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Contratto a tempo determinato “in nero”: tutele per il dipendente


> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 giugno 2015



Sono stato assunto con contratto a tempo determinato dopo un periodo di lavoro “in nero” nella stessa azienda. Il contratto è legittimo? Quali tutele ho?

Secondo quanto stabilisce la legge, il contratto a termine deve essere firmato dalle parti prima o contestualmente all’inizio del rapporto di lavoro e, soprattutto, il termine di scadenza deve risultare sempre per iscritto: diversamente il rapporto deve considerarsi a tempo indeterminato.

Il contratto a termine è quel contratto con il quale le parti stabiliscono una specifica durata del rapporto di lavoro, prevedendo che, alla scadenza, questo cessi automaticamente.

Spesso tuttavia accade che l’azienda, prima di assumere il lavoratore, lo faccia lavorare per un periodo (più o meno breve) senza alcuna regolarizzazione, al fine di testarne le capacità.

Questo comportamento è gravemente illegittimo, innanzitutto perché viola le norme in materia di assunzione, fiscali e contributive, ma soprattutto comporta la nullità del contratto a termine successivamente concluso e la sua immediata trasformazione in rapporto a tempo indeterminato, fin dall’inizio della collaborazione.

Le norme che disciplinano il rapporto di lavoro a termine prevedono infatti che il contratto a termine debba essere stipulato per iscritto e firmato dalle parti precedentemente o, al più tardi, contestualmente all’inizio del rapporto di lavoro.

Pertanto se il lavoratore ha prestato per un certo periodo attività lavorativa non regolarizzata in azienda e può dimostrare con testimoni tale circostanza, potrà impugnare il contratto a termine successivamente concluso, denunciando la nullità del termine in esso stabilito e pretendere la conversione del rapporto in lavoro a tempo indeterminato.

I testimoni, in particolare, dovranno confermare che il lavoratore ha prestato la propria attività in azienda per quel determinato periodo precedente l’assunzione, con un determinato orario di lavoro e svolgendo determinate specifiche mansioni. Importanti testimoni potranno quindi essere i colleghi di lavoro, i fornitori, gli studi commercialistici e di consulenza con cui l’azienda tiene rapporti e con i quali, ad esempio, il lavoratore abbia scambiato email o conversazioni telefoniche.

note

[1] Art. 1, l. 230/1962 e successive modifiche.

Autore immagine: 123rf com

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