Che significa? | Articoli

Prelazione: che significa?

11 Maggio 2020
Prelazione: che significa?

La prelazione, ossia il diritto a farsi preferire ad altri nella stipula di un contratto o nel pagamento di un credito, è prevista da numerose norme di legge.

La prelazione consiste innanzitutto nel diritto a essere preferiti, a parità di condizioni, quando si stipula un contratto. Per esempio, quando desideri vendere un immobile potresti essere tenuto ad interpellare prima di tutto un determinato soggetto per chiedergli se intende acquistarlo al prezzo a cui desideri venderlo. Il diritto di prelazione può essere previsto da una norma di legge, che ne dispone l’obbligatorietà, oppure da un accordo contrattuale tra le parti. Nel primo caso, si parla di «prelazione legale», nel secondo invece di «patto di prelazione». Nel codice civile italiano si parla altresì di «cause di prelazione» per indicare quei diritti, definiti anche «privilegi», che sono riconosciuti a determinati creditori e che consistono nella facoltà di essere pagati dai propri debitori con preferenza rispetto ai creditori non privilegiati. Se ne hai quindi sentito parlare numerose volte e ti sei sempre chiesto la prelazione che significa, in questo articolo ti spiegheremo i vari significati e le singole applicazioni di tale concetto.

Perché la legge prevede la prelazione?

Ti starai forse chiedendo perché la legge prevede in alcuni casi che un soggetto sia preferito ad altri nella stipula di un contratto, come ad esempio una vendita. In altre parole, i privati non sono sempre liberi di contrattare con chi vogliono e come vogliono? Questa regola è valida nella maggior parte dei casi, ma in alcune specifiche situazioni la legge pone un freno all’autonomia e alla libertà negoziale dei privati per tutelare esigenze collettive. Pensa ad esempio al caso della prelazione per i beni di interesse storico, artistico e archeologico: se sei proprietario di un bene dichiarato di interesse artistico (ad esempio, un palazzo rinascimentale nel centro storico di una città d’arte) non potrai venderlo a chi vuoi, ma devi consentire allo Stato di esercitare la sua prelazione. La ragione consiste nell’evitare che beni facenti parte del patrimonio cultuale del Paese intero possano finire nelle mani di soggetti che non li valorizzino o non ne facciano fruire all’intera collettività.

Quando la legge prevede la prelazione?

Numerosi sono i casi di prelazione previsti dalla legge (cosiddetta «prelazione legale»). Alcuni di questi casi sono contenuti nel codice civile, alcuni in altre leggi. Tra quelle più comuni e nelle quali più facilmente potrai imbatterti sono:

1.    la prelazione in favore del coerede [1]: quando un soggetto muore, subentrano nella proprietà dei suoi beni gli eredi. Se gli eredi sono più d’uno, si instaura una comunione, ossia i beni appartengono a più persone contemporaneamente. Se uno di questi vuole vendere la propria quota, deve prima interpellare gli altri coeredi e offrirla in vendita a loro;

2.    la prelazione del partecipante all’impresa familiare [2], ossia quell’impresa che si instaura tra familiari che prestano il proprio lavoro in maniera continuativa nella famiglia. Qualora l’azienda venga trasferita o nel caso in cui cada in successione, i familiari partecipanti all’impresa hanno il diritto di acquistarla con preferenza rispetto a terzi estranei;

3.    la prelazione a favore dello Stato per il caso di alienazione a titolo oneroso di beni di interesse storico, artistico e archeologico [3];

4.    la prelazione agraria a favore dell’affittuario, mezzadro, colono o compartecipante di un fondo agricolo [4]nonché del proprietario coltivatore di un fondo confinante [5], purché lavorino il terreno da almeno due anni;

5.    la prelazione a favore dell’Ente parco per il caso di trasferimento a titolo oneroso della proprietà e di diritti reali sui terreni situati all’interno delle riserve e delle aree [6];

6.    la prelazione in favore dei soci per l’acquisto di azioni di nuova emissione [7].

Ho il diritto di prelazione su un appartamento in affitto?

