Donna e famiglia Affidamento dei figli dopo la separazione: la guida

Donna e famiglia Pubblicato il 23 giugno 2015

Articolo di




> Donna e famiglia Pubblicato il 23 giugno 2015

Guida completa sui criteri per l’affido dei minori (nati fuori o dentro il matrimonio) a seguito della separazione dei genitori; le diverse modalità di affidamento: condiviso, esclusivo, superesclusivo e condiviso alternato.

 

La separazione dei genitori, che siano o meno sposati, è quasi sempre fonte di forti conflitti nella coppia, non solo quando c’è da stabilire la misura dell’assegno di mantenimento per i figli dovuto dal genitore che non vivrà stabilmente con loro, ma anche per via dei problemi che scaturiscono dall’affidamento della prole stessa. Come fa il giudice a stabilire a quale dei due genitori affidare i figli? L’affidamento esclusivo può essere concordato dai genitori o lo decide solo il tribunale? Cosa comporta avere l’affidamento esclusivo dei figli? Quali sono le diverse modalità di affidamento?

Cercheremo di dare risposta a tutte queste domande, non senza prima ricordare che l’intera normativa che ha subito nel tempo degli importanti mutamenti.

Affidamento dei figli: cosa prevede la legge?

Nell’ultimo decennio si è passati da un sistema che dava prevalenza, dopo la separazione, all’affidamento ad un solo genitore (di solito la madre) ed in via subordinata ad entrambi (cosiddetto affidamento congiunto), ad un sistema nel quale – recependo i principi già enunciati a livello internazionale [1] – l’affidamento ad entrambi i genitori (cosiddetto condiviso) rappresenta la regola ordinaria [2].

Si è voluto, così, assicurare ai minori il diritto alla bigenitorialità, ossia a mantenere, anche a seguito della crisi familiare, un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi i genitori, di ricevere da loro cura, educazione, istruzione e assistenza morale e di conservare rapporti significativi con tutti i parenti di ciascun ramo genitoriale [3].

 

A questo scopo il giudice deve:

– valutare in via prioritaria la possibilità che essi restino affidati ad entrambi i genitori (come avveniva prima della separazione della coppia)

– oppure stabilire a quale dei due essi vadano affidati [4].

Dunque, l’affidamento ad un solo genitore (cosiddetto esclusivo) rappresenta l’eccezione che potrà essere praticata solo quando l’affidamento all’altro si riveli, per le più svariate ragioni (che a breve vedremo), contrario all’interesse dei figli minori [5].

Quanto enunciato rappresenta un principio di carattere generale che va applicato con riferimento a tutti i figli e, perciò, non solo nell’ambito di procedimenti di separazione o divorzio dei genitori, ma anche di quelli di regolamentazione dell’affidamento dei figli nati fuori dal matrimonio. Principio, peraltro, rafforzato a seguito della più recente riforma sulla filiazione [6] che ha totalmente parificato la figura dei figli, eliminando la pregressa distinzione tra quelli naturali (cioè nati da coppie non coniugate) e legittimi (in quanto nati da coppie sposate).

Che significa avere l’affidamento esclusivo dei figli?

Di solito, si è istintivamente indotti a pensare che il genitore al quale il giudice abbia affidato i figli in via esclusiva possa decidere su tutto ciò che li riguarda senza dover interpellare l’altro. In realtà le cose non affatto in questi termini.

Cerchiamo allora di fare chiarezza.

Quando è stato introdotto l’affido condiviso [1], la legge prevedeva, per i casi in cui il giudice avesse disposto l’affido esclusivo, che entrambi i genitori mantenessero la potestà (ora responsabilità) sui figli e “le decisioni di maggiore interesse (relative all’istruzione , all’educazione e alla salute), fossero assunte di comune accordo.

In tali casi, il magistrato poteva semmai intervenire per tutelare il figlio, apportando dei correttivi all’esercizio da parte di entrambi i genitori della potestà (che restava comunque ferma).

Questa situazione ha creato non pochi problemi pratici per la difficoltà concreta di dover affidare da un lato la prole minorenne ad uno solo genitore e poi far ricadere su entrambi la potestà genitoriale.

Sicché, a riguardo, il Tribunale di Roma aveva già affermato [7] che, anche se l’affido ad un solo genitore non esclude l’esercizio congiunto della potestà genitoriale, le decisioni di maggiore interesse per i figli non possono essere assunte da entrambi i genitori se uno dei due non abbia affatto (o la abbia in forma ridotta) idoneità educativa; in questi casi, perciò, all’affidamento ad un solo genitore deve inevitabilmente conseguire l’esercizio esclusivo della potestà.

