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Figlio da coppia non sposata: se un genitore non vuol riconoscere il bambino

27 giugno 2015 | Autore:


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Figli naturali: quali le possibili tutele se uno dei genitori non intende riconoscere il minore? Lecito l’accordo che esclude uno dei genitori dalla vita del figlio?

 

Coppia non sposata: se dalla relazione di fatto nasce un figlio e la donna vuole il bambino e l’uomo invece no, cosa succede? Può essere valido l’accordo, tra i due, con cui la madre si impegna a non chiedere nulla, per il futuro, al padre (in termini di denaro e assistenza), consentendogli così di dileguarsi nel nulla? A questa e a tante altre interessanti domande daremo risposta in questo lungo e approfondito articolo dal taglio pratico.

La notizia di un bebè in arrivo non è sempre un motivo di gioia per i futuri genitori. Anzi, in alcuni casi essa può scatenare uno stato di vero e proprio panico nella coppia, specie quando sia frutto di un rapporto meramente occasionale, magari avuto in età ancora acerba o fuori dal matrimonio.

Accade così che molte donne (se non spesso ragazzine) si trovino a decidere da sole se portare avanti o meno una gravidanza, o, a volte, a preferire (per le più svariate ragioni) che il padre non faccia parte della vita del figlio.

Cosa prevede la legge in questi casi?

Esaminiamo le differenti situazioni che facilmente possono venirsi a creare tra i futuri genitori alla notizia di una gravidanza inattesa e, tante volte, indesiderata, tenendo presente che il riconoscimento del bambino rappresenta un atto essenziale per poter garantire ogni forma di tutela al figlio e al genitore che se ne prenderà cura.

Se il bambino non è ancora nato

Anzitutto va chiarito che, per poter riconoscere il figlio occorre che questo sia venuto al mondo.

Se pure, infatti, la legge [1] prevede la possibilità di riconoscere (con una apposita dichiarazione) il figlio nato fuori dal matrimonio prima della sua nascita (ma sempre a concepimento avvenuto), tale diritto si considera attribuito solo se il bambino nasca e, in ogni caso, la dichiarazione può essere formulata dalla madre o dai genitori insieme, mentre per il riconoscimento da parte del solo padre occorre il preventivo consenso della madre che abbia già effettuato la dichiarazione.

Si tratta, nello specifico, di una particolare forma di riconoscimento dettata dall’esigenza di tutelare il nascituro in vista di probabili eventi sfavorevoli (come, ad esempio, il sopravvenire di uno stato di incapacità del padre a seguito di una malattia già nota).

Se il padre non vuole riconoscere il figlio

Se, alla nascita del bambino, il padre rifiuta di riconoscerlo, la madre dovrà attivare in tribunale un’apposita procedura di accertamento della paternità naturale, al fine di ottenere una dichiarazione giudiziale di paternità [2]; tale procedura può essere intrapresa, in caso di morte del presunto padre, anche nei confronti degli eredi di questo.

Si tratta di un’azione giudiziaria che può essere promossa in qualsiasi momento dal figlio o, se minore, dal genitore (o altro soggetto) che ha la responsabilità su di lui, e dagli eredi di questo entro due anni dalla sua morte.

Sul piano strettamente pratico, il rifiuto del padre di riconoscere il figlio non rappresenta un ostacolo alla pronuncia di filiazione naturale da parte del tribunale.

Se pure è vero, infatti, che non basta la sola dichiarazione della madre o della esistenza di rapporti fra questa e il presunto padre all’epoca del concepimento, la prova può essere data con ogni mezzo (analisi ematiche o genetiche, che possono essere anche disposte d’ufficio dal giudice). E, in caso di rifiuto dell’uomo di sottoporsi agli esami richiesti, il tribunale potrà dare valore di prova della paternità, unitamente ad altri elementi raccolti, al rifiuto del presunto genitore [3].

Sarebbe dunque inutile per l’uomo (se non addirittura controproducente) non collaborare pienamente all’accertamento giudiziale della paternità.

Una volta ottenuta la sentenza che dichiara la paternità naturale (o anche una volta che il padre abbia effettuato in modo volontario il riconoscimento del figlio), la madre potrà chiedere giudizialmente il rimborso delle spese sostenute sino ad allora per crescere il bambino.

Come più volte ribadito dai giudici [4], infatti, l’obbligo di mantenimento dei figli (anche se nati fuori dal matrimonio,) gravante su entrambi i genitori, sorge automaticamente sin dalla loro nascita e per il solo fatto di averli generati e non viene meno quando il figlio sia riconosciuto da un solo genitore. Tale obbligo permane fino a quando i figli non siano divenuti economicamente autosufficienti (ne abbiamo parlato in questo articolo: “Figlio da una relazione di fatto: va mantenuto?”).