Se vivi o lavori in un immobile in affitto ti starai chiedendo se hai diritto o meno alla prelazione nel caso in cui il proprietario intenda venderlo. La risposta varia a seconda che si tratti di locazione commerciale, ossia nel caso in cui l’immobile sia utilizzato per attività produttive (negozi, magazzini, alberghi ecc.) o che si tratti di locazione abitativa, ossia nel caso in cui l’immobile sia occupato per viverci. Vediamo dunque come cambia la prelazione nelle due situazioni:

1.       nel caso di locazione commerciale, è sempre stabilito un diritto di prelazione in favore del conduttore [8], salvo che si tratti di:

  • immobili utilizzati per lo svolgimento di attività che non comportino contatti diretti con il pubblico;
  • immobili destinati all’esercizio di attività professionali;
  • immobili destinati all’esercizio di attività temporanee;
  • immobili complementari o interni a stazioni ferroviarie, porti, aeroporti, aree di servizio stradali o autostradali, alberghi e villaggi turistici.

Tale diritto è peraltro irrinunciabile e quindi le parti non possono escluderlo contrattualmente. Se lo fanno, la relativa clausola è da considerarsi nulla e quindi priva di effetti. Pertanto, se il proprietario dell’immobile che tu occupi per un’esigenza commerciale lo sta vendendo e non ti ha avvisato formalmente con comunicazione scritta, potrai riscattare l’immobile e comprarlo tu stesso alle medesime condizioni. Alcune sentenze hanno però chiarito che non spetta il diritto di prelazione in caso di vendita di una quota soltanto dell’immobile. Pertanto, se l’immobile che occupi per lavorare è di proprietà di più soggetti e solo uno di questi vende la sua quota, non potrai esercitare la prelazione. La giurisprudenza ha anche affermato che il diritto di prelazione spetta altresì quando l’immobile era inizialmente adibito ad abitazione e ne sia stata mutata la destinazione d’uso solo in seguito;

2.       nel caso di locazione abitativa, invece, il diritto di prelazione è stabilito in favore dell’inquilino soltanto se [9]:

a.       il locatore intende vendere l’immobile alla prima scadenza del contratto;

b.      il locatore non possiede altri immobili oltre a quello in cui abita.

Nulla vieta alle parti, tuttavia, di prevedere il diritto di prelazione in ogni caso, anche al di fuori delle ipotesi sopra indicate, tramite una specifica clausola contrattuale.

Cos’è il patto di prelazione?

Oltre che dalla legge la prelazione può essere prevista:

1.    da un contratto: con il patto di prelazione un soggetto (cosiddetto «promittente») promette a un altro (cosiddetto «promissario») di preferirlo, rispetto a terzi a parità di condizioni, qualora deciderà di concludere, liberamente e discrezionalmente, un successivo contratto. Il patto di prelazione non può prevedere una durata superiore a 5 anni dell’impegno da parte del promittente. La prelazione volontaria, dunque, non comporta a carico del promittente alcun obbligo di contrarre, nel senso che questi resta pienamente libero di decidere se concludere o meno il contratto, senza che il promissario possa pretendere alcunché al riguardo; se però il promittente decide di stipulare il contratto, non può farlo con una terza persona ma deve dare prima la precedenza al beneficiario della prelazione. Il patto deve essere fatto con la stessa forma del contratto cui si riferisce;

2.    dallo statuto di una società: i soci possono stabilire che in caso di vendita di azioni o quote sociali il venditore debba prima interpellare e preferire rispetto ai terzi, a parità di condizioni, gli altri membri della compagine sociale.

Come funziona la prelazione?

La prelazione consiste nell’obbligo di avvertire un determinato soggetto (il «prelazionario»), individuato dalla legge o da un contratto, della tua intenzione di vendere un bene per permettergli di acquistarlo al riparo da eventuali concorrenti. Il beneficiario della prelazione, se intende avvalersi di questo vantaggio sulla concorrenza, ha l’obbligo di acquistare il bene alle stesse condizioni che il venditore intende imporre anche agli altri. Va da sé che colui in favore del quale è stabilita la prelazione non ha certo l’obbligo di avvalersene e quindi di acquistare il bene: di conseguenza, se non intenderà esercitare il proprio diritto di prelazione, il venditore sarà libero di contrattare con chi vuole. Per poter rispettare la legge o il contratto, il soggetto che è tenuto alla prelazione deve inviare un’offerta formale al beneficiario riguardo alla conclusione del contratto cui si riferisce la prelazione medesima: la comunicazione deve contenere tutte le caratteristiche del futuro affare. Dalla data della comunicazione deve decorrere un termine – diverso a seconda del tipo di prelazione di cui si tratta – entro il quale il prelazionario deve esercitare il suo diritto; decorso detto termine senza che il diritto sia stato fatto valere, il cedente è libero di trasferire il suo bene ad un terzo. L’accettazione del beneficiario non può contenere controproposte, ma deve indicare solo se egli accetta l’offerta così com’è: questo perché la prelazione opera solo a parità di condizioni contrattuali coi terzi. Al prelazionario quindi non spettano «sconti» sul prezzo o condizioni di favore.

