l’unione che fosse stata consacrata dal matrimonio. Con la legge Cirinnà del 2016 possiamo ufficialmente dire che la famiglia non è fondata solo sul matrimonio, ma su una comunione di vita materiale e spirituale: ragion per cui anche i conviventi (cosiddette “coppie di fatto”) godono di gran parte dei diritti riconosciuti alle coppie sposate. Insomma, oggi i conviventi possono dire di aver raggiunto dei notevoli traguardi rispetto al passato. Ferma restando la possibilità di stipulare un contratto di convivenza, per quanto riguarda le coppie di fatto non sposate, quali sono i diritti e doveri dei conviventi?

Grazie alla legge Cirinnà del 2016, oggi esiste un provvedimento che indica, in modo esplicito ed inequivocabile, quali sono i diritti e gli obblighi di coloro che convivono pur non essendo sposati. Già da prima, però, esistevano alcuni interventi del Parlamento: pensa a quello con cui è stato estesa ai conviventi l’applicazione delle misure contro la violenza nelle relazioni familiari. Se hai dieci minuti di tempo, ti consiglio di proseguire nella lettura di questo articolo: vedremo quali sono i diritti e doveri dei conviventi nelle coppie di fatto non sposate alla luce della legge Cirinnà che ha formalmente istituito le unioni civili e le convivenze di fatto.

Convivenza di fatto: cos’è?

Con la legge Cirinnà [1] del 2016 in Italia è stata introdotta la disciplina per le coppie che, di fatto, vivono come se fossero unite in matrimonio: sono le convivenze di fatto. Secondo la legge, per conviventi di fatto  si intendono due persone maggiorenni unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca  assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da un’unione civile.

La convivenza di fatto tra persone dello stesso sesso o eterosessuali può essere attestata da un’autocertificazione, redatta in carta libera e presentata al comune di residenza, nella quale i conviventi dichiarano di convivere allo stesso indirizzo anagrafico. Il Comune, fatti gli opportuni accertamenti, rilascerà il certificato di residenza e stato di famiglia. Non vi è alcun obbligo per i conviventi di presentare la predetta autocertificazione, in quanto la convivenza può essere provata con ogni strumento, anche con dichiarazioni testimoniali.

In poche parole, la convivenza di fatto è rivolta a tutte quelle persone, indifferentemente omosessuali o eterosessuali, che hanno deciso di non contrarre matrimonio né di sancire il loro legame attraverso l’unione civile, ma che comunque sono meritevoli di una tutela rispetto a determinati aspetti della vita, primo fra tutti quello della malattia.

Diritti e doveri dei conviventi di fatto: quali sono?

La convivenza di fatto tra due persone, quando formalizzata nei modi di cui al precedente paragrafo, crea un nucleo familiare che, seppur diverso da quello matrimoniale, è meritevole di tutela. Nello specifico, dalla convivenza di fatto nascono i seguenti diritti e doveri:

  • stessi diritti che spettano al coniuge nei casi previsti dall’ordinamento penitenziario (in pratica, la possibilità di far visita al proprio partner in carcere);
  • il diritto reciproco di visita, di assistenza e di accesso alle informazioni personali, in caso di malattia o di ricovero del convivente di fatto;
  • la facoltà di designare il convivente quale proprio rappresentante in caso di malattia che comporta incapacità di intendere e di volere, per le decisioni in materia di salute, ovvero di morte, per quanto riguarda la donazione di organi, le modalità di trattamento del corpo e le celebrazioni funerarie;
  • Il convivente di fatto può essere nominato tutore, curatore o amministratore di sostegno, qualora il partner venga dichiarato interdetto, inabilitato o beneficiario dell’amministrazione di sostegno;
  • in caso di morte del proprietario dell’abitazione comune, il convivente superstite può continuare ad abitare nella stessa per due anni o per un periodo pari alla convivenza se superiore a due anni e comunque non oltre i cinque anni. Qualora il convivente superstite abbia figli minori o disabili, ha diritto di continuare ad abitare nella casa di comune residenza per un periodo non inferiore a tre anni;
  • nei casi di morte del conduttore o di suo recesso dal contratto di locazione della casa di comune residenza, il convivente ha la facoltà di succedergli nel contratto;
  • lo stesso diritto al risarcimento del danno spettante al coniuge superstite, in caso di decesso del convivente di fatto derivante da fatto illecito di un terzo;
  • il diritto del convivente di partecipare alla gestione e agli utili dell’impresa familiare del partner, nonché ai beni acquistati con questi ultimi e agli incrementi dell’azienda, in proporzione al lavoro prestato;
  • in caso di cessazione della convivenza di fatto, il diritto di ricevere gli alimenti dall’ex convivente, qualora versi in stato di bisogno e non sia in grado di provvedere al proprio mantenimento.

