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Lo sai che? Lastra di ghiaccio e sbandamento dell’auto: risarcimento negato

Lo sai che? Pubblicato il 22 giugno 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 22 giugno 2015

Se la causa dell’incidente è un caso fortuito non c’è più responsabilità oggettiva dell’ente proprietario della strada, ma è il danneggiato a dover dimostrare l’insidia o il trabocchetto.

Lastra di ghiaccio scivolosa sulla strada: chi risponde dell’eventuale danno provocato all’auto che è sbandata? È vero che l’ente pubblico ha la custodia delle strade di sua proprietà e, quindi, deve risarcire i danni arrecati dalla mancanza di manutenzione, ma è anche vero che laddove vi sia una situazione di totale impossibilità di controllo del bene – come nel caso della lastra di ghiaccio formatasi, all’improvviso, durante la notte sul tratto stradale – non si può più parlare di responsabilità oggettiva. È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente sentenza [1].

Esistono dei criteri – ricorda la Corte – alla luce dei quali valutare se l’ente pubblico sia in grado di intervenire tempestivamente in caso di pericolo per la circolazione formatosi sulla strada. Uno di questi è l’estensione della strada stessa: tanto più è lunga, tanto meno è possibile un controllo diretto, immediato e costante; anche la stessa opera di segnalazione e intervento richiede tempi più dilatati su vie più estese che su quelle piccole.

Un ulteriore requisito è anche la posizione geografica: una strada di montagna ha più possibilità di gelare di notte rispetto a una di pianura e se nel primo caso si può ben individuare la zona pericolosa ed eventualmente interdirla al traffico, nel secondo caso ciò non avviene così facilmente.

Ulteriori variabili sono le caratteristiche morfologiche della strada, i sistemi di assistenza, i mezzi tecnologici che influenzano le aspettative degli utenti, ecc.

Alla luce di ciò, la responsabilità del proprietario della strada può essere così sintetizzata:

– il custode della strada ha sempre una responsabilità oggettiva (che prescinde, cioè, dalla sua colpa o dolo) per i danni provocati dalla strada stessa, salvo nel caso in cui il danno sia stato determinato da un caso fortuito, cioè da un evento non prevedibile e non eliminabile immediatamente;

– l’imprevedibilità e l’ineliminabilità nell’immediato del caso fortuito può dipendere, come appena detto, dalla estensione della strada, dalla sua posizione geografica, dalle caratteristiche della via, ecc.;

– in presenza del caso fortuito non vi è più una responsabilità oggettiva [2] da parte del custode della strada. In tali casi, allora, questi risponde solo dei danni provocati da insidie o trabocchetti [3]. Con una conseguenza di carattere pratico molto importante: se in ipotesi responsabilità oggettiva è il proprietario della strada a dover dimostrare il caso fortuito, nella seconda ipotesi è il danneggiato a dover dimostrare il pericolo e l’insidia (si capovolge, insomma, l’onere della prova);

– nel caso della lastra di ghiaccio, tale pericolo viene fatto rientrare nell’ambito del “caso fortuito” e, dunque, il risarcimento viene negato se l’utente della strada non dimostra l’insidia o il trabocchetto.

note

[1] Cass. sent. n. 12082/15 del 19.06.2015.

[2] Art. 2051 cod. civ.

[3] Art 2043 cod. civ.

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 3, sentenza 19 maggio – 19 giugno 2015, n. 12802
Presidente Finocchiaro – Relatore Carluccio

Svolgimento del processo

1. La Provincia di Avellino propone ricorso per cassazione, affidato a un motivo, avverso la sentenza del Tribunale di Avellino (del 27 settembre 2011). Il Tribunale, in totale riforma della decisione del Giudice di pace, accolse la domanda di risarcimento, ex art. 2051 c.c., dei danni riportati dalla autovettura, di proprietà di D.C.G.G. , per effetto del sinistro causato da una lastra di ghiaccio su strada extraurbana provinciale, che P.P. stava percorrendo alla guida della suddetta autovettura alle 8 di mattina nel mese di gennaio.
D.C. si difende con controricorso.