Tale conclusione è stata poi cristallizzata con l’entrata in vigore la legge che ha sancito l’uguaglianza giuridica di tutti i figli [6]. Sicché oggi:

– il genitore cui sono affidati i figli in via esclusiva – salva diversa disposizione del giudice – ha l’esercizio esclusivo della responsabilità genitoriale su di essi, con l’obbligo di attenersi alle condizioni stabilite dal magistrato;

– il genitore al quale non sono affidati i figli ha il diritto ed il dovere di vigilare sulla loro istruzione ed educazione e può ricorrere al giudice quando ritenga che siano state assunte decisioni pregiudizievoli al loro interesse;

– entrambi i genitori, salvo che non sia un diverso provvedimento, devono adottare insieme le decisioni di maggiore interesse per i figli [8].

Rimane, dunque, ancora oggi la necessità che le decisioni importanti siano prese da entrambi i genitori, sicché, in presenza di motivi di particolare gravità che rendano del tutto impraticabile la decisione congiunta sulle questioni di maggior interesse per la prole, il genitore affidatario potrà, semmai, richiedere un provvedimento di decadenza della responsabilità genitoriale [9].

Com’è regolato il diritto di visita in caso di affido esclusivo?

Quando i figli minori sono affidati ad un solo genitore, l’altro conserva il pieno diritto a frequentarli.

In tal caso, fatti salvi i casi in cui alla base del provvedimento di affido esclusivo vi sia una grave inidoneità genitoriale (si pensi ad esempio al caso in cui la prole abbia subito violenze dal genitore), il giudice dovrà sempre indicare i modi e i tempi di permanenza del minore presso il non affidatario, dovendo in ogni caso tener conto del diritto del figlio a mantenere un rapporto equilibrato e continuativo sia con la madre che con il padre [10].

Un genitore può chiedere l’affido esclusivo o spetta solo a giudice la scelta? 

Ciascuno dei genitori può, in qualsiasi momento, chiedere l’affidamento esclusivo dei figli minori [11].

Ma attenzione! Le motivazioni alla base di tale richiesta devono essere adeguatamente provate.

In altre parole non basterà che il genitore fondi la propria domanda sul semplice timore, o anche la convinzione, che l’altro genitore non sia in grado di assumersi le responsabilità derivanti dal suo ruolo, ma dovrà dar prova di come la condotta di quest’ultimo abbia pregiudicato, o possa fondatamente pregiudicare il futuro benessere dei figli.

Nel caso in cui, infatti, l’istanza di affido esclusivo si riveli palesemente infondata, il giudice potrà:

prendere dei provvedimenti nell’interesse dei figli che tengano in debito conto del comportamento del genitore richiedente (come quella di affidare il figlio solo all’altro genitore),

– condannare, anche d’ufficio (cioè senza che gli sia formulata una espressa richiesta) chi richiede l’affido al risarcimento del danno da responsabilità aggravata (con una somma determinata in via equitativa) per aver agito in giudizio con mala fede o colpa grave [12].

 

In altre parole, una richiesta di affido esclusivo priva di fondamento (magari formulata solo per ripicca nei confronti dell’ex) potrebbe addirittura avere un effetto boomerang nei confronti del genitore che l’abbia formulata. Come ha, infatti chiarito il Tribunale di Milano [13], il comportamento processuale del genitore che mantiene ferma la richiesta di affido senza fornire elementi a sostegno della sua domanda,” limita fortemente il libero esplicarsi del diritto dell’altro genitore ad allevare il figlio ed è contrario ai doveri di lealtà”.

Quando si può derogare all’affido condiviso?

Il giudice, dunque, ha piena facoltà di derogare al criterio generale di affidamento dei figli minori ad entrambi i genitori, disponendo quello in favore di un solo genitore.

Tale autonomia decisionale, tuttavia, non è assoluta e incondizionata; la scelta del magistrato, infatti, deve essere supportata da una corretta motivazione [5], mancando la quale il genitore interessato potrebbe legittimamente decidere di impugnare il provvedimento.