Inadempimento dell’obbligo di preferire

Quando scatta l’inadempimento dell’obbligo di preferire? La prelazione non viene rispettata quando il promittente:

1.    stipula un contratto con un terzo senza avvertire il beneficiario della prelazione;

2.    contrae con un terzo senza rispettare il termine assegnato al prelazionario per una eventuale accettazione;

3.    conclude il contratto a condizioni più vantaggiose rispetto a quelle indicate nella comunicazione al prelazionario.

Se non viene rispettata la prelazione, il beneficiario ha la possibilità di riscattare il bene oggetto del contratto nonché di chiedere il risarcimento del danno se prova che il venditore ha inteso tenerlo all’oscuro dell’operazione. Nel caso di prelazione volontaria, però, non è possibile riscattare il bene: in tali casi, dunque, al beneficiario della prelazione che non sia stato preferito dal venditore spetterà solo il risarcimento del danno.

Cosa sono le cause di prelazione?

Le cause di prelazione sono anche dette «privilegi»: esse consistono nel diritto di un determinato creditore ad essere pagato per primo e con preferenza rispetto ad altri creditori non privilegiati. Le cause di prelazione sono stabilite:

  1. in base alla natura del credito: in altre parole, la legge prevede che il pagamento di determinati crediti sia più urgente di altri. L’esempio principale è costituito dalle retribuzioni dei lavoratori dipendenti: si presume che chi non ha altra fonte di sostentamento non possa rimanere senza il proprio stipendio e che quindi debba essere pagato prima rispetto ad esempio ad un fornitore o ad una banca;
  2. in base ad un vincolo di garanzia costituito dal debitore su uno o più beni di sua proprietà: si tratta dei pegni (sui beni mobili) e delle ipoteche (sui beni immobili).

Le cause di prelazione danno diritto al creditore di soddisfarsi con preferenza rispetto agli altri creditori sui beni del debitore, per cui se questi vengono pignorati e venduti all’asta, il relativo ricavato andrà ai creditori privilegiati fino ad esaurimento dei loro crediti.


note

[1] Art. 732 cod. civ.
[2] Art. 230-bis cod. civ.
[3] Artt. 60 e ss. decreto legislativo n. 42/2004.
[4] Art. 8, commi 1 e 3, legge n. 590/1965.
[5] Art. 7 legge n. 817/1971.
[6] Art. 15, comma 5, legge n. 394/1991.
[7] Art. 2441, comma 3, cod. civ.
[8] Art. 38 legge n. 392/1978.
[9] Art. 3, comma 1, let. g), legge n. 431/1998.

T.A.R. Bolzano, sentenza n. 203 del 10 settembre 2019.

Il provvedimento di prelazione da parte dello Stato relativamente a beni vincolati ai sensi del d.lg. n. 42/2004, riconducibile alla categoria dei provvedimenti ablatori reali di natura discrezionale, richiede – seppure in forma succinta – la motivazione circa la rilevanza dell’acquisto del bene, ai fini della funzione pubblica che questo deve svolgere nell’ottica dell’interesse pubblico storico-ambientale.

Trib. Massa, sentenza 12 novembre 2018, n.796

Non configurabile un diritto di prelazione ex art 38 L. 392/1978, laddove sia  alienata solo una quota ideale del bene ove si esercita l’attività imprenditoriale o commerciale, vista la volontà del legislatore di evitare che nello stesso soggetto si cumulino la qualità di comproprietario e conduttore; in tal senso lo scopo della norma, ossia favorire il consolidamento in capo al conduttore della proprietà del bene ove esercita la propria attività, laddove tale bene sia venduto per quote frazionate, risulterebbe comunque del tutto eventuale  anche se si consentisse la prelazione, poiché potrebbe conseguire solo ad una serie del tutto ipotetica e congiunturale di evenienze,  quali la successiva determinazione dei diversi comproprietari a cedere le proprie quote nella vigenza del contratto e la contemporanea perdurante determinazione del conduttore ad avvalersi del relativo diritto di prelazione.

Corte di Cassazione, sentenza n. 11964 del 16 maggio 2013.

Il diritto di prelazione e di riscatto, di cui agli artt. 38 e 39 della legge 27 luglio 1978, n. 392, a favore del conduttore di immobile adibito ad attività commerciale comportante contatti diretti con il pubblico degli utenti e consumatori, spetta anche nel caso in cui l’immobile locato avesse destinazione abitativa secondo il titolo autorizzativo originario ed il mutamento d’uso non sia stato assentito ai sensi della vigente normativa edilizia ed urbanistica, in quanto tale difformità del bene non determina l’illiceità dell’oggetto o della causa del contratto di locazione, salvo che questo non si ponga in diretto contrasto con vincoli di destinazione, rilevanti anche sul piano dei rapporti tra privati, contenuti nella legislazione speciale ovvero negli strumenti urbanistici generali o di attuazione.

Corte di Cassazione, sentenza n. 24559 del 2 dicembre 2015.

La violazione della clausola statutaria contenente un patto di prelazione comporta, in ragione della sua efficacia reale, l’inopponibilità ai soci e alla società della cessione della partecipazione sociale, nonché l’obbligo di risarcimento del danno. Essa non determina, invece, l’attribuzione del retratto, in quanto forma di tutela che deve essere espressamente prevista dalla legge, non suscettibile di analogia.

Corte di Cassazione, sentenza n. 12370 del 3 giugno 2014.

Non sussiste un danno “in re ipsa” in caso di violazione della clausola statutaria attributiva di un diritto di prelazione del socio per l’acquisto della partecipazione societaria poiché la stessa assolve ad una funzione organizzativa per un interesse sociale e non del singolo socio. Ne deriva che grava su quest’ultimo l’onere di allegare un suo specifico interesse all’acquisto della partecipazione societaria, rimasto pregiudicato dalla condotta violativa, e, solo in tal caso, può giustificarsi la eventuale liquidazione equitativa del danno ai sensi dell’art. 1226 c.c., in ragione della impossibilità o notevole difficoltà di una sua precisa quantificazione.

Corte di Cassazione, sentenza n.19968 del 30 agosto 2013.

Il conduttore d’immobile urbano a uso non abitativo, il quale, dopo la lesione del suo diritto di prelazione, per effetto di vendita del bene da parte del locatore senza la preventiva comunicazione dell’intento di alienare, non eserciti la facoltà di riscatto, nel termine all’uopo prescritto, può reclamare il risarcimento del danno, derivante dal mancato acquisto, non a titolo di responsabilità contrattuale, stante la carenza di nesso causale fra quell’inadempimento del locatore e il mancato acquisto, ma a titolo di responsabilità aquiliana del locatore medesimo o anche del terzo acquirente, ove vi sia stata una condotta dell’uno o dell’altro rivolta a indurlo a fidare nell’insussistenza del trasferimento e così a distoglierlo dall’onere di consultare i pubblici registri per acquisire notizia di detto trasferimento.

Corte di Cassazione, sentenza n. 12963 del 16 giugno 2005.

Disponendo l’art. 7, comma 1, l. n. 817 del 1971 che «detto diritto di prelazione» «spetta anche» «al coltivatore diretto, proprietario di terreni confinanti con fondi offerti in vendita […]», deve concludersi che il diritto di prelazione del confinante non è un nuovo, distinto, diritto subordinato ad altre condizioni, ma quello stesso «detto» (sopra, al precedente comma 1 dello stesso articolo) con riguardo all’affittuario, al mezzadro, al colono e al compartecipante. Tale diritto, pertanto, è soggetto, per il suo sorgere, alle stesse condizioni indispensabili perché sorga in capo all’affittuario, al mezzadro o al compartecipante insediato sul fondo in vendita il diritto di prelazione, e richiede, quindi, tra l’altro, la coltivazione biennale dei terreni agricoli confinanti di sua proprietà, senza che assuma rilevanza, al fine di escludere la necessità di detto requisito, l’uso nella norma del termine «terreno» in luogo del termine «fondo».

Corte d’Appello di Trento, sentenza n. 422 del 6 dicembre 2005.

Contratto in genere – Formazione ed elementi del contratto – Prelazione – Volontaria – Obbligo di denuncia – Inadempimento – Responsabilità civile – Danno – Risarcimento

La violazione dell’obbligo della denuncia (denuntiatio) a carico del soggetto promettente di prelazione volontaria, legittima il soggetto prelazionario al solo risarcimento del danno ricevuto.

Corte di Cassazione, sentenza n. 10435 del 18 luglio 2002. 

Contratto in genere – Formazione ed elementi del contratto – Prelazione – Convenzionale – Natura reale – Esclusione – Conseguenze – Esecuzione coattiva – Esclusione

La prelazione convenzionale non ha natura reale, ma obbligatoria e, non essendo riconducibile alla promessa di stipulare, non è suscettibile di esecuzione coattiva anche nei confronti del promittente. Pertanto, essendo efficace e vincolante per i soli contraenti e non anche per i terzi estranei, l’acquisto di questi ultimi dal promittente la prelazione, inadempiente al relativo patto, non è soggetto a caducazione a seguito della pretesa di riscatto esercitata dal promissario della prelazione, che è titolare solo dell’azione personale risarcitoria nei confronti dell’inadempiente.

Corte di Cassazione, sentenza n. 3571 del 12 aprile 1999. 

Vendita – Prelazione – Obblighi del promittente – Vendita ad un terzo

A differenza del contratto preliminare unilaterale, che comporta l’immediata e definitiva assunzione dell’obbligazione di prestare il consenso per il contratto definitivo, il patto di prelazione relativo alla vendita di un bene genera, a carico del promittente, un’immediata obbligazione negativa di non venderlo ad altri prima che il prelazionario dichiari di non voler esercitare il suo diritto di prelazione o lasci decorrere il termine all’uopo concessogli, ed un’obbligazione positiva avente ad oggetto la denuntiatio al medesimo della sua proposta a venderlo, nel caso si decida in tal senso. Questa obbligazione, nel caso di vendita ad un terzo del bene predetto, sorge e si esteriorizza in uno al suo inadempimento, sì che il promissario non può chiederne l’adempimento in forma specifica, per incoercibilità di essa a seguito della vendita al terzo, ma soltanto il risarcimento del danno, mentre, nel caso di promessa di vendita ad un terzo del medesimo bene, è ugualmente incoercibile, ai sensi dell’art. 2932 cod. civ., non configurando un preliminare.

Corte di Cassazione, sentenza n. 8199 del 22 luglio 1993.

Contratto in genere – Formazione ed elementi del contratto – Prelazione – Limitazione modalità esercizio potere alienazione – Facoltà dello stesso godimento della cosa

Il patto di prelazione, comportando solo l’obbligo di preferire, a parità di condizioni, l’altra parte nella conclusione di un eventuale contratto di alienazione del bene che ne è oggetto, limita solo le modalità di esercizio del potere di alienazione del soggetto vincolato (senza alcun pregiudizio per la sua libertà di decidere l’alienazione o meno del bene) e non anche le facoltà dello stesso di godimento della cosa, che può essere, pertanto, liberamente trasformata o modificata dal proprietario (nella specie, trattavasi della trasformazione di un ampio appartamento in due piccoli appartamenti).

Corte di Cassazione, sentenza n. 3466 del 19 maggio 1988. 

Vendita – Patto di prelazione – Efficacia obbligatoria – Conseguenze – Azione del contraente preferito contro i terzi acquirenti

La prelazione convenzionale, analogamente a quella legale, non ha natura reale, ma obbligatoria, e non essendo riconducibile alla promessa di stipulare è insuscettibile di esecuzione coattiva. pertanto, essendo efficace e vincolante per i soli contraenti e non per i terzi estranei, l’acquisto di questi ultimi dal promittente la prelazione, inadempiente al relativo patto, non è soggetto a caducazione a seguito della pretesa di riscatto esercitata dal promissario della prelazione, che è titolare soltanto dell’azione per sonale risarcitoria nei confronti dell’inadempiente.

Corte di Cassazione, sentenza n. 3124 del 1° aprile 1987.

Contratto in genere – Formazione ed elementi del contratto – Prelazione – Contratto preliminare (compromesso) – Differenze

A differenza del contratto preliminare unilaterale che comporta l’immediata e definitiva assunzione dell’obbligazione di prestare il consenso per il contratto definitivo, il patto di prelazione genera, a carico del promittente, una immediata obbligazione negativa, consistente nel non vendere ad altri la cosa oggetto del patto se non dopo che il prelazionario, debitamente interpellato, dichiari di non voler acquistare (o non dia alcuna risposta nel termine concessogli), ed un’obbligazione positiva, consistente nel vendere ove assuma una decisione in tal senso al prelazionario medesimo, al quale deve formulare la relativa proposta attraverso la denuntiatio. Questa obbligazione nel caso di vendita ad un terzo del bene oggetto del patto di prelazione sorge e si esteriorizza in uno al verificarsi del suo inadempimento, senza che dal promissario pretermesso possa conseguirsene l’esecuzione in forma specifica a norma dell’art. 2932 c.c., ma soltanto il risarcimento del danno, non essendo più coercibile a seguito della vendita al terzo del bene promesso.

Corte di Cassazione, sentenza n. 6005 del 12 novembre 1982. 

Contratto in genere – Formazione ed elementi del contratto – Prelazione – Efficacia obbligatoria – Trascrizione del patto – Opponibilità al terzo acquirente – Esclusione

La trascrizione del patto di prelazione non produce alcun modifica in termini di efficacia ordinaria del patto, che è e rimane essenzialmente obbligatoria. La trascrizione, quindi, non può rendere opponibile al terzo acquirente il diritto vantato dal promissario di essere preferito nell’ipotesi di vendita del bene.

Corte di Cassazione, sentenza n. 3009 del 13 maggio 1982.

Vendita – Patto di prelazione – Trascrizione – Effetti

L’eventuale trascrizione del patto di prelazione – costituente un contratto preliminare unilaterale di compravendita, con il duplice obbligo, a carico del promittente, della denuntiatio al promissario del proposito di addivenire alla vendita e di astenersi dalla relativa stipula con soggetti diversi dal promissario stesso senza averlo informato o, avendolo informato, senza attenderne la risposta nel termine all’uopo stabilito – nulla aggiunge alla sua ordinaria efficacia obbligatoria e non può, quindi, rendere opponibile al terzo acquirente il diritto (ad essere preferito) del promissario, che, in ipotesi di inadempienza del promittente, può solo agire contro di lui per il risarcimento del danno.

Corte di Cassazione, sentenza n. 2613 del 22 febbraio 2001.

Contratto in genere – Formazione ed elementi del contratto – Prelazione – Convenzionale – Trasmissibilità agli eredi del promittente e del promissario

L’obbligazione nascente dal patto di prelazione è, salva diversa ed espressa volontà delle parti, trasmissibile agli eredi sia del promittente che del promissario della prelazione, non trattandosi di una prestazione di fare collegata necessariamente ed indissolubilmente con la persona dell’obbligato.

Tribunale di Udine, sentenza 05 novembre 1983.

Contratto in genere – Formazione ed elementi del contratto – Prelazione – Convenzionale – Trasmissibilità agli eredi del promittente e del promissario

L’obbligo che scaturisce dal patto di prelazione, salvo diversa volontà delle parti, è trasmissibile iure heareditatis.

Corte di Cassazione, sentenza n. 5213 del 28 luglio 1983.

Contratto in genere – Formazione ed elementi del contratto – Prelazione – Convenzionale – Limite temporale – Mancata – Nullità

Deve ritenersi valida la prelazione stipulata senza l’apposizione di un limite temporale.

Corte di Cassazione, sentenza n. 3009 del 13 maggio 1982.

Contratto in genere – Formazione ed elementi del contratto – Prelazione – Convenzionale – Limite temporale – Mancata – Nullità

Non è nullo il patto di prelazione stipulato senza l’apposizione di un limite di tempo, nelle ipotesi di eventuale vendita (Sommario).

Corte di Cassazione, sentenza n. 22589 del 5 novembre 2010.

Contratto in genere – Formazione ed elementi del contratto – Prelazione – Interpretazione – Formulazione della “denuntiatio” – Necessità della forma scritta o sufficienza della forma orale – Indagine ermeneutica – Necessità

In tema di prelazione convenzionale, è necessario svolgere un’esauriente interpretazione del patto di prelazione – al lume degli artt. 1362 e ss. c.c., – per determinare se la relativa “denuntiatio” debba essere formulata per iscritto o possa essere data oralmente (1).

—–

(1) Secondo la Corte regolatrice, è ben possibile che il patto di prelazione sia configurato come mero interpello, con la conseguenza che la comunicazione dovuta all’onerato potrebbe in tale ipotesi non richiedere necessariamente la forma scritta. Non a caso, infatti, prosegue la decisione, la più autorevole dottrina è giunta ad affermare che nella prelazione convenzionale l’interpretazione del patto, anche con riferimento alla “denuntiatio”, è una “quaestio voluntatis”, da risolvere secondo i comuni canoni ermeneutici dettati dall’artt. 1362 e ss. c.c.

Corte di Cassazione, sentenza n. 1407 del 12 marzo 1981.

Contratto in genere – Formazione ed elementi del contratto – Prelazione – Convenzionale – Obbligo di comunicazione a carico del concedente (c.d. denuntiatio) – Contenuto

L’impegno pattizio di preferire un determinato soggetto nella conclusione di un affare (cosiddetta prelazione convenzionale) implica, in applicazione dei criteri evincibili dalle ipotesi di prelazione legale ed in difetto di diversa regolamentazione negoziale, l’obbligo di comunicare a detto soggetto tutti gli elementi della offerta pervenuta dal terzo, che si rendano necessari per dargli la piena consapevolezza dei termini dell’affare, e, quindi, la possibilità di valutare la convenienza o meno dell’esercizio della prelazione. Detta comunicazione, pertanto, non può limitarsi alla mera enunciazione dell’intenzione di addivenire a quell’affare, ma deve indicare gli elementi del contratto, si da tradursi in una vera e propria proposta contrattuale, ed eventualmente anche il nome del terzo, qualora tale indicazione, in relazione al riscontro di una volontà delle parti che assegni rilevanza all’intuitus personae, si appalesi necessaria per assicurare le indicate esigenze (nella specie, vertevasi in tema di patto di prelazione per il caso di vendita delle azioni, contenuto nello statuto di una società a base familiare).

Corte di Cassazione, sentenza n. 1407 del 12 marzo 1981.

Contratto in genere – Formazione ed elementi del contratto – Prelazione – Convenzionale – Obbligo di comunicazione a carico del concedente (c.d. denuntiatio) – Contenuto

Ai fini della validità della denuntiatio, attraverso la quale il prelazionario viene posto nelle condizioni di esercitare la prelazione, non è sufficiente la mera comunicazione del promittente di voler vendere, ma è necessaria la comunicazione puntuale dei termini relativi al contratto che si vuole concludere col terzo, ossia di una proposta conforme alle condizioni richieste dall’art. 1325 c.c., atteso che l’accettazione di tale proposta costituisce l’esercizio della prelazione da parte del promissario.

Corte di Cassazione, sentenza n. 1407 del 12 marzo 1981.

Contratto in genere – Formazione ed elementi del contratto – Prelazione – Convenzionale – Obbligo di comunicazione a carico del concedente (c.d. denuntiatio) – Contenuto

Anche l’indicazione del nome del terzo può considerarsi elemento essenziale della denuntiatio, allorché particolari circostanze conferiscano rilevanza all’intuitus personae.

Corte di Cassazione, sentenza n. 2613 del 22 febbraio 2001.

Contratto in genere – Formazione ed elementi del contratto – Prelazione – Convenzionale – “Denuntiatio” – Proposta Ferma

La denuntiatio effettuata in adempimento degli obblighi scaturenti da un patto di prelazione va ricostruita come proposta ferma e la sua accettazione da parte del promissario nello spatium dehberandi concessogli porta alla immediata conclusione di un contratto preliminare.

Tribunale di Perugia, sentenza 08 marzo 1982.

Contratto in genere – Formazione ed elementi del contratto – Prelazione – Convenzionale – “Denuntiatio” – Caratteri – Irrevocabilità

La denuntiatio, che si estrinseca nella comunicazione da parte promittente della volontà di vendere il bene ad un prezzo determinato, si configura come proposta contrattuale irrevocabile.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube