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Lo sai che? Il nuovo lavoro a chiamata

Lo sai che? Pubblicato il 17 giugno 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 17 giugno 2015

Le norme del lavoro intermittente o job on call alla luce delle modifiche apportate dal Job Act.

I decreti attuativi del job act riformano anche il lavoro a chiamata (anche detto lavoro intermittente o job on call). Si tratta di un normale contratto di lavoro subordinato, con la differenza che qui il dipendente si mette a disposizione per svolgere prestazioni di carattere discontinuo o intermittente (sulla base delle esigenze stabilite dai CCNL o dai contratti collettivi territoriali o definite da decreto ministeriale) oppure per periodi predeterminati nell’arco della settimana, del mese o dell’anno. Al dipendente spetta la corresponsione di una indennità di disponibilità nell’ipotesi sia vincolato alla chiamata del datore di lavoro e, durante tale periodo, non possa assumere altri impegni lavorativi.

 
Soggetti

L’azienda può stipulare il contratto a chiamata unicamente con lavoratori di età inferiore ai 24 o superiore ai 55 anni: in entrambi i casi, nell’arco del triennio solare, non si possono mai superare le 400 giornate di lavoro effettivo per ciascun lavoratore con il medesimo datore di lavoro. A tale regola fanno però eccezione i settori turismo, pubblici esercizi e spettacolo.

Se il lavoratore si rifiuta
Il lavoratore che rifiuti, senza motivo giustificato, di prestare l’attività al momento della chiamata da parte dell’azienda può essere licenziato e obbligato a restituire la quota di indennità di disponibilità relativa al periodo successivo all’ingiustificato rifiuto. Col Job Act viene però cancellato ogni riferimento al “congruo risarcimento del danno” in favore del datore di lavoro, nella misura fissata dai contratti collettivi o dal contratto di lavoro.
Esclusioni
L’azienda non può utilizzare il lavoro intermittente in tre casi:

– per la sostituzione di lavoratori in sciopero;

– presso unità produttive in cui siano state avviate, nei 6 mesi precedenti, procedure di licenziamento collettivo ovvero sospensioni o riduzioni di orario verso lavoratori con le medesime mansioni;

– in caso di mancata effettuazione della valutazione dei rischi da parte del datore di lavoro.
Comunicazioni
Prima dell’inizio della prestazione lavorativa o di un ciclo integrato di prestazioni di durata non superiore a 30 giorni, il datore deve comunicarne la durata alla direzione territoriale del Lavoro attraverso modalità telematiche.

Inoltre, almeno una volta all’anno il datore è tenuto ad informare le Rsa/Rsu sull’andamento del ricorso al lavoro intermittente.


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