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Lo sai che? Blocco dello stipendio in banca da parte di Equitalia: nuove regole

Lo sai che? Pubblicato il 28 giugno 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 28 giugno 2015

Cambiano le regole del pignoramento presso terzi da parte di Equitalia: ecco i nuovi limiti per il pignoramento in banca dei crediti derivanti da rapporto di lavoro dipendente, stipendio, TFR, indennità e risarcimento per licenziamento, pensioni.

Equitalia non può più pignorare tutto il conto corrente del lavoratore dipendente dove l’azienda gli accredita lo stipendio: stop, quindi, al blocco integrale dell’intera somma depositata in banca, grazie alla nuova legge di riforma del processo civile approvata in via definitiva dal Governo, con decreto legge dello scorso 23 giugno. Ma procediamo con ordine.

Il pignoramento del conto prima della riforma

Fino a ieri, Equitalia poteva scegliere se:

– pignorare lo stipendio notificando l’atto al datore di lavoro

– oppure, una volta che lo stesso fosse stato accreditato in banca, andare a prosciugare il conto corrente.

Nel primo caso, però, Equitalia era tenuta a rispettare il limite massimo di un quinto (o di 1/10 per retribuzioni fino a 2.500 euro; o di 1/7 per retribuzioni da 2.501 a 5.000 euro).

Nel secondo caso, invece, secondo l’orientamento prevalente dei nostri tribunali, il pignoramento poteva investire il 100% dei risparmi depositati in banca, anche se questi erano costituiti solo da redditi di lavoro dipendente.

Naturalmente, per Equitalia – che con l’anagrafe dei conti correnti conosce in anticipo la banca di appoggio di ciascun contribuente e, quindi, su quale conto vanno a finire i relativi stipendi – è certamente preferibile la seconda soluzione. E questo perché il blocco del conto (che, peraltro, non richiede neanche un’udienza, ma avviene direttamente con un ordine impartito da Equitalia all’istituto di credito, dando solo 60 giorni al debitore per pagare l’intero debito) garantisce una soddisfazione immediata (nei limiti, ovviamente, della provvista). Al contrario, rivolgersi all’azienda datrice di lavoro e chiedere ad essa lo storno del quinto dello stipendio, mese per mese, è un’operazione che potrebbe richiedere diversi anni prima dell’integrale recupero del debito tributario.

 

L’elusione della legge

Il problema della facile elusione del tetto del limite di un quinto per il pignoramento dello stipendio, previsto dal codice di procedura civile, si era posto già all’indomani dell’approvazione del decreto Salva Italia: quest’ultimo aveva imposto, per tutte le pensioni superiori a mille euro, l’accredito diretto sul conto, impedendo, così, al pensionato, di ritirare le somme in contanti alle poste. Stesso discorso era sorto per le retribuzioni da lavoro dipendente (per via delle norme sull’antiriciclaggio).

Il decreto del Fare del 2013 aveva tentato di risolvere tale problema, stabilendo il divieto di pignoramento dell’ultimo stipendio accreditato in banca. Alcuni giudici più “audaci” erano andati oltre, autorizzando il pignoramento solo di un quinto del conto corrente (e non del 100%) a condizione che il contribuente avesse fornito la prova che, su di esso, vi veniva accreditato solo lo stipendio o la pensione (prova da raggiungere attraverso, per esempio, gli estratti conto).

NUOVI LIMITI DI PIGNORAMENTO DELLO STIPENDIO IN BANCA

Oggi, però, la situazione è mutata. Ecco, quindi, la nuova mappatura dei limiti di pignoramento dello stipendio da parte di Equitalia.

1. Se lo stipendio viene depositato in banca prima della notifica dell’atto di pignoramento da parte di Equitalia, le somme possono essere pignorate per l’importo eccedente il triplo dell’assegno sociale previsto dalla legge.

2. Se invece lo stipendio viene accreditato in banca nella stessa data del pignoramento o dopo, il conto può essere pignorato nella misura autorizzata dal giudice e, comunque, non oltre i seguenti limiti:

– se lo stipendio è pari o inferiore a 2.500 euro, il pignoramento è di massimo 1/10 della somma depositata in conto;

– se lo stipendio è compreso tra 2.5001 e 5.000 euro, il pignoramento può arrivare a massimo 1/7 della somma depositata in conto;

– se lo stipendio è pari o superiore a 5.001 euro, il pignoramento del conto corrente può essere di massimo 1/5.

L’ultimo stipendio, accreditato sul conto, resta impignorabile.


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1 Commento

  1. Mi e’ stata bloccata tutta la pensione dopo che da parte del giudice era stata assegnata solo la somma presente in quel momento sul conto Banco Posta di €.500,00 causa pignoramento presso terzi da parte di mia moglie vorrei sapere se il tutto e’ legale.Grazie

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