Il criterio che il giudice deve seguire – come affermato dalla giurisprudenza costante [14] – è quello della cosiddetta motivazione in negativo. In parole semplici si tratta di questo: poiché l’affido condiviso rappresenta la regola rispetto a quello esclusivo, per poter derogare ad esso, non basta che la decisione di affido ad un solo genitore si fondi sulla valutazione “in positivo” della idoneità del genitore affidatario (che nulla dice in merito alle capacità genitoriali dell’altro), ma occorre anche che il giudice fornisca una motivazione “in negativo” sulla:

inidoneità educativa del genitore che si vuole escludere dall’analogo esercizio della responsabilità sui figli

– e non rispondenza all’interesse della prole della modalità ordinaria di affidamento condiviso.

Ad esempio: è stata annullata una decisione che aveva negato l’affidamento condiviso ad una madre, condannata per calunnia nei confronti dell’altro genitore, in quanto il giudice non aveva motivato la inidoneità educativa della donna, quale genitore non affidatario [15]. I cattivi rapporti tra i genitori, infatti, non rappresentano (come a breve vedremo) una prova di inidoneità genitoriale tale da giustificare la scelta dell’affido esclusivo.

 

I genitori possono accordarsi per escludere l’affido condiviso?

Come ribadito in diverse pronunce [16] la regola dell’affido condiviso non ammette deroghe neppure nell’ambito di un accordo prodotto in un procedimento consensuale (di tanto abbiamo parlato nell’articolo: “Si può rinunciare all’affidamento dei figli?”). Ciò in quanto, il giudice, nel momento in cui decide in merito al tipo affidamento deve avere come obiettivo primario l’esclusivo interesse dei minori a ricevere l’istruzione, le cure e l’educazione di entrambi i genitori.

Il magistrato, dunque, salvo che non ravvisi fattori di rischio o di pericolo per una serena crescita dei figli (si pensi al caso in cui un genitore, consapevole del proprio stato di forte dipendenza dall’alcool, si dichiari in favore dell’affido esclusivo all’altro genitore, sentendo di poter costituire un pericolo alla incolumità dei figli) non è in alcun modo vincolato da una eventuale richiesta congiunta dei genitori di affido esclusivo ad uno solo di loro.

Tale principio vale per ogni genere di accordo che riguardi i figli che il giudice non è tenuto ad omologare nel momento in cui esso contrasti con il loro interesse; i provvedimenti sui figli minori , infatti, possono essere assunti anche d’ufficio, cioè senza che nessuno dei genitori formuli una espressa richiesta a riguardo (si pensi al caso in cui il tribunale decida di affidare a terze persone un minore che vive in una situazione di particolare degrado).

Quali sono i casi più frequenti di richiesta di affido esclusivo?

Sono molte le richieste di affidamento esclusivo dei figli da parte dell’uno o dell’altro genitore sulle quali i giudici si trovano a dover decidere.

Prima di procedere ad un esame delle più ricorrenti (ma anche le più problematiche), è bene chiarire che il magistrato è tenuto a valutare la inidoneità genitoriale (in grado giustificare la deroga all’affidamento condiviso) in modo oggettivo.

In parole semplici, la decisione del giudice deve tener conto di qualunque situazione, comportamento o condizione personale (anche involontaria) che imponga di tutelare l’equilibrio e lo sviluppo psicofisico dei figli (si pensi a situazioni di malattia psichica, alcolismo, tossicodipendenza).

Ma se vi sono situazioni nelle quali può apparire con maggiore evidenza l’inadeguatezza del ruolo genitoriale (ad esempio nel caso di violenza perpetrata sui figli) ve ne sono altre, di certo assai più frequenti, per le quali la scelta sul tipo di affidamento non appare altrettanto scontata.

Esaminiamo di seguito le più ricorrenti:

La conflittualità tra i genitori: l’affidamento condiviso alternato

Un principio ribadito in numerose pronunce [17] è che la litigiosità tra padre e madre non rappresenta di per sé una condizione di inidoneità genitoriale e, di conseguenza, non giustifica l’affidamento esclusivo. Si è detto, infatti, che far dipendere la scelta sul tipo affidamento dal rapporto (più o meno armonico) esistente tra padre e madre separati, finirebbe col subordinare il primario diritto dei figli a vivere pienamente la bigenitorialità alla qualità dei rapporti che vi sono fra padre e madre, i quali potrebbero anche (cosa che spesso avviene) usare il conflitto per limitare la piena relazione dell’ex con i figli.

Dunque, l’eventuale ostacolo all’affido condiviso, va individuato solo nell’ambito del rapporto diretto tra il singolo genitore e il minore, quando vi sia una concreta situazione di pregiudizio o anche di mero disagio per il figlio stesso tale da giustificare una limitazione alla regola generale dell’affido ad entrambi i genitori.

