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Separazione coppie di fatto (conviventi) e affidamento dei figli

23 giugno 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 23 giugno 2015



La coppia non sposata che decide di separarsi può fare ricorso al Tribunale e come può regolare l’affidamento dei figli?

 

I partner conviventi, poiché non sono sposati non hanno bisogno di separarsi formalmente dinanzi ad un Giudice; pertanto, allo scioglimento del loro legame “di fatto” dovranno regolare privatamente i rapporti personali e patrimoniali.

In Italia non esistono leggi che disciplinano la separazione della coppia di fatto. Il vuoto normativo penalizza fortemente i conviventi perché, se il rapporto non funziona, questi non hanno la possibilità di tutelare i propri diritti al pari della coppia sposata che chiede la separazione.

La regolamentazione della situazione che si crea dopo la rottura della convivenza avviene dunque tramite accordi scritti, scritture privati e accordi verbali. Ma non ci sarà mai la forza della sentenza di un giudice.

Per fortuna, però, c’è un aspetto essenziale non trascurato dalla legge ed è quello dell’affidamento dei figli la cui tutela prescinde dall’esistenza o meno del vincolo matrimoniale fra i genitori. Difatti i figli naturali sono, per legge, perfettamente equiparati a quelli legittimi, con conseguente riconoscimento degli stessi diritti.

Ne deriva che i genitori non sposati, che vogliano formalizzare l’accordo sull’affidamento dei figli dopo la cessazione della convivenza, possono presentare un apposito ricorso al Tribunale. Si ricorda che oggi non è più competente il Tribunale per i Minorenni bensì il Tribunale ordinario del luogo del luogo in cui risiedono i figli.

Anche nel caso di figli nati fuori dal matrimonio, valendo gli stessi diritti dei figli di coppie sposate (tra cui il diritto alla bigenitorialità), la scelta deve essere quella dell’affidamento condiviso, salvo casi eccezionali.

È preferibile che le condizioni dell’affidamento siano già state oggetto di accordo tra i genitori e che l’accordo venga poi riversato nell’atto di ricorso.

Il giudice potrà essere chiamato a pronunciarsi non solo sull’affidamento e sul diritto di visita ma anche sul mantenimento dei figli, sulle spese e sull’assegnazione della casa familiare.

Difatti i genitori, per i solo fatto di esser tali, hanno l’obbligo di mantenere, istruire, educare e assistere moralmente i figli, nel rispetto delle loro capacità, inclinazioni naturali e aspirazioni.

Nel ricorso per affidamento dei figli nati da coppie di fatto non potranno invece essere inserite richieste relative agli aspetti personali e patrimoniali della coppia (per esempio divisione dei beni, assegno di mantenimento ecc.) in quanto essi, mancando il vincolo matrimoniale, ad oggi non riconoscono tutela nel nostro ordinamento.

Il ricorso per l’affidamento dei figli è facoltativo potendo bastare, laddove funzioni, l’accordo privato tra i genitori. Ma se le parti non riescono a trovare un accordo, il ricorso al giudice diventa essenziale per la tutela dei figli.

note

Autore immagine: 123rf com

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