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Divieto di pubblicità degli avvocati sul sito internet: Cnf sotto accusa

15 giugno 2015


Divieto di pubblicità degli avvocati sul sito internet: Cnf sotto accusa

> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 giugno 2015



Antitrust (Agcm) contro CNF: ancora il codice deontologico al centro del mirino perché consente la pubblicità solo su siti degli studi legali.

Gli avvocati devono essere liberi di pubblicizzare (o meglio, promuovere) la propria attività professionale su internet, anche su domini non propri (come “Amica Card” che consente al professionista di pubblicizzare l’attività del suo studio dietro il pagamento di un compenso o anche come Facebook e altre piattaforme).

Scattano così, per la seconda volta, le sanzioni dell’Agcm nei confronti del Cnf che proprio non ne vuol sapere di riscrivere la norma contenuta nel nuovo codice deontologico che recita:

L’avvocato può utilizzare, a fini informativi, esclusivamente i siti web con domini propri senza reindirizzamento, direttamente riconducibili a sé, allo studio legale associato o alla società di avvocati alla quale partecipi, previa comunicazione al Consiglio dell’Ordine di appartenenza della forma e del contenuto del sito stesso”.

Il dominio, in altre parole, in cui è veicolata la promozione dello studio, deve essere di proprietà dell’avvocato e non di terzi. Portando però all’esasperazione l’interpretazione di questa norma – cosa alla quale siamo ben preparati, attesi i precedenti del Consiglio nazionale – si potrebbe arrivare a dire (chissà, un giorno) che la presenza dello studio su una pagina Facebook o su un profilo Linkedin o anche sulle Pagine Gialle – che si appoggiano sempre su un dominio appartenente ad una società esterna, quella cioè titolare del social network – sarebbe illegale.

Il Cnf è recidivo sulle restrizioni nella pubblicità via web degli studi legali. Ed ora si vede contestare l’inottemperanza a un provvedimento dell’Antitrust con cui lo aveva invitato a rimuovere dal proprio sito web (nella sezione della banca dati) il parere [1] secondo cui configurerebbe l’accaparramento di clientela il ricorso a piattaforme Internet come “Amica Card”, che consentano al professionista di pubblicizzare l’attività del suo studio dietro il pagamento di un compenso.

L’Agcom ricorda che la pubblicità professionale è stata liberalizzata, dalla riforma Bersani prima e dalla legge forense poi, anche mediante gli strumenti informatici. E ora il codice deontologico forense all’articolo 35 ribadisce l’obbligo di comunicare al Consiglio dell’Ordine di appartenenza la forma e il contenuto dei siti web utilizzati per lo svolgimento di attività pubblicitarie; il tutto per controllare il rispetto dei «principi di dignità e decoro della professione.

Secondo l’autorità, dunque, il Consiglio con il nuovo Cdf finisce per inasprire le limitazioni introdotte all’impiego di un nuovo canale di diffusione delle informazioni relative all’attività professionale per veicolare la convenienza economica della prestazione. Il procedimento si concluderà entro centottanta giorni dalla notifica del provvedimento Agcm.

note

[1] CNF parere n. 48/2012.

Autore immagine: 123rf com

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