Convivenza di fatto e coppie di fatto: differenza

La legge Cirinnà, introducendo le convivenze di fatto e le unioni civili (queste ultima possono intercorrere solamente tra persone dello stesso sesso), ha in effetti previsto che due persone che stanno insieme, se vogliono essere riconosciute dallo Stato godendo dei diritti sopra visti, devono formalizzare la loro convivenza recandosi al Comune e adempiendo agli oneri che abbiamo visto nel primo paragrafo.

In Italia, però, ci sono moltissime coppie che, pur vivendo sotto lo stesso tetto da anni, ritengono di non ufficializzare la loro unione: in pratica, non vogliono diventare conviventi di fatto. Quale regime giuridico si applicherà a costoro?

Ebbene, coloro che convivono ma che non voglio registrare la propria unione in Comune continuano a rimanere una mera coppia di fatto, distinguendosi così dai conviventi di fatto per la minor tutela a loro accordata. Ed infatti, la coppia di fatto non è disciplinata da alcuna legge e, pertanto, dovrà accontentarsi della tutela che è stata loro riconosciuta negli anni dalla giurisprudenza. Vediamo quali sono i diritti e doveri dei conviventi nelle coppie di fatto non sposate.

QUALI DIRITTI NON HANNO LE COPPIE DI FATTO?

Fedeltà

Il più incisivo dei doveri che non spettano alle coppie di fatto è il dovere di fedeltà: il convivente tradito non può chiedere addebiti e risarcimenti di alcun tipo (carte che, ovviamente, possono essere fatte valere solo nei giudizi di separazione).

L’obbligo di fedeltà, tra l’altro, non è stato previsto dalla legge Cirinnà nemmeno per le convivenze di fatto, cioè quelle ufficializzate in Comune. Possiamo quindi dire che, secondo la legge, la fedeltà è elemento indispensabile solamente per l’unione matrimoniale.

Mantenimento

Altrettanto dicasi per il diritto all’assegno di mantenimento successivo alla separazione che riguarda solo le coppie unite dal vincolo matrimoniale. Ai conviventi di fatto che si separano possono spettare al massimo gli alimenti, che sono una misura assistenziale di minore entità rispetto al mantenimento vero e proprio, mentre alle coppie di fatto non spetta proprio nulla, né il mantenimento né gli alimenti.

Tuttavia, con apposita scrittura privata, le parti possono concordare, a monte, per l’assunzione da parte di uno dei conviventi dell’obbligo di mantenimento dell’altro.

Eredità e comunione dei beni

Il convivente non è un erede legittimo e non gode di un diritto ereditario. Non gli resta che sperare del testamento. In ogni caso, con il testamento si può attribuire al partner solo la quota disponibile, cioè quella porzione del patrimonio che la legge non riserva ai familiari più stretti. Insomma, una tutela molto ridotta.

In effetti, anche ai conviventi di fatto formalmente riconosciuti non spetta alcun diritto successorio: l’instaurazione di una convivenza di fatto, infatti, non permette in nessun caso alla coppia di ottenere dei diritti di successione, che non possono neanche essere ineriti nel contratto di convivenza.

Allo stesso modo, tra i conviventi in una coppia di fatto non si instaura alcuna comunione dei beni.
Per ovviare a entrambi i suddetti limiti (testamento e comunione dei beni), si può ricorrere ad un normale contratto di vendita o di donazione, con cui, ad esempio, si trasferisce al partner beni o diritti, o costituire in suo favore un diritto reale di godimento.

Reversibilità

Sempre in caso di morte del convivente, il partner superstite non può rivendicare pretese sulla pensione di reversibilità.

Tutela del patrimonio immobiliare

La coppia di fatto non può stipulare un fondo patrimoniale, destinato solo alle coppie sposate. Si potrebbe però costituire un vincolo di destinazione o optare – nel caso in cui si intendessero tutelare gli interessi di figli nati dall’unione – per l’istituzione di un trust.

Impresa familiare

La legge riconosce tutela, al pari del coniuge, al partner che abbia prestato la propria attività all’interno dell’impresa familiare.

QUALI DIRITTI HANNO LE COPPIE DI FATTO?

Possesso dell’abitazione

Se l’abitazione è di proprietà di uno dei due, egli non può sbattere fuori di casa l’altro, dall’oggi al domani. Quest’ultimo infatti vanta un diritto di possesso che non gli può essere negato. Se la casa è, invece, in affitto, con la morte dell’uno, il convivente ha diritto di subentrare nel contratto fino alla sua naturale scadenza.

Maltrattamenti in famiglia

Il reato di maltrattamenti in famiglia prescinde dall’esistenza di un matrimonio formale e, quindi, l’illecito penale scatta anche nei riguardi del partener senza la fede.

Affidamento dei figli

Stesso discorso per quanto riguarda l’affidamento dei figli: non perché la coppia non è sposata, i figli non debbono essere “gestiti”, dopo la rottura, da entrambi gli ex conviventi. Il dovere di mantenimento, il diritto di visita e l’affidamento condiviso non conoscono differenza tra coppie che sono salite sull’altare e coppie che, invece, non lo hanno fatto.

Risarcimento del danno

Se uno dei due partner muore per fatto illecito altrui (per esempio un incidente stradale), il superstite ha diritto ad essere risarcito al pari di un coniuge. Non ogni convivenza, però, fonda un’azione risarcitoria: il diritto al risarcimento scatta solo se la convivenza abbia una stabilità tale da far ragionevolmente ritenere che, ove non fosse intervenuta l’altrui azione, sarebbe continuata nel tempo.

Violazione degli obblighi familiari

Versare del denaro al partner, durante la convivenza, configura, nel rispetto dei principi di proporzionalità e adeguatezza, l’adempimento di un’obbligazione naturale, essendo espressione della solidarietà tra due persone unite da un legame stabile e duraturo [2]. Pertanto è legittimo richiedere, nei confronti dell’ex convivente, il risarcimento dei danni per violazione degli obblighi familiari [3].

Extracomunitari e permesso di soggiorno

Ai fini del rilascio del titolo di soggiorno rileva anche la convivenza stabile dello straniero che dimostri di trarre da tale tipo di rapporto mezzi leciti di sostentamento [4]. Per la stessa ragione non si può espellere lo straniero non solo in caso di matrimonio, ma anche di convivenza in Italia, con una donna incinta [5].


note

[1] Legge n. 76/2016 del 20.05.2016 (cosiddetta legge Cirinnà).

[2] Cass. sent. n. 1277/2014.

[3] Cass. sent. n. 15481/2013.

[4] Tar Liguria, sent. n. 25/2015.

[5] Cass. sent. n. 3373/2014.

Autore immagine: Unsplash.com


18 Commenti

  1. Vorrei sapere se la casa del comune oppure dell’ater spetta alla convivente con tanto di un testamento anche se io ho messo la residenza dopo che lui è deceduto r essendo essergli stata vicino al capezzale fino alla morte in più con tanto di un certificato redatto dalla medicina dell’ospedale.

