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Lo sai che? Chi si risposa o va a convivere perde il mantenimento

Lo sai che? Pubblicato il 15 giugno 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 15 giugno 2015

Dopo il divorzio, assegno di mantenimento definitivamente negato a chi forma una nuova famiglia, sia essa fondata sul matrimonio o sulla convivenza (coppia di fatto).

Se dopo il divorzio il coniuge a cui il giudice ha, in precedenza, riconosciuto il diritto al mantenimento si risposa, perde l’assegno mensile: è questo uno dei principi più rivoluzionari sanciti quest’anno dalla Cassazione [1] in materia di coppie separate e successivamente divorziate.

Infatti, nel momento in cui il coniuge, fino a allora mantenuto dall’ex, sale nuovamente sull’altare e forma una nuova famiglia, perde in modo definitivo l’assegno di divorzile. Non solo. Ciò vale anche se la famiglia che questi va a costituire non è fondata sul matrimonio, ma su una semplice convivenza. In definitiva, è sufficiente andare a convivere con un’altra persona per perdere ogni diritto all’assegno divorzile mensile (ossia, in sostanza, al mantenimento).

Chi si rifà una vita dopo il divorzio – sostiene la Suprema Corte – perde l’assegno di mantenimento dell’ex coniuge ormai divorziato quando la sua nuova scelta di vita dà luogo a una vera e propria famiglia di fatto, magari con tanto di figli.

La novità rispetto ai precedenti orientamenti [2], si evidenzia inoltre nel fatto che, secondo la Corte, la nuova relazione non comporta una semplice “quiescenza” (ossia una sospensione) del diritto all’assegno divorzile, ma la perdita definitiva.

Insomma, dar vita a una nuova famiglia, sia essa fondata sul matrimonio o sul rapporto “di fatto” di una convivenza, costituisce una scelta esistenziale, libera e consapevole, che scioglie ogni dovere di solidarietà postmatrimoniale da parte dell’altro coniuge. Questo significa che chi si rifà una famiglia di fatto perde l’assegno anche se poi la convivenza finisce. Questo perché la scelta dell’ex coniuge di creare una nuova famiglia, per quanto fuori dal matrimonio, è frutto di una scelta libera e consapevole: chi la assume deve mettere in conto che un domani la convivenza, per quanto stabile, possa cessare.

Assume dunque sempre più importanza la coppia di fatto nella giurisprudenza della Cassazione: i conviventi elaborano un progetto di vita in comune e i connotati di stabilità rendono la loro relazione assimilabile al matrimonio; le conseguenze non sono affatto trascurabili: l’esistenza di una nuova famiglia – anche se di fatto – non può che far venir meno il parametro dell’adeguatezza dei mezzi di sussistenza per il coniuge “debole” rispetto al tenore di vita goduto in costanza di matrimonio; si spezza allora ogni legame con il modello di vita del matrimonio cessato. Serve però sempre la sentenza di un giudice per accertare che non esiste più il diritto al trattamento economico a carico dell’ex coniuge onerato.

note

[1] Cass. sent. n. 6855/2015.

[2] Cass. sent. n. 17195/2011.

Autore immagine: 123rf com


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