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Lo sai che? Autotutela: contro il rigetto, ammesso sempre il ricorso

Lo sai che? Pubblicato il 23 giugno 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 23 giugno 2015

Obbligo di autotutela per l’Agenzia delle Entrate anche se i termini per l’impugnazione dell’atto sono scaduti o se contro di esso è stato presentato ricorso con gli stessi motivi di censura.

Che fai se ti viene notificato un avviso di accertamento dell’Agenzia delle Entrate, per imposte non pagate, ma l’atto è palesemente illegittimo? Di certo, l’arma principale a tua difesa resta sempre quella del ricorso al giudice (Commissione Tributaria Provinciale); tuttavia, anche presentando una semplice istanza in autotutela, allo stesso Ufficio delle Entrate, è possibile sperare in un accoglimento. Ora però la Commissione Tributaria Regionale di Bolzano ha ampliato, con una recente sentenza [1], l’ambito di operatività di tale istituto, consentendone la presentazione tanto nel caso in cui i termini per proporre ricorso al giudice sono scaduti, tanto nell’ipotesi in cui gli stessi motivi di censura siano contenuti nell’atto di ricorso. Ma procediamo con ordine.

Cos’è l’autotutela

Il contribuente che ritiene infondata la richiesta di pagamento mossagli dall’Agenzia delle Entrate, può presentare le sue contestazioni all’ufficio che ha formato il ruolo chiedendone l’annullamento. Non esistono formule particolari per tale istanza, ma è necessario che essa sia adeguatamente motivata e specifichi l’atto impugnato e le ragioni della sua illegittimità.

Oggetto di annullamento d’ufficio possono essere non solo i tipici atti di imposizione quali gli avvisi di accertamento, di liquidazione, di irrogazione di sanzioni, ma anche tutti gli altri atti che comunque incidano negativamente nella sfera giuridica del contribuente – come il ruolo – e gli atti di diniego di agevolazioni fiscali o di rimborso di imposte indebitamente versate.

L’ufficio che riscontra l’atto illegittimo è tenuto ad annullarlo in base alle norme sull’autotutela [2]. Qualora l’istanza del contribuente sia stata prodotta mentre ancora non sono scaduti i termini per presentare ricorso, l’ufficio competente ha l’obbligo di comunicare al contribuente gli eventuali provvedimenti di annullamento, totale o parziale, del ruolo prima della scadenza dei suddetti termini, in modo da evitare l’eventuale instaurarsi del procedimento contenzioso su motivi di illegittimità dell’atto che la stessa Amministrazione riconosce fondati.

Se il provvedimento di autotutela comporta l’annullamento parziale della iscrizione a ruolo, l’ufficio competente deve comunicare tempestivamente anche l’ammontare delle maggiori imposte che restano dovute (cioè maggiori rispetto a quanto dichiarato ma minori in relazione all’atto annullato), nonché delle connesse sanzioni.

L’istanza per lo sgravio della cartella di pagamenti in autotutela non sospende di per sé il pignoramento e l’esecuzione forzata (ossia la riscossione esattoriale) delle somme indicate nella stessa.

La richiesta di autotutela, se accolta, porta all’annullamento dell’atto illegittimo con chiusura definitiva della controversia (se in corso).

Sì all’autotutela anche se il contribuente ha presentato ricorso al giudice

La sentenza in commento precisa che il contribuente, a cui sia stata rigettata l’istanza in autotutela, può impugnare tale diniego davanti al giudice anche se ha già presentato ricorso contro il medesimo atto alla Commissione Tributaria.

La vicenda è quella di un contribuente che, contro un avviso di accertamento, aveva proposto sia il ricorso al giudice, sia l’istanza in autotutela. Il primo era stato rigettato e contro la sentenza era stato presentato appello; anche l’autotutela era stata respinta, ma solo perché – a detta dell’Agenzia delle Entrate – i motivi erano gli stessi di quelli sollevati in appello.

È invece ammessa – si legge in sentenza – l’impugnazione del rigetto dell’istanza di autotutela anche in pendenza di giudizio davanti al giudice tributario sull’accertamento. Difatti, il diniego di autotutela è ammesso solo quando interviene una sentenza passata in giudicato favorevole al fisco. Insomma, se la sentenza non è ancora divenuta definitiva, non solo il contribuente può presentare l’istanza in autotutela, ma può anche argomentarla con le stesse contestazioni già presentate al giudice.

Sì all’autotutela anche quando l’atto non è più impugnabile

La CTR di Bolzano cita anche una circolare [3] nella quale si chiarisce che l’amministrazione finanziaria deve procede all’annullamento in autotutela del proprio atto illegittimo:

anche se quest’ultimo sia divenuto definitivo per avvenuto decorso dei termini per impugnare

– oppure anche se il ricorso è stato respinto con sentenza passata in giudicato per questioni di ordine formale (inammissibilità, irricevibilità)

– oppure anche se è in corso un giudizio sull’impugnazione dell’atto.

Infatti, ai fini dell’esercizio in autotutela non rilevano le varie vicende processuali cui l’atto stesso sia andato incontro, ma solo l’esito del riesame svolto dall’ufficio che lo ha emanato.

L’obbligo dell’autotutela

L’Agenzia delle Entrate è tenuta ad annullare in autotutela il proprio atto con la richiesta di pagamento quando essa è infondata in tutto o in parte. Si tratta – come ha chiarito in passato la Cassazione – di un vero e proprio obbligo per il fisco: in altre parole l’annullamento di un atto in autotutela non è facoltativo, ma doveroso per l’Agenzia delle Entrate, in quanto essa si pone di rispettare i principi costituzionali di imparzialità, correttezza e buona amministrazione.

note

[1] CTR Bolzano sent. n. 34/2015.

[2] Art. 2 quater del D.L. n. 564 del 1994; Decreto ministeriale n. 37 del 1997.

[3] Ag. Entrate circolare n. 198/98.

Autore immagine: 123rf com


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