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Stop commenti con offese: della diffamazione ne risponde il portale

17 giugno 2015


Stop commenti con offese: della diffamazione ne risponde il portale

> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 giugno 2015



Internet: il gestore del portale, del blog o del sito ha l’obbligo di moderare i commenti offensivi e diffamatori, filtrandoli a monte.

I commenti, postati sui forum collegati agli articoli giornalistici sul web, devono essere sempre di tenore sereno e non offensivo, anche laddove la critica si fa più aspra: il diritto di espressione, infatti, non può mai spingersi sino all’ingiuria poiché, in caso contrario, della diffamazione ne risponde il proprietario del sito.

Una mannaia questa per i tanti blog e giornali su internet che, di norma, sono soliti lasciare libero sfogo ai lettori: da oggi, invece, bisognerà sempre che vi sia un moderatore e che il portale eviti la pubblicazione automatica dei post e commenti. A chiarirlo è stata una sentenza della Grande Camera della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo pubblicata proprio ieri [1].

Dunque – si legge tra le motivazioni dei giudici europei – ben fa lo Stato a prevedere sanzioni in capo al titolare del sito che non filtra i commenti diffamatori, finanche prevedendo il sequestro della pagina web.

In realtà, a voler applicare correttamente la direttiva europea sul commercio elettronico, bisognerebbe aggiungere, a tale principio elaborato dalla CEDU, anche quello applicabile alle piattaforme di grandi dimensioni come Facebook, dove, proprio per via della mole di dati scambiati, è impossibile effettuare un controllo a monte. In tali ipotesi, in base al principio di neutralità dell’intermediario di servizi elettronici sul web (provider), scatta solo una responsabilità di tipo omissivo: in buona sostanza, solo dopo la segnalazione da parte del soggetto leso, il gestore della piattaforma ha l’obbligo di attivarsi per la cancellazione del contenuto offensivo, ma nulla gli può essere recriminato se non agisce in via preventiva, proprio per l’impossibilità di un controllo di tutti gli utenti e i loro scritti.

Dunque, il sito del quotidiano nazionale ha una responsabilità diversa da quella di strutture come i social network, YouTube o TripAdvisor.

La corte di Strasburgo ha riconosciuto l’importanza di internet, ma ha anche sottolineato che i rischi collegati al web sono enormi, vista la diffusione e la permanenza dei contenuti diffamatori. Dunque, ben venga il diritto a postare e pubblicare commenti anonimi, ma non ci si può mai spingere sino ad accordare protezione ai post diffamatori o di incitamento all’odio, specie quello raziale. Anzi, bisogna prevenirne la diffusione.

Nel caso di specie, la Corte ha però ritenuto sufficiente una sanzione di 320 euro per un post offensivo mantenuto online per ben sei settimane: una multa davvero esigua se si pensa ai potenziali danni che la diffamazione su internet può provocare in pochi istanti.

note

[1] CEDU sent. su ricorso n. 64569/2009.

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