  2. 6 anni e mezzo fa ho conosciuto una donna ucraina con la quale mi sono frequentato ma mai convissuto, anche se risulta residente presso il mio domicilio. Lei ha sempre svolto attività di badante. Per un periodo di circa due anni l’ho assunta come colf (2013, metà 2014), anche se ha sempre prestato lavoro come badante. Da almeno due anni, e subito dopo il mio licenziamento come colf, è stata assunta con regolare contratto di badante a tempo pieno dal suo datore di lavoro. E’ ancora residente presso il mio domicilio, anche se le ho chiesto di trasferire la sua residenza in altro domicilio, perche’ da due anni i nostri rapporti si sono molto raffreddati.
    Non ha mai avanzato pretese nei miei confronti, ma vorrei sapere se ne può avanzare.

  3. Buona sera sto vivendo assieme alla mia ragazza cubana da 2012 non potendomi sposare causa

    la ex moglie non mi da il divorzio vorrei regolarizzare con il permessodisoggiorno che ora è per lavoro siamo una copia di fatto a tutti gli effetti residenti dal 2013 nella stessa abitazione come posso fare .? Ringrazio anticipatamente porgo distinti saluti fabris udine

  4. Buongiorno, volevo sapere se in caso di assistenza ospedaliera (nel caso di parto o altre operazioni che richiedono la permanenza di più giorni in ospedale) il convivente gode degli stessi diritti di un coniuge (assistenza al parto, assistenza notturna o in orari fuori dall’orario visite) oppure no?. In caso di morte di uno dei due conviventi, eventuali figli restano per diritto al convivente in vita? Lieta di leggera una vostra risposta, auguro una buona giornata.

  5. Buongiorno. Ho convissuto fino a pochi giorni fa con la mia compagna, italiana e con regolare lavoro. La convivenza datava già da prima ma è divenuta ufficiale, con l’iscrizione della residenza, nel 2011. Purtroppo qualcosa è cambiato e lei mi ha chiesto di lasciare l’appartamento in affitto in cui abbiamo vissuto con regolare contratto di affitto, intestato però a lei soltanto. Vorrei sapere se può chiedermi di andarsene ( per il motivo che io non saprei anche per motivi economici dove andare) ed eventualmente in quali termini di tempo tale richiesta debba essere esaudita.
    Grazie

  6. Sono una convivente felicemente con una bimba di 2 anni, e una di diciotto da una precedente convivenza il quale è “deceduto”. Lavoro saltuario è difficoltà a pagare baby sitter, per le ultime 2 ore giornaliere forse mi costringeranno a rimanere a casa visto che mia figlia grande non vuole collaborare a a dare la sorella per 2 ore…domanda: il mio compagno e obbligato a mantenere tutti noi ? Ciò è anche mia figlia se io no. Lavoro.

  7. Vorrei saperi i miei diriti. Convivo con un uomo da quasi 7 anni. Conviviamo in casa sua. Siamo una coppia in tt gli effeti. Lui mi trata male sgridandomi e facendomi passare per uno atracio, per far capire davanti a tt che lui comanda. Mi sono stancata . Vivo malissimo. Voglio separarmi. Cosa posso fare? Ho qualche dirito? Sendo che ho sempre lavorato in casa per noi e tenendo bene tt. E sendo sua moglie in tt gli efeti meno che nei sui soldi. Per poter comprarmi qualcosa che mi piace dovevo lavorare qualche ora e poi con i mie soldini potevo farlo. Nel mangiare devo solamente comprare quelo che dice lui. Nn posso mangiare una cosa diversa perche dice subito che fa male alla salute. Etc etc. Vorrei andarmene .cosa devo fare?

