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Alcoltest non funzionante: la prova è del conducente

23 Giu 2015


Alcoltest non funzionante: la prova è del conducente

> Diritto e Fisco Pubblicato il 23 Giu 2015



Guida in stato di ebbrezza: per contestare il risultato fornito dall’etilometro è necessario fornire la prova contraria a tale accertamento.

Anomalie sospette nell’alcoltest: come nel caso in cui le prove col “palloncino” vengano ripetute l’una dall’altra ad una distanza superiore ai consueti 5 minuti; come nel caso di incongruenza degli esiti delle due prove, se evidenziano una progressione sospetta ed insolita della seconda prova rispetto alla prima; come nel caso in cui le prove vengano effettuate accanto all’auto di servizio degli agenti, a pochi centimetri dalla radiomobile, che, secondo alcuni, potrebbe interferire sul test a causa delle onde elettromagnetiche prodotte. Ma è davvero sufficiente sollevare queste contestazioni?

No, secondo la Cassazione [1]: difatti, il conducente sospettato di guida in stato di ebbrezza deve anche fornire le prove specifiche del mancato funzionamento dell’etilometro.

Nella sentenza in commento, la Suprema Corte chiarisce anche che la preventiva prova con il precursore non è obbligatoria perché non prevista dal Regolamento di attuazione del codice della strada. Inutile quindi sollevare l’eccezione della sua mancata esecuzione: essa infatti è disposta dagli operatori per pura comodità, anche nell’interesse dell’automobilista, per evitare il test alcolimetrico con l’etilometro.

Inoltre, quanto alla distanza tra le due prove, un arco di tempo superiore rispetto ai previsti 5 minuti non può che risolversi in un vantaggio per il conducente che, nel frattempo, potrebbe aver assorbito il volume di alcol ingerito.

Con riferimento, infine, alla possibile interferenza delle onde della radio installata sull’auto degli agenti, la Cassazione precisa che, per tutte le questioni concernenti la metodologia ed il meccanismo dell’alcoltest, spetta al conducente fornire la prova contraria all’accertamento e, quindi, il non corretto funzionamento.

note

[1] Cass. sent. n. 26262 del 22.06.2015.

Autore immagine: 123rf com

Corte di Cassazione, sez. IV Penale, sentenza 13 marzo – 22 giugno 2015, n. 26262
Presidente Romis – Relatore D’Isa

Ritenuto in fatto

V.M. ricorre per cassazione avverso la sentenza, indicata in epigrafe, della Corte d’appello di Trieste di conferma della sentenza di condanna emessa nei suoi confronti dal Tribunale di Udine il 29.11.2012 in ordine al reato di guida in stato di ebbrezza.
Denuncia violazione di legge, nella specie dell’art. 186 co. 3 del C.d.S. art. 379 dei Reg al C.d.s. ed artt. 336 e 431 del c.p.p.. Si rileva che prima dell’esame dello stato di ebbrezza con l’etilometro non sono stati eseguiti gli accertamenti preventivi qualitativi non invasivi. Si obietta che non è stato pulito il boccaglio dell’etilometro, ed inoltre le due prove sono state eseguite distanziate l’una dall’altra di 10 minuti in violazione della disposizione di cui all’art. 379 del R. C.d.S.. Ed, infine, si espone che le due prove sono incongruenti negli esiti l’una rispetto all’altra, con una progressione sospetta ed insolita della seconda risultanza pari ad un dato di 1,32 g/It dei tutto non conferente rispetto alla prima che la precedeva dal punto di vista cronologico. Le prove alcolimetriche sono state eseguite accanto all’auto di servizio degli operanti ed a pochi centimetri di distanza dalla radiomobile con evidente interferenza delle onde elettromagnetiche prodotte dalla radio ivi installata.
Con il secondo motivo si denuncia altra violazione di legge per l’errata applicazione del giudizio di bilanciamento circostanziale e mancata concessione delle attenuanti generiche.
Con il terzo motivo la denunciata violazione di legge riguarda la eccessiva durata della sospensione della patente di guida.

