Nuovi co.co.co.: collaborazioni coordinate senza più progetto

16 giugno 2015


Nuovi co.co.co.: collaborazioni coordinate senza più progetto

> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 giugno 2015



Abrogato il contratto a progetto (co.co.pro.) le cui norme restano in vita solo per i contratti pendenti fino alla scadenza; restano le co.co.co.; viene abolita anche un’altra forma di lavoro autonomo, l’associazione in partecipazione con apporto di lavoro dell’associato persona fisica.

Scompare per sempre, dal nostro ordinamento, il contratto a progetto o anche detto co.co.pro. che aveva caratterizzato il mondo del lavoro degli ultimi 12 anni; restano le co.co.co., le collaborazioni coordinate e continuative, seppur dentro confini più stretti di quelli passati. Quanto ai contratti a progetto ancora pendenti, cioè quelli in corso di esecuzione, rimarranno in vita fino al rispettivo termine di scadenza naturale.

Le nuove regole sulle co.co.co.

Con l’abrogazione delle co.co.pro. vengono cancellate anche tutte le norme e i divieti volti a contrastare gli abusi di tale strumento contrattuale. Resta però intatto il contratto di collaborazione coordinata e continuativa “ordinario”, privo cioè degli obblighi connessi al lavoro a progetto. Tale contratto potrà quindi essere stipulato senza la necessità di definire un progetto, libero da qualsiasi vincolo di durata, svincolato dall’obbligo di raggiungimento di un risultato e in mancanza di criteri legali per la determinazione del compenso.

Come evitare gli abusi delle co.co.co.?

Per disincentivare le aziende dall’uso delle collaborazioni coordinate e continuative al solo fine di eludere la disciplina lavoristica e le garanzie dei dipendenti, la riforma stabilisce che, a partire dal 1° gennaio 2016, alle co.co.co. che presenteranno determinati requisiti si applicherà la normativa sul contratto di lavoro subordinato. Si tratta di quelli che vengono detti “indici di subordinazione” ossia indicatori-spie che fanno ritenere che il contratto sia, in realtà, a tutti gli effetti di tipo “ordinario” e non una co.co.co.

In pratica, il contratto si presumerà (salvo prova contraria del datore di lavoro) come subordinato nel caso in cui esso abbia:

– carattere esclusivamente personale: ossia se la prestazione viene resa, dal lavoratore, senza un’organizzazione di impresa alle spalle;

– se la prestazione si svolge in maniera continuativa nel tempo;

– se le modalità di esecuzione della prestazione siano “organizzate dal committente”: quando, per esempio, il committente determina tempi e luogo di lavoro.

Si tratta dei tre indicatori usati in passato dalla giurisprudenza per sanzionare gli abusi. Pertanto le collaborazioni potranno sempre essere convertite in lavoro subordinato in caso di esercizio da parte del committente di un potere direttivo, organizzativo e disciplinare.

Poiché le co.co.pro. vengono abrogate con effetto immediato e le nuove regole sugli indici di subordinazione entreranno invece in vigore – come detto – solo dal 1° gennaio, ci sarà una “finestra” di circa 6 mesi nel corso della quale la collaborazione coordinata e continuativa potrà essere utilizzata con le regole vigenti prima della legge Biagi.

Come tutelarsi dalle ispezioni?

L’azienda che voglia evitare l’applicazione di tale presunzione di subordinazione, può far “certificare” i propri contratti, in modo da metterli al riparo da eventuali contestazioni e ispezioni. In tal caso, le parti dovranno recarsi presso una delle sedi abilitate dalla legge e, lì, chiedere un provvedimento di certificazione. La certificazione non impedisce, però, al dipendente di contestare, in futuro, davanti a un giudice, il rapporto di lavoro per come materialmente si è svolto.

Eccezioni al divieto di co.co.co.

I tre indici di subordinazione, e quindi le co.co.co. saranno libere da qualsiasi conversione in rapporto di lavoro subordinato, in alcuni casi:

– in caso lo prevedano appositi accordi collettivi stipulati a livello nazionale (non invece quelli a livello territoriale e aziendale). Questi accordi collettivi, per rendere applicabile l’esenzione, dovranno stabilire il trattamento economico e normativo da applicare ai collaboratori, tenendo conto delle particolari esigenze produttive e organizzative del settore in cui si svolge l’attività;

– in caso di collaborazione aventi ad oggetto l’esercizio di professioni intellettuali per le quali è necessaria l’iscrizione ad appositi albi professionali;

– in caso di collaborazioni di amministratori, sindaci, revisori e figure affini, per le attività rese come membri degli organi di amministrazione e controllo delle società.

Stesso discorso vale per le collaborazioni in favore delle associazioni e società sportive dilettantistiche affiliate alle federazioni sportive nazionali e agli enti di promozione riconosciuti dal Coni;

– in caso di impiego del co.co.co. da parte della pubblica amministrazione: l’esenzione vale, però, fino a massimo il 1° gennaio del 2017, data dalla quale scatterà un divieto di utilizzo delle collaborazioni coordinate e continuative da parte di tutte le P.A.

note

Autore immagine: 123rf com


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