Se la madre vuole escludere il padre dalla vita del figlio

Ci sono poi situazioni, invero non tanto rare, in cui è proprio la madre a preferire che il bambino cresca senza il padre (si pensi ai casi in cui il concepimento sia avvenuto con un perfetto estraneo, a seguito di una violenza o con una persona sulla quale non si ripone alcun tipo di affidamento) e sarebbe disposta a promettere all’uomo che non pretenderà mai nulla da lui purché scompaia dalla vita del figlio.

Anche in tali casi fa da spartiacque il fatto che il figlio sia stato o meno riconosciuto dal padre.

Senza il consenso della madre, infatti, il padre potrà riconoscere il figlio solo dopo essersi rivolto al tribunale per ottenere l’autorizzazione al riconoscimento; il giudice in tal caso – in mancanza di opposizione da parte della madre – pronuncia una sentenza che tiene luogo del consenso mancante, assumendo tutti gli opportuni provvedimenti in relazione al mantenimento e all’affidamento del figlio [5] (per un approfondimento leggi: “Il padre ha diritto a riconoscere il figlio anche se la madre si oppone” e “Se la madre non vuole che il padre riconosca il figlio”). Il riconoscimento da parte del padre, infatti, si intende un atto da compiersi nell’interesse del figlio e solo comprovate ragioni (anche addotte dalla madre nella sua opposizione) potrebbero giustificare un rifiuto al riconoscimento da parte del giudice.

 

Ma se, invece, l’uomo abbia riconosciuto il figlio, sarebbe lecito un accordo intervenuto con la madre che lo esoneri dal fare parte della vita del bambino? Così come un accordo che invece escluda la madre a beneficio del solo padre?

Certamente un accordo in tal senso non avrebbe alcun valore per la legge, in quanto quello di ricevere mantenimento, istruzione, educazione e assistenza da entrambi i genitori (anche se non coniugati o separati) [6] è un vero e proprio diritto del figlio.

Tale diritto si traduce in un preciso dovere da parte di entrambi i genitori di dare ai propri figli piena assistenza morale e materiale, talché lo stesso mantenimento economico non è riconducibile al solo obbligo alimentare, ma attiene anche all’aspetto abitativo, culturale, scolastico, sportivo, sanitario, sociale, alla opportuna predisposizione – fino a quando l’età dei figli lo richieda – di una stabile organizzazione domestica, idonea a garantire tutte le necessità di educazione e di cura [7].

Si tratta di obblighi ai quali entrambi i genitori devono contribuire in misura proporzionale alle loro capacità (di lavoro professionale e casalingo) tenendo conto delle attitudini, delle inclinazioni naturali e delle aspirazioni dei figli.

Ciò non toglie che il giudice possa, in un contesto di regolamentazione congiunta dell’affidamento e del mantenimento della prole, prendere atto di accordi in deroga al principio di proporzionalità, sempre che non siano contrari all’interesse dei figli [8]; tali accordi, tuttavia, non potranno in alcun modo eludere il dovere di mantenimento nella sua globalità (per un approfondimento leggi: “Separazione: se, nell’accordo, un solo genitore si obbliga al mantenimento dei figli”).

In altre parole, se pur sarebbe legittimo un accordo col quale uno solo dei genitori (anche in ragione di un elevato reddito) si assuma da solo le spese per il mantenimento del figlio, di certo non lo sarebbe quello che estrometta del tutto l’altro genitore dalla vita del bambino (escludendone la frequentazione, la necessità di acquisirne il consenso nelle questioni di maggior interesse, l’affidamento condiviso, ecc.) ; un simile accordo, infatti, sarebbe contrario ad una serena crescita del minore e a veder garantito il suo pieno diritto alla bigenitorialità.

Ciò è tanto vero che, spetta allo stesso figlio il diritto a vedersi riconosciuto dal genitore che lo abbia abbandonato il risarcimento del danno morale provocato dalla sofferenza e dalle ripercussioni psicologiche derivanti dalla sua assenza (ne abbiamo parlato in questo articoli: “Condanna per il genitore che abbandona il figlio” e “Figli non riconosciuti: spetta il danno morale”) a nulla rilevando, in un simile caso, la sussistenza di un “accordo di esclusione” intercorso tra i genitori.

 

Se è l’uomo a voler sapere se il figlio è suo

Non è poi raro il caso che l’uomo non intenda effettuare il riconoscimento del bambino in quanto nutre dei dubbi sul fatto di esserne il vero padre (ciò è tanto più facile quando il rapporto con la donna sia stato occasionale).