Considerato in diritto

Il ricorso deve essere dichiarato inammissibile perché basato su censure ripetitive delle argomentazioni già sottoposte al vaglio dei giudice dell’appello, manifestamente infondate e, in gran parte, dedotte con formulazioni generiche concernenti apprezzamenti di merito incensurabili in questa sede.
Nella giurisprudenza di legittimità è stato affermato il seguente principio di diritto: “È inammissibile il ricorso per cassazione fondato su motivi che ripropongono le stesse ragioni già discusse e ritenute infondate dal giudice del gravame, dovendosi gli stessi considerare non specifici. La mancanza di specificità dei motivo, invero, deve essere apprezzata non solo per la sua genericità, come indeterminatezza, ma anche per la mancanza di correlazione tra le ragioni argomentate dalla decisione impugnata e quelle poste a fondamento dell’impugnazione, questa non potendo ignorare le esplicitazioni del giudice censurato senza cadere nel vizio di aspecificità conducente, a mente dell’art. 591 c.p.p., comma 1, lett. c), all’inammissibilità” (in termini, sez. 2 sent. n. 19951 del 15.05.2008, Rv. 240109; sez. 4 sent. n. 34270 del 3.07.2007, Rv. 236845; sez. 1 sent. n. 39598 del 30.09.2004 Rv. 290634Sez. 4, N. 256/98 – ud. 18/9/1997 – RV. 210157; nello stesso senso Sez. 4, N. 1561/93 – ud. 15/12/1992 – RV. 193046). II ricorso per cassazione deve rappresentare censura alla sentenza impugnata, criticandone eventuali vizi in procedendo o in iudicando: esso, quindi, non può consistere in una supina riproposizione delle doglianze espresse con l’appello, ma deve consistere in una critica alle ragioni in fatto e/o in diritto sulla cui scorta il secondo giudice ha ritenuto di dover disattendere il gravame.
Invero, tutti i motivi, oggetto del ricorso, sono stati trattati dalla Corte d’appello che li ha affrontati in maniera dei tutto esaustiva e condivisibile in quanto conformi al dato normativo ed alla giurisprudenza di legittimità.
Corretta è, infatti, la riposta data alla prima censura: la prova con il precursore non è obbligatoria in quanto non previsto dalla disposizione regolamentare (art. 379 Regolamento al C.d.S.) ed è eseguita dagli operatori per pura comodità, anche nell’interesse dell’automobilista, al fine di evitare il test alcolimetrico con l’etilometro. Parimenti, manifestamente infondata è la censura relativa alla irregolarità circa le modalità di esecuzione delle prove, come rileva la Corte d’appello sia con riferimento ad un apodittico rilievo circa la mancata sostituzione del boccaglio dell’etilometro o in ordine alla distanza temporale intercorsa tra le due prove, di dieci e non di cinque minuti l’una dall’altra, che, per altro, non essendo sanzionata da alcuna nullità può anche essere favorevole al conducente sottoposto a controllo, atteso che il trascorrere del tempo può determinare una diminuzione del tasso alcolemico nel caso in cui la curva di assorbimento dell’alcol sia in fase decrescente.
Corretta è l’osservazione della Corte triestina, anche con riferimento alla possibile interferenza delle onde della radio installata sull’auto degli agenti, secondo cui, in aderenza la richiamato indirizzo giurisprudenziale di legittimità indicato, relativamente alle questioni relative alla metodologia ed al funzionamento dell’apparecchiatura, allorquando l’alcoltest risulti positivo, costituisce onere della difesa fornire la prova contraria a detto accertamento.
Altrettanto condivisibile è la valutazione della Corte del merito della censura riguardante la quantificazione della pena, con riferimento alla mancata concessione delle attenuanti generiche.
Sul punto ritiene il Collegio di dover evidenziare che, secondo l’orientamento di questa Corte, condiviso dal Collegio, “in tema di attenuanti generiche, posto che la ragion d’essere della relativa previsione normativa è quella di consentire al giudice un adeguamento, in senso più favorevole all’imputato, della sanzione prevista dalla legge, in considerazione di peculiari e non codificabili connotazioni tanto del fatto quanto dei soggetto che di esso si è reso responsabile, ne deriva che la meritevolezza di detto adeguamento non può mai essere data per scontata o per presunta, sì da dar luogo all’obbligo, per il giudice, ove questi ritenga invece di escluderla, di giustificarne sotto ogni possibile profilo, l’affermata insussistenza. Al contrario, è la suindicata meritevolezza che necessita essa stessa, quando se ne affermi l’esistenza, di apposita motivazione dalla quale emergano, in positivo, gli elementi che sono stati ritenuti atti a giustificare la mitigazione del trattamento sanzionatorio” (Cass. sez. 1, 19.10.1992 n. 11361, rv 192381).
Orbene, nel caso di specie deve rilevarsi che nessun argomento a favore della tesi della concessione delle suddette attenuanti generiche è stato proposto o sviluppato dal ricorrente; e si deve altresì osservar che correttamente i giudici di merito, nel rigettare la richiesta di applicazione delle circostanze attenuanti generiche di cui all’art. 62 bis c.p., hanno fatto riferimento nell’esercizio del loro ampio potere discrezionale ai parametri di cui all’art. 133 c.p. evidenziando, per come si legge nella sentenza di primo grado le cui motivazioni si integrano con quelle del giudice di appello, alla gravità del fatto (ha provocato un incidente stradale), alla personalità dell’imputato gravato da due precedenti relativi a condanne per stupefacenti ed all’assenza di qualsivoglia comportamento processuale in qualche modo valutabile in favore dello stesso.
Congrua è, infine, la motivazione dell’impugnata sentenza in ordine alla censura relativa alla durata della sospensione della patente di guida.
Alla dichiarazione di inammissibilità del ricorso segue la condanna dei ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di € 1.000,00 in favore della cassa delle ammende.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di € 1.000,00 in favore della cassa delle ammende.


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