Vi sono, tuttavia alcune pronunce in senso contrario che, in presenza di un alto grado di litigiosità dei genitori giustificano:

– la scelta dell’affido esclusivo ritenendo che il grave conflitto tra gli adulti possa rappresentare un serio pericolo per l’equilibrio e lo sviluppo psicofisico dei figli (specie se in tenera età) [18]

o forme differenti di affidamento condiviso, come quella dell’affidamento alternato.

Di che si tratta?

Per capirlo occorre fare riferimento ad un recente provvedimento col quale il Tribunale di Ravenna [19], dinanzi ad una situazione di forte conflitto fra i genitori, ha disposto “l’affidamento condiviso dei figli ai genitori con collocamento alternato settimanale a rotazione annuale dei periodi presso gli stessi”.

Il Tribunale ha precisato che a questo tipo di collocamento conseguono gli obblighi per ciascun genitore nei periodi di rispettiva permanenza del figlio:

– di provvedere al mantenimento diretto del minore, fatta eccezione delle spese di natura straordinaria gravanti su padre e madre in parti uguali

– nonché di garantire all’altro almeno un contatto telefonico al giorno con il minore.

Il provvedimento in questione è apparso, sulla base delle conclusioni della ctu disposta nel caso concreto, l’unica soluzione in grado di tutelare al massimo la tranquillità e serenità del minore (di soli 6 anni) minacciata dal serio rischio che la forte litigiosità dei genitori, inasprita nelle occasioni di contatto tra loro, potesse ripercuotersi sulla serenità del figlio.

La distanza tra le residenze dei genitori e il trasferimento di residenza

In linea generale, si esclude che la distanza tra i luoghi di residenza dei genitori possa essere di per sé motivo per derogare all’affido condiviso [20].

Sta di fatto che essa rappresenta una situazione che presenta forti problemi pratici.

Il Tribunale per i Minorenni di Bologna, ad esempio, in una delle prime decisioni sul punto [21], ha evidenziato che il diritto dei minori alla bigenitorialità (espressamente riconosciuto dalla legge sull’affidamento condiviso) limita in modo significativo il diritto costituzionale di chiunque di fissare la propria residenza in qualunque parte del territorio nazionale, o all’estero.

Non di poco conto è poi il fatto che, se da un lato i genitori dovrebbero assumere di comune accordo la decisione sulla residenza abituale dei figli anche in caso di separazione, trattandosi di una decisione” di maggior interesse” ( insieme a quella su istruzione, educazione e salute), dall’altro lato la stessa legge prevede che “in presenza di figli minori, ciascuno dei genitori ha l’obbligo di comunicare all’altro, entro il termine perentorio di trenta giorni, l’avvenuto cambiamento di residenza o di domicilio [22], dovendo – in mancanza – risarcire il danno eventualmente verificatosi all’altro o ai figli per la difficoltà di reperire il soggetto.

Dunque, l’unico obbligo gravante sul genitore che decide di trasferirsi è quello di darne comunicazione all’altro, ma null’altro.

Come conciliare queste due norme?

Sul punto è intervenuta, proprio di recente, la Cassazione con alcune pronunce [23] che hanno chiarito come, il giudice non può imporre ad alcuno dei genitori di rinunziare al progetto di trasferirsi, che –come dicevamo – rappresenta un diritto garantito dalla Costituzione; egli può solo prendere atto delle decisioni a riguardo e regolarsi di conseguenza nell’assumere i provvedimenti sull’affido e il collocamento della prole nell’esclusivo interesse di questa (possiamo pensare, ad esempio, a dei provvedimenti che disciplinino con cadenza differente da quella infrasettimanale il diritto di visita del genitore che non collocatario).

In altre parole, se pure la scelta di uno dei genitori di trasferire altrove la residenza coi figli è insindacabile , il giudice deve valutare se la collocazione presso l’uno o l’altro dei genitori risponda al prioritario interesse della prole.

Nuova famiglia o nuova relazione dell’altro genitore

Anche la circostanza che l’altro genitore abbia inserito il figlio nella sua nuova famiglia non giustifica la deroga all’affido condiviso; a riguardo, il Tribunale di Milano, ad esempio, ha affermato [24] che l’inserimento graduale da parte dei genitori separati dei nuovi partner nella vita dei figli nati dalla precedente unione, corrisponde al loro benessere, sempre che tuttavia i genitori abbiano la premura di far comprendere ai minori che i nuovi compagni non sostituiscono l’altro genitore.