In tal caso, con la collaborazione della madre (più che mai opportuna), egli potrà decidere di effettuare un test di paternità anche al di fuori del procedimento giudiziario (per un approfondimento leggi: “COME FARE PER: sapere se il figlio è davvero mio”). In mancanza (dovendo essere prelevato un campione biologico dalla madre e tanto più dal minore), l’unica strada sarà quella di effettuare il test nell’ambito della procedura intrapresa in giudizio.

Se la madre non vuole portare avanti la gravidanza

Se poi è la donna, per le particolari circostanze in cui versa (di degrado, violenza, estrema povertà, disinteresse dell’altro genitore, ecc.) a vivere il dubbio di portare avanti o meno la gravidanza, è bene che sappia che la legge le riconosce una piena tutela giuridica per il caso in cui decida di partorire senza riconoscere il bambino; potrà mettere al mondo il piccolo nel più assoluto anonimato e permettergli di avere una nuova famiglia (ne abbiamo parlato in questo articolo: “ Gravidanza non voluta e parto in anonimato: quali tutele per madre e bambino?“), evitando così di compiere la dolorosa scelta dell’aborto.

Se il figlio viene riconosciuto da chi non è il vero padre

Può capitare poi che un bambino venga riconosciuto dal padre non biologico.

Ciò può accadere quando:

– la donna abbia avuto una relazione extraconiugale e non abbia dichiarato alla nascita che si tratti di figlio “adulterino”: in tal caso, infatti, la legge presume che il marito della donna sia anche il padre del bambino;

– nel contesto di una relazione di fatto, il bambino venga riconosciuto da chi non ne è il padre naturale, ignorando l’infedeltà della propria compagna;

– il compagno o il marito della donna abbia scelto, al fine di tutelare madre e figlio, di riconoscere comunque il bambino come proprio, se pur nella consapevolezza di non esserne il vero padre.

Ad eccezione dell’ultimo caso, in tutti gli altri, il padre (non biologico) che abbia riconosciuto il figlio potrà intraprendere un’azione di disconoscimento o contestazione della paternità [9], se pur in presenza di precisi termini e condizioni, per le quali rinviamo alla nostra guida: “Come disconoscere la paternità di un figlio”.

note

[1] Art. 254 cod. civ.

[2] Art. 269 cod. civ art. 737 cod. proc. civ.

[3] Cfr. Cass. sent. n. 20235/12.

[4] Cfr. Cass. sent.; n. 6197/2005; n. 4203/2006; n. 26587/ 2009.

[5] Art. 250 co. 3 cod. civ.

[6] Art. 315 bis e 337 ter cod. civ.

[7] Cfr. Cass. sent. n. 26205/13.

[8] Art. 337 ter cod. civ.

[9] Art. 243 bis e ss. cod. civ.

Autore immagine: 123rf com

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5 Commenti

  1. Salve, il tema è molto complesso immagino ma leggendo questo articolo ho avuto un dubbio “al contrario”. Ovvero: e se fosse invece la madre a non voler riconoscere il figlio, a nascita avvenuta, e a desiderare tuttavia che ad occuparsene sia il padre (e non terze persone)? Cosa prevede la legge in tal caso? Poniamo in sostanza che una donna desideri affidare tale figlio al padre, ma liberarsi dall’ “obbligo” di essere madre di tale figlio, potrebbe farlo? Si sente parlare sempre dei casi contrari, quelli in cui lei sceglie di portare avanti la gravidanza, e la maternità. Mentre il padre non di rado rinuncia a riconoscere il nascituro. Ma se i ruoli fossero invertiti? Quale iter seguirebbe la legge? Cosa potrebbe fare un padre per riconoscere tale figlio ed eventualmente essere unicamente lui ad accudirlo? Grazie per l’eventuale risposta!

  2. Salve , io vorrei un figlio(non sono incinta ma vorrei provarci 38 anni ) da un uomo che amo moltissimo ma purtroppo non può essere genitore di questo bambino , pertanto pur di accontentarmi ,proverebbe a concepire ma vorrebbe che non si sapesse mai della sua esistenza ;mi ha proposto di scrivere un accordo tra noi secondo cui per nessun motivo si dovesse mai sapere della sua paternità e tantomeno mai nulla a pretendere da lui edepositarlo da un notaio , la mia domanda è un avvocato può stipulare tale carta in base a delle leggi che ignoro , in attesa di un eventuale risposta

  3. Ciao, sono interessato a ottenere la risposta della lettera di Cristina S (26-09-2016)
    Cosa potrebbe fare un padre per riconoscere tale figlio ed eventualmente essere unicamente lui ad accudirlo? il mio amico ho situazione qnd sua amica (non è italiana, non sono sposati) è d’accordo di partorire il bimbo, ma non si vuole prendere cura del bambino, nemenno prendere il bimbo dall’ospedale… Il bambino può vivere con suo padre?come lui puo legittimare i sui diritti del bambino? Grazie

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