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Lo sai che? Stop concorsi truccati: risarcimento se il cv è superiore agli altri

Lo sai che? Pubblicato il 17 giugno 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 17 giugno 2015

L’ente che non affida l’incarico al candidato con il curriculum vitae migliore di tutti gli altri, deve pagare il risarcimento del danno comprensivo del lucro cessante e danno emergente.

Gare, concorsi e bandi pubblici: “Inutile partecipare, tanto vincono sempre i soliti noti, figli di papà!”; chissà quante volte abbiamo sentito, in occasione di un bando, questa esclamazione arrendevole e quante altre, demoralizzati, abbiamo evitato noi stessi di concorrere e, addirittura, di spendere sia pure 4 euro per la raccomandata contenente la nostra candidatura e il curriculum. Ma una sentenza di oggi della Cassazione [1] accende un barlume di speranza a chi si sente un “perfetto sconosciuto” e tuttavia vanti un cv inattaccabile.

Secondo la Suprema Corte chi non ottiene l’incarico pubblico nonostante il proprio curriculum sia nettamente superiore a quello degli altri partecipanti alla gara deve essere risarcito sia per il danno emergente (ossia per quanto speso per prepararsi alla gara) che per il lucro cessante (ossia per il mancato guadagno che avrebbe invece conseguito se avesse ottenuto l’incarico).

Trattandosi di controversie con la pubblica amministrazione sarà necessario presentare ricorso al Tar, chiedendo al giudice di annullare la delibera di affidamento dell’incarico. A tal fine dovrà essere nominato un commissario [2] per la valutazione dei titoli dei vari concorrenti alla gara.

In questi casi, la P.A. può essere condannata per via della responsabilità che consegue in caso di esercizio illegittimo della funzione pubblica: il che si configura in caso di un comportamento dannoso per l’ordinamento e per la stessa collettività.

Il candidato, infatti, non ha un diritto soggettivo ad essere scelto, ma vanta un interesse legittimo a che l’amministrazione agisca nell’interesse di tutta la cittadinanza e in rispetto della Costituzione [3]. La nostra Carta fondamentale impone il buon andamento della P.A.: pertanto, proprio ai fini dell’efficienza dell’operato dell’amministrazione e del buon funzionamento degli apparati pubblici (interesse, appunto di tutti), è necessario scegliere sempre il miglior candidato in concorso.

La Suprema Corte ha comunque evidenziato come “a fronte di una prospettata lesione di un interesse legittimo legato al regolare svolgimento di una gara occorre comunque valutare, in caso di regolare andamento della gara, quali sarebbero state le reali possibilità di successo di chi agisce per il risarcimento. Insomma, non a tutti è dato ricorrere, ma solo a chi poteva davvero vincere il concorso. Quest’ultimo ha diritto all’integrale risarcimento dei danni subiti, a fronte della colpa dell’amministrazione nel preferirgli un altro concorrente, qualora risulti accertato che se la gara si fosse svolta regolarmente egli ne sarebbe risultato vincitore.

Nella quantificazione del danno il giudice dovrà tener conto di tutte le circostanze del caso concreto nel liquidare sia il danno emergente che il lucro cessante (quali le spese sostenute per partecipare alla gara, il mancato guadagno per non aver potuto svolgere l’attività professionale, il mancato incremento del curriculum professionale).

note

[1] Cass. sent. n. 11794/15 del 17.06.2015.

[2] Cosiddetto “Commissario ad acta”.

[3] Art. 97 Cost.

Autore immagine: 123rf com


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1 Commento

  1. Un caso del tutto analogo mi è successo personalmente c/Comube di Belpasso CT. Anche io agisco mediante TAR , Procura, Corte dei Conti. Anche la sentenza Cass. Mi dà una grossa mano come precedente. Bisogna rendere pubbliche queste nefandezze per scoraggiare collusi e clienti cosicché sempre più sarà possibile avere nei posti pubblici gente meritevole al posto dei soliti idioti raccomandati. /

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