  8. Salve
    Sono straniera e ho vissuto per circa 13 anni con un uomo italiano.. lui e deceduto e ha lasciato dell’ immobile e non ha lasciato testamento..vorrei sapere se mi aspetta qualcosa.ho qualche diritto come coppia di fatto.??
    Grazie

  9. Chiedo se in seguito a una convivenza ancora in atto per 50 anni con i genitori naturali, in seguito a maltrattamenti del genere”buttati dalla finestra (registrazione vocale) è perseguibile nel reato di calunnia e plagio famigliare con danno patrimoniale?

  10. Mi sono lasciata con il mio compagno e c ho due figli con essi la casa è del comune con il contratto intestato a me attualmente sto con un altro uomo da tre anni e sono anche incinta il mio ex sa tutto, il problema è che lui non vuole andare via di casa cosa posso fare, ho diritto di vivere la mia nuova vita con il mio compagno, come faccio a mandarlo via,?

  11. Salve, ho convissuto con la mia ex compagna per 3 anni e mese scorso lei dopo un ennesimo litigio ha lasciato casa ed è tornata dai suoi genitori. Io sono rimasto in casa in affitto dove suo padre è garante, ora sono senza lavoro e sono in situazioni critiche, mentre lei lavora. Ho diritto a qualcosa? Se non potrò pagare l’affitto cosa succede? Spero in una risposta in merito e nel frattempo porgo cordiali saluti.

    1. Gent. Sig. Fabio,
      se la Sua non era un’unione registrata, la legge non Le riserva diritti specifici. Il contratto di affitto resta immutato e, di conseguenza, se non può pagare il canone il locatore potrà agire contro il garante. Non può chiedere alcun assegno alla Sua ex compagna.

      1. Salve Sig. Acquaviva, innanzitutto grazie per la sua celere risposta, volevo evidenziare il fatto che siamo conviventi di fatto già da tre anni, e con regolare certificazione di cambio di residenza al comune del nostro paese. Non so se intende quel tipo di certificazione come unione registrata.

  12. buon giorno
    ho un problema di convivenza non so come fare per annullarla in comune mi dicono che il miglior modo e che lui cambi residenza ma come si fa mettere un uomo a 70 anni in mezzo alla strada ma per motivi di pensione sociale forse ci sono problemi con la convivenza io rischierei di non prenderla cosa posso fare lui con la sua pensione sociale vive male ma vive io non so cosa faro’ mi dia un consiglio grazie aspetto una sua risposta
    antonia

  13. Vivo da 40annicon il mio convivente, più volte ho chiesto di tutelarli visto che io ho 74 anni e lui 80,io ho sempre stati ai doveri, ma sostegno economico non ne ho mai avuto, mi sono sempre arrangiarsi con la mia pensione di riversibilita, se dovesse decidere di andarmene che diritti mi spettano? Visto che non sono neanche sullo stato di famiglia, perché non a mai voluto, grazie x la risposta!!!

    1. Ecco qualche articolo che può fare al caso tuo:
      -Pensione reversibilità: spetta al convivente? https://www.laleggepertutti.it/138641_pensione-reversibilita-spetta-al-convivente
      -L’ex convivente ha diritto al mantenimento? https://www.laleggepertutti.it/140850_lex-convivente-ha-diritto-al-mantenimento
      -Convivente a carico, spetta la detrazione fiscale? https://www.laleggepertutti.it/145715_convivente-a-carico-spetta-la-detrazione-fiscale
      -Diritti dei conviventi https://www.laleggepertutti.it/297899_diritti-dei-conviventi
      -Diritti delle coppie di fatto https://www.laleggepertutti.it/297173_diritti-delle-coppie-di-fatto

  14. Buonasera dall 2016 sono nucleo familiare con mio compagno fine in 3 gennaio 220 lui mi a cacciato di casa rimanendo anche miei effetti personali da lui n9n ho soldi in questo caso che dovrei fare ?

  15. domanda. io convivo con il mio compagno da 20 anni sono disoccupata da qualche anno e non ho reddito, Posso risultare a suo carico nella dichiarazione 730 per poter recuperare spese mediche e interessi passivi mutuo?
    grazie

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