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Imprese in crisi, ristrutturazione dei debiti più facile

28 giugno 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 28 giugno 2015



Il nuovo decreto-legge di riforma della giustizia e modifiche in materia processuale, civile e fallimentare facilita gli accordi tra creditori e impresa.

Dopo un lungo periodo d’inasprimento delle regole, grazie al decreto-legge appena approvato [1], recante misure urgenti per il settore fallimentare, civile e processuale, s’intravede qualche speranza di salvezza in più, per le aziende in crisi. Una notevole parte della disposizione, in effetti, introduce ed innova diversi istituti in ambito fallimentare, come i finanziamenti alle imprese in sofferenza, gli accordi per la ristrutturazione del debito ed il concordato preventivo.

Tra le novità positive per le aziende, difatti, abbiamo la razionalizzazione dei riti fallimentari, l’estensione dell’esdebitamento anche ai vecchi fallimenti già chiusi, la possibilità, per il fallito, d’iscriversi con una nuova attività al registro imprese e l’estensione della transazione fiscale anche agli accordi di ristrutturazione dei debiti.

Il nuovo concordato preventivo

Nel dettaglio, per quanto concerne le novità apportate al concordato preventivo, viene consentito il pagamento in misura percentuale dei crediti privilegiati, nonché la possibilità, per i creditori, di presentare un piano di concordato differente da quello proposto dal debitore, qualora, insieme, arrivino a rappresentare almeno il 10% dei crediti totali. Il giudice, inoltre, potrà aprire un procedimento competitivo, per soddisfare i creditori, qualora il piano di concordato contempli un’offerta da parte di un soggetto definito.

 

Finanziamenti

Sono previste innovazioni positive, poi, per i soggetti in stato di crisi: per loro, infatti, sarà possibile accedere ai finanziamenti tramite una procedura semplificata, una volta presentata al tribunale la documentazione attestante la necessità e la destinazione delle erogazioni al fine di proseguire l’attività imprenditoriale.

Il Tribunale avrà il potere, peraltro, di autorizzare l’erogazione del credito anche nelle ipotesi di concordati in bianco, e, per i casi più urgenti, senza attestazione da parte dei professionisti abilitati, previa audizione, tuttavia, dei creditori principali.

Lo scopo di queste nuove disposizioni è agevolare, tramite l’accesso semplificato al credito, la riuscita dei piani di risanamento delle imprese in crisi, fornendo loro una boccata d’ossigeno.

Accordi di ristrutturazione del debito con le banche

Qualora, poi, l’azienda risulti esposta in maniera notevole con banche o finanziarie, sarà possibile concludere una nuova tipologia di accordo di ristrutturazione dei debiti: l’ammontare incluso nell’accordo non potrà, però , essere inferiore alla metà dell’indebitamento complessivo.

La percentuale dei creditori finanziari da soddisfare mediante tale accordo non potrà essere inferiore al 75%; inoltre, i presenti creditori finanziari dovranno comunque rappresentare almeno il 50% dell’indebitamento totale e dovranno essere pagati tutti i creditori non finanziari, come i fornitori di beni e servizi, imprese, professionisti o privati che siano.

Il debitore, nell’ambito di tale procedura, potrà chiedere l’estensione dell’accordo anche a banche e finanziarie differenti da quelle aderenti, purché possiedano interessi economici e posizione giuridica omogenei rispetto ai soggetti già inclusi in tale moratoria: inoltre, dovranno essere loro fornite informazioni esatte sulla convenzione, al quale dovranno essere messe in grado di partecipare attivamente, nonché indicazioni puntuali sulla situazione patrimoniale, economica e finanziaria; infine, la soddisfazione dei crediti prevista non potrà essere inferiore a quanto eventualmente ottenibile con le alternative procedure praticabili.

Verificate tali condizioni, anche mediante l’attestazione di un professionista, qualora il debitore dovesse ottenere una moratoria temporanea di quanto dovuto a una o più banche o intermediari finanziari, la dilazione sarà efficace anche verso le banche e finanziarie non aderenti.

Queste potranno comunque opporsi entro 30 giorni dalla comunicazione della conclusione dell’accordo, per domandare che la convenzione non abbia effetto nei loro confronti: sarà poi il tribunale a decidere, previa verifica del rispetto delle condizioni, con decreto motivato.

Il fine di queste previsioni consiste nell’evitare che alcuni crediti finanziari possano arenare l’intera procedura e vanificare, paradossalmente, gli interessi di tutti i creditori, nonché la possibilità di un veloce risanamento.

note

[1] D.l. 27 giugno 2015, n. 83.

Autore immagine: 123rf com

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