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Lo sai che? Divorzio al Comune o consensuale: come fare se l’ex è irreperibile?

Lo sai che? Pubblicato il 20 giugno 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 20 giugno 2015

Sono consensualmente separato da mia moglie da diversi anni, non abbiamo figli né patrimoni da dividere ed entrambi abbiamo costituito un nuovo nucleo familiare e avuto dei figli; circa due anni fa ho proposto a mia moglie di divorziare in modo consensuale e lei aveva acconsentito; da quando però sono cambiate le norme (e saremmo tra quelli che potrebbero fare il “divorzio facile” davanti al Sindaco), lei non risponde più alle mie chiamate, agli sms né alle email. Poiché vorrei definire la mia situazione famigliare (risposarmi!) che iter dovrei seguire?

Come correttamente evidenziato, proprio di recente sono intervenute importanti modifiche normative che hanno arricchito il panorama dei possibili percorsi per ottenere in modo congiunto la separazione, il divorzio o la modifica dei provvedimenti ad essi relativi. Essi non si limitano, tuttavia, al solo “divorzio fai da te”.

I 3 TIPI DI DIVORZIO CONGIUNTO

Attualmente, infatti, le modalità per ottenere divorzio in modo consensuale possono essere le seguenti:

1) Tramite procedimento ordinario in Tribunale [1].

Se i coniugi già hanno concordato le condizioni (personali e patrimoniali) del divorzio che intendono sottoscrivere, possono rivolgersi ad un unico avvocato anche al fine di ridurre i costi dell’intera pratica. L’avvocato, (analogamente a quanto già avvenuto con la separazione) dopo aver valutato la legittimità degli accordi stessi, dovrà formalizzare in un atto le volontà espresse. Ciò non toglie che i coniugi – anche se d’accordo per una domanda congiunta – possano decidere di farsi assistere ciascuno da un proprio avvocato di fiducia.

L’atto redatto dall’avvocato (o da entrambi gli avvocati) e sottoscritto da tutte le parti, sarà depositato nella cancelleria del Tribunale di competenza, e di seguito verrà fissata un’unica udienza dinanzi ad un collegio. La data di fissazione di tale udienza può variare a seconda del carico di lavoro dell’ufficio ma, di solito, si aggira tra i tre e i cinque mesi dal deposito. Il giorno dell’udienza, l’avvocato e i coniugi dovranno presentarsi in Tribunale per confermare e sottoscrivere davanti ai giudici detto accordo.

Di seguito, il collegio, entro alcune settimane, pronuncia la sentenza di divorzio (omologando gli accordi voluti dai coniugi); decorsi i termini per una eventuale impugnazione, il provvedimento viene annotato nei registri dello Stato Civile.

2) In alternativa al procedimento ora illustrato, il divorzio congiunto può essere ottenuto anche tramite il nuovo istituto della negoziazione assistita da avvocati [2], evitando il passaggio dalle aule giudiziarie.

Essa consiste in un accordo attraverso il quale i coniugi, dichiarano di cooperare in buona fede e con lealtà per risolvere la controversia in via amichevole, tramite l’assistenza dei propri legali (in questo caso, però, almeno uno per parte).

La negoziazione assistita può avere una durata variabile da uno a tre mesi (con una proroga massima di ulteriori 30 giorni) e l’accordo (c.d. convenzione di negoziazione assistita) deve essere redatto in forma scritta.

Naturalmente nel caso (come quello in esame) in cui non ci sono né figli né patrimoni da dividere, è prevedibile che il tutto sia concluso in poche settimane.

Raggiunto l’accordo, infatti, gli avvocati dovranno trasmetterne copia da loro stessi autenticata, al pubblico ministero che lo autorizza entro massimo 5 giorni.

Di seguito, gli avvocati dei coniugi trasmettono copia dell’atto entro dieci giorni all’ufficiale di stato civile con le firme autenticate e la certificazione di conformità alle norme imperative e all’ordine pubblico.

L’accordo raggiunto a seguito della convenzione di negoziazione assistita sostituisce e produce gli stessi effetti dei provvedimenti del Tribunale che decidono sulla domanda di divorzio (in pratica è parificato a tutti gli effetti ad una sentenza di divorzio). A tal fine, la convenzione è annotata negli archivi informatici dello Stato Civile, sull’atto di nascita di ciascun coniuge e sull’atto di matrimonio.

3) Un’ulteriore strada per ottenere il divorzio congiunto è quella a cui Lei fa riferimento del cosiddetto “divorzio fai da te” [3]: essa permette ai coniugi di sottoscrivere l’accordo di divorzio direttamente davanti all’Ufficiale di stato civile e con l’assistenza solo facoltativa di un avvocato.

