Blocco stipendi: tra poche ore la sentenza della Corte Costituzionale

23 giugno 2015


Blocco stipendi: tra poche ore la sentenza della Corte Costituzionale

> Diritto e Fisco Pubblicato il 23 giugno 2015



Mancato adeguamento all’inflazione degli stipendi dei pubblici dipendenti: l’Italia appesa a un filo.

 

La Corte Costituzionale sta per pubblicare la sentenza sul blocco degli stipendi: la questione di costituzionalità, sollevata dal Tribunale di Roma e di Ravenna, ha ad oggetto la legge che, voluta nel 2010 dall’allora Ministro Tremonti, aveva paralizzato l’adeguamento degli stipendi dei pubblici dipendenti al costo della vita, rendendoli insensibili all’inflazione. La norma, varata per garantire la tenuta dei conti pubblici, si riferiva al triennio 2010-2013 ma poi era stata poi prorogata per il 2014 dal Governo Letta e ora anche Renzi l’ha estesa fino a tutto il 2015.

Se la Corte emetterà una sentenza di accoglimento, si parla di un buco di 35 miliardi di euro per le casse dello Stato: una cifra che, a confronto, la questione (simile peraltro) del blocco dell’adeguamento delle pensioni (anch’essa decisa, circa un mese fa, con una sentenza di incostituzionalità) sembrerà ben poca cosa.

Di tanto avevamo parlato già in “23 giugno: cosa rischia l’Italia”.

In pratica, lo Stato si troverà a dover restituire ai lavoratori dipendenti del comparto pubblico tutte le differenze retributive non pagate per quasi cinque anni: il che, considerato che l’Italia è uno degli Stati europei con il maggior numero di pubblici dipendenti, può far comprendere di quale buco stiamo parlando.

Insomma, tutto rinviato di qui a poche ore (o minuti?), quando la Corte deciderà di comunicare il proprio “dictat”. E c’è chi già teme che questo potrà far scattare la clausola di salvaguardia contenuta nell’ultima legge di Stabilità (aumento dell’Iva al 25,5%).

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