Motivi della decisione

1. Il Tribunale, dopo aver richiamato la giurisprudenza in ordine alle strade pubbliche in riferimento all’art. 2051 c.c., ha ritenuto la responsabilità dell’Amministrazione provinciale per mancanza di prova del caso fortuito da parte della stessa. A tal fine ha richiamato, oltre al rapporto dei Carabinieri intervenuti sul luogo dell’incidente, la testimonianza del maresciallo (F. ) che aveva riscontrato la presenza di lastra nella posizione dietro la curva e l’assenza di segnaletica, sostenendo che l’Amministrazione aveva l’obbligo di assicurare i mezzi per scongiurare situazioni di pericolo data la stagione invernale. Ha ritenuto, poi, che dagli atti non emergeva alcun comportamento negligente del guidatore, non risultando contestata alcuna infrazione e non emergendo altrimenti l’andamento dell’autovettura a velocità non moderata.
2. Con l’unico motivo, la Provincia deduce la violazione e falsa applicazione degli artt. 2043 e 2051 c.c..
Sostiene che non può configurarsi il rapporto di custodia sulla base delle caratteristiche della strada, provinciale, fuori dal centro abitato, priva di quelle caratteristiche e dotazioni tecnologiche tali da poter utilizzare un concreto ed effettivo governo del bene da parte dell’ente proprietario, che assumono rilievo anche rispetto alle aspettative degli utenti. Mette in evidenza che il Tribunale non ha proprio considerato questo profilo, pure richiesto dalla giurisprudenza di legittimità.
Sostiene che non vi sarebbe la prova neanche ai sensi dell’art. 2043 c.c., non essendo sufficiente per l’insidia/trabocchetto la non visibilità, occorrendo la non prevedibilità, mentre, la presenza di ghiaccio era prevedibile (stagione invernale) ed evitabile con la normale diligenza adeguata alla situazione dei luoghi. In ogni caso, sostiene la ricorrente, sarebbe ravvisabile il fortuito costituto dalla condotta del danneggiato perché, se avesse proceduto a velocità moderata, avrebbe avvistato in tempo il pericolo e la velocità non adeguata sarebbe stata desumibile dai danni riportati dal veicolo. 2.1. Il motivo di ricorso è fondato e va accolto.
I principi che disciplinano la responsabilità da cosa in custodia possono così riassumersi.
La responsabilità per i danni cagionati da cose in custodia prevista dall’art. 2051 c.c., prescinde dall’accertamento del carattere colposo dell’attività o del comportamento del custode e ha natura oggettiva, necessitando, per la sua configurabilità, il mero rapporto eziologico tra cosa ed evento; tale responsabilità sussiste in relazione a tutti i danni da essa cagionati, sia per la sua intrinseca natura, sia per l’insorgenza in essa di agenti dannosi, essendo esclusa solo dal caso fortuito, che può essere rappresentato – con effetto liberatorio – anche dal fatto del danneggiato, avente un’efficacia causale tale da interrompere del tutto il nesso eziologico tra la cosa e l’evento dannoso (ex multiis, Cass. 7 aprile 2010 n. 8229, Cass. 5 dicembre 2008 n. 28811). Poiché la custodia è una relazione di fatto tra il soggetto e la cosa, tale potere non può essere a priori escluso in relazione alla natura demaniale del bene, ma neppure può essere ritenuto in ogni caso sussistente anche quando vi è l’oggettiva impossibilità di tale potere di controllo del bene, che è presupposto necessario per la modifica della situazione di pericolo. Se il potere di controllo è oggettivamente impossibile non vi è custodia e non vi è responsabilità della Pubblica Amministrazione, ai sensi dell’art. 2051 c.c. Indici sintomatici della impossibilità del controllo del bene demaniale sono la notevole estensione e l’uso generalizzato da parte degli utenti, e l’accertamento della possibilità o dell’impossibilità del controllo sono rimessi al giudice del merito. Per i beni del demanio stradale, la possibilità in concreto della custodia va esaminata oltre che in relazione alla estensione, anche in relazione alle caratteristiche, alla posizione, alle dotazioni, ai sistemi di assistenza, agli strumenti apprestati dal progresso tecnologico, che condizionano le aspettative degli utenti. Così, per le autostrade, destinate alla percorrenza veloce in condizioni di sicurezza, l’apprezzamento in ordine alla effettività del controllo, non può non condurre a ravvisare generalmente il rapporto di custodia. Allo stesso modo, per il demanio comunale, l’inserimento all’interno della perimetrazione urbana, costituisce figura sintomatica della possibilità dell’effettivo controllo.
Ove non sia applicabile la disciplina della responsabilità ex art. 2051 c.c., per l’impossibilità in concreto dell’effettiva custodia del bene demaniale, l’ente pubblico risponde dei danni da detti beni, subiti dall’utente, secondo la regola generale dettata dall’art. 2043 c.c., che non prevede alcuna limitazione della responsabilità della P.A. per comportamento colposo alle sole ipotesi di insidia o trabocchetto.
Tanto in ipotesi di responsabilità oggettiva della P.A. ex art. 2051 c.c., quanto in ipotesi di responsabilità della stessa ex art. 2043 c.c., il comportamento colposo del soggetto danneggiato nell’uso di bene demaniale (che sussiste anche quando egli abbia usato il bene demaniale senza la normale diligenza o con affidamento soggettivo anomalo) esclude la responsabilità della amministrazione, se tale comportamento è idoneo ad interrompere il nesso eziologico tra la causa del danno e il danno stesso, integrando, altrimenti, un concorso di colpa ai sensi dell’art. 1227 c.c., comma 1, con conseguente diminuzione della responsabilità del danneggiante in proporzione all’incidenza causale del comportamento del danneggiato.
(Cass. n. 15383 del 2006; n. 16770 del 2006; n. 20823 del 2006; n. 20827 del 2006, ex multis).
2.2. Il giudice di merito, nella specie, disattendendo tali principi, ha ritenuto provato il rapporto di custodia automaticamente, facendolo discendere dalla proprietà della strada in capo alla Provincia. Nessuna verifica ha compiuto in relazione alle caratteristiche, alla posizione geografica e morfologica, alle dotazioni, ai sistemi di assistenza ecc. dell’oggetto della custodia, da cui potersi ricavare un effettivo potere di controllo. In definitiva, non ha compiuto nessun vaglio concreto in ordine alla esistenza del rapporto di custodia. La stessa ritenuta necessità di segnaletica per la presenza di ghiaccio – risultata non esistente – prescinde completamente dalle caratteristiche morfologiche della strada e dalla sua ubicazione geografica.
Inoltre, il giudice di merito, non ha dato alcun rilievo alla particolarità dell’agente dannoso insorto (il ghiaccio), che ha reso la strada pericolosa, e alla possibilità del suo repentino formarsi, anche in luoghi normalmente non soggetti a tali fenomeni atmosferici. Né, inoltre, ai fini della valutazione del comportamento del danneggiato, ha dato alcun rilievo al principio di autoresponsabilità a carico degli utenti, gravati di un onere di particolare attenzione nell’esercizio dell’uso ordinario diretto del bene demaniale per salvaguardare la propria incolumità. E tanto nonostante il contesto di tempo e la stagione (ore 8 del mese di gennaio) suggerisse la prevedibile e possibile presenza di ghiaccio sulla strada.
2.3. In accoglimento del ricorso, la sentenza impugnata è cassata, con rinvio, anche per le spese del presente procedimento, al Tribunale di Avellino, in diversa persona, che deciderà la controversia applicando i principi di diritto suddetti.

P.Q.M.

La Corte di Cassazione accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese del presente giudizio, al giudice del Tribunale di Avellino, in diversa persona.


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