Dopo aver dichiarato all’ufficiale di stato civile la loro volontà di divorziare, i coniugi dovranno ripresentarsi al Comune dopo 30 giorni per confermare l’accordo precedentemente sottoscritto; in mancanza il procedimento decade.

Si tratta, in ogni caso, di una strada percorribile solo se ricorrono due condizioni:

– non vi siano figli minori, maggiorenni non autosufficienti o portatori di grave handicap nati dal matrimonio

– i coniugi non intendano prevedere nell’accordo patti di trasferimento patrimoniale.

Le preciso, tra l’altro, che per il caso che la riguarda, Lei e Sua moglie non avreste potuto fino a poco tempo fa fare ricorso a tale procedimento, in quanto , dopo la separazione, avete avuto dei figli da altre relazioni. Ebbene, tale circostanza, così come la presenza nell’accordo di qualsiasi genere di clausola di tipo economico (anche in merito ad un assegno di mantenimento), precludevano la possibilità di accedere a tale procedura a causa di una interpretazione restrittiva della legge.

Con una recentissima circolare [4] il Ministero ha, invece, chiarito che il termine “figlio” va riferito esclusivamente ai figli comuni dei coniugi richiedenti la separazione, il divorzio o le modifiche dei provvedimenti ad essi relativi. Non potrà dunque più essere rifiutata la richiesta di quei coniugi dei quali anche uno solo abbia figli minori, portatori di handicap grave, maggiorenni incapaci o economicamente non autosufficienti.

La stessa circolare ha poi chiarito che il divieto “patti di trasferimento patrimoniale” previsto nel decreto legge va riferito esclusivamente ai patti di trasferimento di diritti reali. In altre parole, l’accordo concluso tra i coniugi davanti all’ufficiale dello stato civile potrà prevedere d’ora in poi anche l’ obbligo di pagamento di una somma di denaro a titolo di assegno di mantenimento (nel caso di separazione) o di assegno divorzile.

L’ACCORDO

In un tutte e tre le ipotesi illustrate è, tuttavia, indispensabile che i coniugi abbiano una volontà congiunta di procedere: nel caso del procedimento in Tribunale o tramite negoziazione assistita gli avvocati potranno aiutare nella ricerca delle soluzioni più adeguate al caso, mentre nel divorzio davanti al Sindaco occorre che esse (qualora intendano procedere senza l’assistenza di un legale) abbiano già da prima ben chiaro l’accordo che intendono sottoscrive: l’Ufficiale di Stato civile, infatti, non ha alcun poter di sindacare sulle volontà dei coniugi.

Pertanto, almeno per ora, la riferita circostanza che Sua moglie si sia resa irreperibile (non rispondendo più a telefonate, sms o email) lascia pensare – salvo che non ricorrano diverse e gravi ragioni – che forse non intende più intraprendere un percorso consensuale.

In tal caso, l’unica cosa da fare per accertarsi di questo è scriverle una raccomandata a.r. (anche a mezzo di un legale) in cui le conferma (visto che ne avevate già parlato) la Sua volontà di procedere con la domanda di divorzio in modo congiunto e le chiede di farLe sapere entro un determinato termine quali sono le sue intenzioni, precisandole che in mancanza procederà in modo autonomo: sicché un eventuale mancato riscontro non potrebbe che significare la volontà della donna di non procedere consensualmente.

Ove Sua moglie risponda, invece, confermando di voler agire con il “divorzio fai da te”, la lettera dell’avvocato non La vincolerà in alcun modo a percorrere la strada giudiziale, ben potendo il compito del professionista limitarsi a detta missiva. Ciò non toglie che la mediazione del legale (per la quale potrete concordare preventivamente il compenso) potrebbe aiutarvi nel raggiungimento dell’accordo ed, in tal caso, oltre ad una consensuale tradizionale, potreste anche procedere con una negoziazione assistita o un divorzio fai da te.

In mancanza, invece, di positivo riscontro da parte di Sua moglie, l’unica strada percorribile per Lei sarebbe quella di depositare in Tribunale una domanda autonoma di divorzio tramite un avvocato, instaurando un giudizio vero e proprio. E’ possibile che, in tal caso, Sua moglie decida di rimanere contumace nel processo (cioè di non costituirsi in giudizio tramite un proprio difensore), come pure è possibile che si costituisca formulando delle nuove e impreviste richieste (ad esempio di un assegno divorzile); tuttavia, Le evidenzio che tale percorso lascerebbe comunque aperta in qualsiasi momento la strada ad un accordo in corso di causa, sicché anche il divorzio da giudiziale potrà, in Tribunale, trasformarsi in consensuale.

note

[1] Art. 4 comma 16 L. 898/70.

[2] Art 6 d.l. n. 132/14 conv. con L. 162/14.

[3] Art 12 d.l. n. 132/14 conv. con L. 162/14.

[4] Circ. n. 6/15 del 24.05.15.

Autore immagine: 123rf com


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