Si è anche escluso che la circostanza che un genitore viva una relazione omosessuale sia motivo per escludere l’affido condiviso, a meno che non venga provato che tale contesto familiare si traduca in comportamenti dannosi per il bambino. I giudici hanno affermato, infatti, che l‘omosessualità non esprime in sé alcuna inidoneità genitoriale; non ci si può, dunque, limitare ad evocare in giudizio modo generico ed astratto possibili ripercussioni negative sul piano educativo e sulla crescita del minore, senza allegare prove concrete (come certezze scientifiche o dati di esperienza) a fondamento della propria tesi. In tal caso, infatti, la richiesta di affido esclusivo sarebbe basata sul mero pregiudizio che la vita del minore in una famiglia composta da una coppia omosessuale sia di per sé dannosa per un suo sano sviluppo [25] (ne abbiamo parlato in questo articolo: “Affidamento a genitore omosessuale: non si può affermarne che è di danno al minore”).

Il coinvolgimento del figlio nella fede religiosa

Anche in tema di educazione religiosa dei figli, si è detto che l’eventuale cambiamento della fede religiosa da parte di uno dei genitori può incidere sull’affidamento nel caso in cui l’educazione secondo i principi del nuovo credo si riveli pregiudizievole all’interesse del minore in quanto effettuata in modo tale da avere un’incidenza (anche in ragione dell’età) sul suo processo evolutivo. Nel caso specifico, semmai, il giudice, nel disporre l’affido condiviso dei figli minori, può prevedere – nell’interesse di questi – specifiche prescrizioni e divieti a carico dei genitori (ne abbiamo parlato in questo articolo: “La separazione può incidere sull’educazione religiosa dei figli?”).

Ad esempio, non è stato ritenuto di ostacolo all’affido condiviso il comportamento di una madre collocataria di un minore preadolescente, divenuta testimone di Geova, che intendeva educare il figlio secondo il nuovo credo; in tal caso, il giudice ha confermato il provvedimento col quale aveva imposto alla donna di non coinvolgere il figlio nella propria scelta religiosa [26].

Il totale disinteresse (morale e materiale) del genitore: l’affido superesclusivo

La Cassazione, in molte pronunce [27], ha ritenuto un chiaro indice di inidoneità genitoriale in grado di giustificare la revoca dell’affido condiviso, il comportamento del genitore che non adempia all’obbligo di contribuire al mantenimento del figlio minore, si disinteressi completamente del suo benessere, non si preoccupi di conoscere, né tantomeno soddisfarne i bisogni, non ne rispetti la sensibilità.

Pertanto, è stato ritenuto legittimo disporre l’affidamento esclusivo o confermarne il permanere (anche in sede di successiva richiesta di modifica) quando il genitore non collocatario:

– abbia mancato di versare l’assegno di mantenimento

– o sia stato discontinuo nell’esercizio del diritto di visita.

Con riferimento a tale situazione di totale disinteresse per il figlio, i giudici hanno parlato per la prima volta di affido superesclusivo.

Questo rappresenta una forma di affido che concentra tutto l’esercizio della responsabilità genitoriale sull’altro genitore, sicché (in deroga a i principi generali) anche le scelte di maggior interesse per la prole (come quelle sulla salute e sulla istruzione) sono assunte solo dal genitore affidatario per evitare che la rappresentanza degli interessi del minore possa essere pregiudicata anche con riferimento a questioni di particolare importanza.

Il genitore non affidatario, in tal caso, conserverà:

– la responsabilità genitoriale nel tempo trascorso con i figli

– il potere-dovere di vigilare sulla loro istruzione ed educazione

– il potere di fare ricorso al giudice nei casi in cui il genitore affidatario assuma delle decisioni pregiudizievoli per la prole.

 

Il rifiuto del figlio di incontrare un genitore

Nel caso in cui sia il figlio a rifiutare l’incontro con il genitore, in genere viene data prevalenza alle ragioni del minore, a prescindere dalla circostanza che il rifiuto possa o meno essere stato indotto dal genitore con cui il minore convive (di tanto abbiamo parlato nell’articolo: “Mobbing familiare: quando un genitore ostacola il diritto di visita dei figli”). In pratica, poiché l’affidamento esclusivo può essere disposto solo nell’ interesse dei figli, il giudice può ben escludere l’affido condiviso quando il minore manifesti il fermo rifiuto di incontrare il genitore [28].

È bene chiarire, tuttavia, che un tale provvedimento non viene mai assunto senza che il giudice abbia prima tentato ogni strada per il recupero del rapporto tra il genitore e figli (con l’intervento dei servizi sociali e l’invio in mediazione familiare). Attenzione perciò, a non ostacolare mai la frequentazione tra i vostri figli e l’altro genitore: un simile comportamento finirebbe inevitabilmente col coinvolgere anche i minori in un percorso di sostegno (a volte di tipo psicologico) che, in molti casi, potrebbe essere loro evitato.

note

[1] Convenzione di New York del 20 novembre 1989 (ratificata e resa esecutiva con la L. 27 maggio 1991, n. 176 nel Preambolo recita: “Il fanciullo, ai fini dello sviluppo armonioso e completo della sua personalità, deve crescere in un ambiente familiare in un clima di felicità, di amore e di comprensione” e nell’art. 9, comma 3: “Il minore ha diritto di intrattenere regolarmente rapporti personali e contatti diretti con entrambi i suoi genitori, a meno che ciò non sia contrario all’interesse preminente del fanciullo” e Convenzione europea di Strasburgo del 25 gennaio 1996 (ratificata e resa esecutiva con L. 20 marzo 2003, n. 77) che individua nel minore un soggetto non più incapace di provvedere a se stesso e necessariamente oggetto di decisioni altrui, ma una persona titolare di una serie di diritti e protagonista delle sue scelte esistenziali.

[2] Legge 8 febbraio 2006, n. 54 recante “Disposizioni in materia di separazione dei genitori e affidamento condiviso dei figli”.

[3] Art. 155, comma 1, cod.civ.

[4] Art. 115, comma 2, cod.civ.

[5] Art. 155-bis cod. civ. e 337–quater cod. civ..

[6] Legge 10 dicembre 2012, n. 219 e D. Lgs 28 dicembre 2013, n. 154.

[7] Trib. Roma, l 5.10 2012.

[8] Art. 337-quater co. 3 cod. civ.

[9] Art. 330 cod. civ.

[10] Trib. Roma, 26.10. 2012.

[11] Art. 337 quarter co.2 cod. civ.

[12] Ai sensi dell’art. 96 cod. proc. civ.

[13] Trib. Milano, 4.03. 2011.

[14] Cfr. Cass. sent. n. 16593/08; n. 26587/09, n. 24526/10; n. 12308/10; n. 9632/15.

[15] Cass. sent n. 24841/10.

[16] Cfr. Trib. Bologna, 29.05. 2007; Trib. Bari, 10.10. 2008; Trib. Messina, 25.01. 2011 Trib. Varese, 21.01. 2013.

[17] Cfr. Cass. sent. n. 6129/15; n. 1730/15; n. 7477/14; n. 21591/12; n. 5108/12; 1777/12; n. 11062/11; n. 16593/08 e nella giurisprudenza di merito cfr.: Trib. Milano, Sez. 20.03. 2013; Trib. Milano, 13.02.2013; Trib. Roma, 10.01. 2013; C. App. Napoli 19.03 2010; Trib. Milano, 7.01. 2010; C. App. Bologna 24.11.2008; Trib. Firenze, 22.04.2006; C. App. Ancona, 22.11. 2006; C. App. Caltanissetta, 29.07.2006.

[18] Trib. Bassano del Grappa, 1.03.2013; C. App. Bologna, 26.02. 2010.

[19] Trib. di Ravenna, ord. del 15.01. 2015.

[20] Cfr. Cass. sent. n. 24526/10; Trib. Messina, 12.10. 2010; C.  App. Caltanissetta, 29.07.2006.

[21] Trib. Min.  Bologna, 6.02.2007.

[22] Art. 337 sexies.

[23] Cass., sent. n. 9633/15 del 12.05.15; e  n. 6132/15 del 26.03.15.

[24] Trib. Milano, 23.03. 2013.

[25] Cfr. Cass. sent. n. 601/13; n. 16593/08.; Trib. Bologna, 15.07.2008.

[26] Cass.  sent. n. 9546/12 e n. 24683/13.

[27]; C. App. Bologna, 7.05. 2008; Trib. Napoli, 23.09. 2008 ; Cass. sent. n. 26587/09; Trib. Verona, 11.02. 2009; Trib. Milano 2.02.2010; Trib. Milano, 10.02.2010 ; Trib. Novara, 11.02.2010; Cass. sent. n. 20075/11;  Trib. Roma, 25.11.2013; Trib. Vicenza, 2.04.2013; Trib. Bologna, 13.05. 2014.

[28] Cass. sent.  n. 18867/11 del 15.09.11.

Autore immagine: 123rf com


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI