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Accertamento e ispezione della finanza: pretendi l’autorizzazione

24 giugno 2015


Accertamento e ispezione della finanza: pretendi l’autorizzazione

> Diritto e Fisco Pubblicato il 24 giugno 2015



Guardia di finanza, evasione fiscale, diritti del contribuente, pvc e avviso di accertamento: per l’ispezione con accesso presso la sede del contribuente i funzionari devono essere muniti dell’autorizzazione preventiva del loro superiore gerarchico.

L’accesso della Guardia di Finanza presso la sede del contribuente, finalizzato all’accertamento e alla ricerca di documenti da cui trarre le prove dell’evasione fiscale, è certamente uno strumento particolarmente invasivo che il fisco ha nelle proprie mani: esso, pertanto, può essere svolto solo entro determinate garanzie per il contribuente e, tra queste, vi è la necessaria autorizzazione preventiva rilasciata, ai verificatori, dal superiore del funzionario che procede.

I funzionari che accedono presso la sede del contribuente possono controllare tutti i locali dell’azienda o dello studio, in modo da avere una piena conoscenza della “dimensione” strutturale ed organizzativa dell’attività lavorativa del contribuente. In questo modo i verificatori possono riscontrare il personale dipendente impiegato, eventuali diverse aree per fasi di lavorazioni specifiche, gli uffici amministrativi, i magazzini merci, i ripostigli, l’esistenza di specifici beni strumentali, eccetera. Elementi che potrebbero anche dimostrare una realtà differente rispetto ai dati contabili dichiarati.

I diritti del contribuente

L’accesso – come appena detto – deve essere previamente autorizzato dal superiore gerarchico dei verificatori: pertanto il singolo funzionario o militare procedente non può, di proprio arbitrio, decidere chi scegliere come “vittima” dei controlli.

Di tale autorizzazione il contribuente può chiedere prova documentale.

Il contribuente, inoltre, può esigere di conoscere lo scopo della visita. Nessun “segreto d’ufficio”, dunque, può giustificare il silenzio degli accertatori che dovranno essere precisi e motivare le ragioni del proprio accesso.

Gli accertatori devono inoltre chiarire se la verifica è d’iniziativa, a richiesta, e devono specificare, in tale ipotesi, l’Organo richiedente, il criterio selettivo adottato nel caso specifico ovvero la tipologia di attivazione del servizio e dell’oggetto dell’intervento.

Delle operazioni di verifica gli accertatori devono redigere un verbale accurato contenente le osservazioni ed i rilievi mossi dal contribuente e dal professionista che eventualmente lo assista (avvocato o commercialista).

Il PVC

Alla conclusione delle verifica viene redatto un verbale (Pvc) contenente tutte le contestazioni rilevate. Esse vengono di norma suddivise per periodo di imposta.

L’avviso di accertamento

A questo punto è il momento di portare i risultati dell’accesso in ufficio e verificare se vi sia stata effettivamente l’evasione. Al contribuente è data la possibilità, nei 60 giorni successivi, di presentare note.

Pertanto, secondo un orientamento ormai inaugurato con una recente sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione [1], l’eventuale avviso di accertamento non può essere emesso prima del decorso di 60 giorni dal rilascio del processo verbale di chiusura delle operazioni, salvo casi di particolare e motivata urgenza. Se viene emesso prima, l’accertamento è illegittimo.

Il “motivo di urgenza” che consente la riduzione di tale termine dei 60 giorni non può essere la decadenza del periodo di imposta e, quindi, il rischio di non poter più notificare l’accertamento, poiché in realtà rappresenta solo incuria, negligenza o inefficienza dell’azione di controllo avviata a ridosso del termine [2].

note

[1] Cass. S.U. sent. n. 18814/2013.

[2] Cass. sent. n. 3142/2014, n. 2279/2014, n. 1869/2014.

Autore immagine: 123rf com

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