Diritto e Fisco | Articoli

Contratto a tempo determinato

17 giugno 2015


Contratto a tempo determinato

> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 giugno 2015



Contratto a tempo determinato e Job Act: le modifiche e la guida pratica su termine, rinnovo e durata.

Il contratto a termine (o a tempo determinato) è stato oggetto di numerose riforme negli ultimi anni e, in particolare, il Job Act ne ha riscritto interamente le regole. Cerchiamo di capire quindi, in una breve scheda, come è cambiata, oggi, la disciplina del contratto a termine e quali tutele sono state previste per il lavoratore.

Contratto a tempo determinato acausale

È sparita la cosiddetta causale per tutti in contratti a termine: questo vuol dire che non c’è più la necessità che il rapporto di lavoro sia giustificato da ragioni di carattere tecnico, produttivo organizzativo o sostitutivo che ne giustifichino l’utilizzo. Insomma, il contratto non deve più indicare le ragioni giustificatrici che prima, invece, erano obbligatorie; tutti i datori di lavoro, quindi, possono liberamente stipulare contratti a termine purché gli stessi non superino complessivamente la durata di 36 mesi, proroghe comprese.

Il termine

Il contratto a tempo determinato può avere una durata massima di 36 mesi. Oltre detto termine è possibile assumere a termine lo stesso lavoratore per lo svolgimento di mansioni equivalenti.

 

L’apposizione di tale termine (quello cioè alla cui scadenza il contratto si scioglie automaticamente) deve sempre risultare da atto scritto.

 

La soglia massima di contratti a termine

Inoltre il datore di lavoro non può stipulare contratti a termine in misura maggiore al 20% dell’organico complessivo. I CCNL hanno possibilità di regolare in modo diverso i limiti quantitativi al contratto.

In questo modo, per il datore di lavoro sarà più facile evitare le sanzioni: egli dovrà limitarsi a “contare” materialmente il numero dei proprio contratti a termine e a verificare la proporzione con l’organico aziendale.

È comunque sempre possibile un’assunzione a termine per le imprese che occupino fino a cinque dipendenti.

Se viene sforato tale limite si applica una sanzione amministrativa pecuniaria, calcolata sulla retribuzione corrisposta ai lavoratori a termine assunti in eccedenza. La legge non prevede, invece, la conversione a tempo indeterminato dei contratti stipulati in violazione del limite.

Quante volte si può prorogare il contratto a termine

In precedenza, era ammissibile una sola proroga del contratto ed in presenza di specifiche condizioni ovvero che “…sia richiesta da ragioni oggettive” oppure il datore di lavoro poteva semplicemente stipulare un nuovo contratto a termine nel rispetto del cosiddetto “stop and go” ovvero 10 giorni di pausa tra un contratto e l’altro se il primo aveva avuto durata inferiore di 6 mesi, portati a 20 giorni in caso di primo contratto di durata superiore ai 6 mesi.

Oggi il singolo contratto a termine può essere prorogato per un massimo di 5 volte nell’arco di un triennio, senza stop and go, senza necessità di causale e con l’unico obbligo che il lavoratore continui a svolgere le medesime mansioni per le quali era stato inizialmente assunto.

note

Autore immagine: 123rf com

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI