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Il recupero crediti dell’avvocato passa per la negoziazione assistita

25 giugno 2015


Il recupero crediti dell’avvocato passa per la negoziazione assistita

> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 giugno 2015



L’avvocato che agisce in causa per ottenere il pagamento della propria parcella non è tenuto ad avviare la procedura di negoziazione assistita solo quando procede con decreto ingiuntivo o quando la controparte è un consumatore e non un’impresa.

Parcelle non riscosse: se l’avvocato fa causa alla società propria cliente per ottenere il pagamento della parcella per l’attività svolta in suo favore, è necessario che prima proceda con la negoziazione assistita. Sempre a condizione che il valore della lite non superi 50 mila euro. Lo ha precisato il Tribunale di Verona con una recente ordinanza [1].

Tutte le volte, infatti, in cui chi agisce per il recupero dei propri crediti non utilizzi lo strumento del decreto ingiuntivo (optando, piuttosto per la causa ordinaria) e il debitore non sia un consumatore [2], è necessario inviare l’offerta alla controparte con cui la si invita a una procedura di negoziazione assistita dagli avvocati.

Non importa – si legge nel provvedimento in commento – che, in questo caso, la parte che agisce (ossia l’avvocato) sia anche parte sostanziale del processo. È infatti vero che la nuova normativa nega la necessità della negoziazione tutte le volte in cui la parte può stare in giudizio personalmente [3], ma tale deroga si riferisce solo a quelle cause in cui il creditore agisce davanti al giudice di pace per liti di valore non superiore a 1.100 euro [4] o a quelle avviate col rito sommario speciale previsto in materia di liquidazione degli onorari e dei diritti di avvocato [5]; solo in questi ultimi due casi non si applica l’obbligo della negoziazione assistita.

In sintesi: se si tratta di una causa con rito ordinario, se il debitore non è un consumatore e il valore della lite non supera 50 mila euro, l’avvocato che voglia agire per farsi pagare l’attività non può rivolgersi direttamente al giudice, ma deve passare prima per la negoziazione assistita.

note

[1] Trib. Verona ord. del 18.06.2015.

[2] Nel qual caso opera la deroga dell’art. 3, co. 1, d.l. n. 132/14, in forza del quale la negoziazione assistita non si applica alle controversie concernenti obbligazioni contrattuali derivanti da contratti conclusi tra professionisti e consumatori.

[3] Art. 3 co. 7, d.l. n. 132/14.

[4] Art. 82 cod. proc. civ.

[5] Art. 14 d.l. n. 150/11.

Autore immagine: 123rf com

TRIBUNALE CIVILE E PENALE DI VERONA

Il Giudice Dott. Massimo Vaccari

Ha emesso la seguente

ORDINANZA
ai sensi dell’art. 702 ter c.p.c.

nella causa civile di primo grado promossa con ricorso depositato in data 4 marzo 2015 M – in proprio

RICORRENTE

contro
M, assistita e difesa dall’avv. …

RESISTENTE

A scioglimento della riserva assunta all’odierna udienza; Rilevato Che

La ricorrente ha convenuto in giudizio davanti a questo Tribunale la M s.r.l. per sentirla condannare al pagamento in proprio favore della somma complessiva di euro 8.400,74, a titolo di compenso per due distinte attività di assistenza stragiudiziale che la ricorrente ha assunto di aver svolto, su incarico della resistente, una nel corso di un procedimento di mediazione e l’altra nel corso di un procedimento di atp.

La causa rientra tra quelle per le quali la procedura di negoziazione assistita costituisce condizione di procedibilità della domanda giudiziale, ai sensi dall’art.3 comma 1, del d.l. 132/2014, convertito dalla legge 162/2014 ed entrato in vigore il 9 febbraio di quest’anno. A tale conclusione si giunge alla luce delle seguenti considerazioni:

– la somma oggetto della domanda di parte ricorrente, anche tenendo conto di quanto eventualmente spettante a titolo di interessi di mora, rientra nel limite dei cinquantamila euro fissato dalla predetta norma;
– la resistente non ha la qualità di consumatore, avendo natura di persona giuridica, e pertanto non trova applicazione la clausola di esclusione di cui all’ultimo periodo dell’art. 3 comma 1, d.l. 132/2014;

– la presente controversia non è riconducibile alla categoria di quelle per le quali le parti possono stare in giudizio personalmente e alle quali, ai sensi del comma 7 dell’art. 3, d.l. 132/2014 non si applica la disposizione di cui al comma 1.
Infatti quest’ultima previsione deve ritenersi limitata alle cause di cui all’art. 82 comma 1, c.p.c. o a quelle di cui all’art. 14 d.lgs.150/2011, dovendosi quindi ritenere che, qualora una delle parti scelga il rito sommario speciale previsto da quest’ultima disposizione, non occorra esperire preventivamente la procedura di negoziazione assistita.

Può peraltro escludersi che ricada nell’ambito di applicazione della norma da ultimo citata anche l’ipotesi, come quella di specie, in cui l’avvocato stia in giudizio senza il ministero di altro difensore, avvalendosi del disposto dall’art. 86 c.p.c. In tale ipotesi infatti l’avvocato è contemporaneamente parte e difensore, a differenza della parte che sta in giudizio personalmente.

P .Q.M.

Fissa alle parti il termine di quindici giorni, a decorrere dalla comunicazione della presente ordinanza per la comunicazione dell’invito di cui all’art. 4, comma 1, del d.l. 132/2014 e rinvia la causa all’udienza del 15 ottobre 2015 h.09.30.
Verona 18/06/2015

Il Giudice

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