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Lo sai che? Guida in stato di ebbrezza: alcoltest a rischio solo per chi guida davvero ubriaco

Lo sai che? Pubblicato il 17 giugno 2015

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Etilometro: ricorso e nullità solo per chi ha bevuto tanto; chi invece è leggermente brillo rischia di più.

Alcoltest e guida in stato di ebbrezza: se sei alla guida della tua auto e sei “molto” ubriaco, rischi di meno se, invece, sei semplicemente brillo. Un’affermazione che può sembrare assurda, ma corrisponde a verità ed è la conseguenza delle nostre assurde leggi e sentenze, spesso scritte senza che tra di esse vi sia la minima coordinazione. Vediamo dunque le ragioni di questa paradossale situazione.

Etilometro senza avviso all’avvocato

Le sezioni unite della Cassazione avevano risolto, nello scorso mese di marzo [1], la questione dell’obbligo della polizia, prima di effettuare l’alcoltest, di avvisare il conducente della possibilità di nominare un avvocato di fiducia affinché presenzi alla prova. La Corte aveva concluso nel senso della necessità di tale avviso: gli agenti, in altre parole, sono tenuti a recitare la famosa frase che si sente nei film polizieschi “Lei ha il diritto di nominare un avvocato…” o, comunque, qualcosa di molto simile. In difetto di tale avviso diventa nulla tanto la sanzione penale quanto quella del sequestro del mezzo.

Insomma, del buon “garantismo” anche per gli ubriachi che si mettono al volante non fa mai male (per un approfondimento su questo tema leggi “Etilometro a rischio”).

Oggi però la Suprema Corte torna sull’argomento e precisa che [2] l’automobilista non dev’essere avvertito della facoltà di farsi assistere dal difensore per eseguire l’etilometro se il suo tasso alcolimetrico si mantiene nel range 0,5 e 0,8 mml. In questi casi, dunque, meno gravi rispetto al precedente, il garantismo non funziona più e non c’è possibilità di ricorrere per violazione della forma.

Nel caso specifico, la Cassazione ha rilevato come l’accertamento aveva un carattere esplorativo, perché dagli atti stessi non risultava ci fossero i presupposti per dubitare della sobrietà del conducente, quindi l’accertamento non rientrava in quegli atti per i quali sarebbe stato necessario avvertire il privato della possibilità di farsi assistere da un difensore. L’accertamento era dunque valido “a far emergere in sede amministrativa il dedotto superamento del tasso alcolimetrico, mantenutosi nel range compreso tra 0,5 e 0,8 mml, oggetto di intervento legislativo di depenalizzazione”.

La depenalizzazione solo per le violazioni gravi

Per effetto della recente riforma del codice penale [3], oggi il reato di guida in stato di ebbrezza viene archiviato se il fatto viene ritenuto dal giudice “tenue”, il che avviene quando la pena è inferiore a 5 anni o la legge prevede solo una sanzione pecuniaria (leggi “Guida in stato di ebbrezza: ora si archivia”). Ma qual è l’assurdo risultato di ciò? Che chi rientra nelle casistiche più gravi, quelle cioè alle quali si applica la sanzione penale, verrà “perdonato” e non subirà neanche la sospensione della patente; mentre chi rientrerà nelle fattispecie più lievi – laddove cioè non si applica più la sanzione penale, ma solo quella ammnistrativa – non potrà ricevere il beneficio in commento dell’archiviazione (la quale, come detto, si applica solo nel caso di procedimenti penali), e quindi non solo pagherà la sanzione, subirà la decurtazione dei punti, ma gli verrà anche sospesa la patente e confiscato il mezzo (per un approfondimento sul tema leggi: “Il paradosso della guida in stato di ebbrezza”).

In via schematica ricordiamo quindi che:

da 0,51 a 0,8 grammi di alcol per litro di sangue: non sono previste sanzioni penali, ma solo sanzioni amministrative. Pertanto, il perdono giudiziale con l’archiviazione del procedimento non tocca queste fattispecie. Quindi, per chi beve “poco” e presenta un tasso alcolemico più basso resta confermata la sanzione pecuniaria di 531 euro, la decurtazione di 10 punti e la sospensione della patente da tre a sei mesi.

tra 0,81 e 1,5 grammi di alcol per litro di sangue: scatta l’ammenda da 800 a 3.200 euro, la decurtazione di 10 punti e la sospensione da sei mesi a un anno;

per tassi superiori a 1,5 g/l: dovrebbe scattare l’ammenda da 1.500 a 6mila euro, la decurtazione di 10 punti dalla patente e la sospensione da uno a due anni, oltre alla confisca del veicolo: senonché, con la riforma appena approvata, tali sanzioni penali potrebbero non essere più applicate, sempre che il conducente non sia recidivo e dalla condotta non sia derivato un sinistro con la morte di taluno.

note

[1] Cass. S.U. sent. n. 5396 del 5.02.2015.

[2] Cass. sent. n. 12474 del 17.06.2015.

[3] Dlgs 28/2015.

Autore immagine: 123rf com


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