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Se Equitalia pignora il conto: quanto oggi può bloccare

29 Giugno 2015


Se Equitalia pignora il conto: quanto oggi può bloccare

> Diritto e Fisco Pubblicato il 29 Giugno 2015



Esempi e casi pratici delle varie possibilità di pignoramento dello stipendio e della pensione accreditati direttamente in banca.

Con la nuova riforma del processo civile [1], il pignoramento in banca del conto corrente, da parte di Equitalia, integra, alle vecchie disposizioni speciali, quelle nuove. Per cui, bisognerà tenere conto della modificata disciplina per quanto attiene al blocco del conto corrente.

Procediamo per casi.

Se il contribuente debitore non è un lavoratore dipendente

In questo caso, Equitalia può pignorare l’intero conto corrente. Ricordiamo che il pignoramento avviene con comunicazione inviata tanto alla banca, quanto al contribuente. A questi vengono offerti 60 giorni di tempo per pagare il proprio debito prima della materiale apprensione delle somme con pagamento diretto, da parte dell’Istituto di credito, nei confronti di Equitalia.

Equitalia deve notificare l’atto di pignoramento presso terzi con le modalità previste per la cartella di pagamento, sia al debitore che al terzo. Tuttavia l’omessa notifica al debitore non rende l’atto inefficace e dunque il terzo potrebbe essere tenuto ugualmente ad effettuare il pagamento, anche se il debitore avesse motivi di contestazione.

Equitalia, come detto, può procedere al pignoramento, con notifica a mezzo posta, senza ricorrere agli ufficiali della riscossione, con una semplice comunicazione e ordine impartito alla banca e senza bisogno degli ufficiali della riscossione. Non ci sono neanche limiti territoriali.

Se il contribuente debitore è un pensionato

In tal caso il pignoramento può avvenire solo nella misura di un quinto per la parte del conto corrente che eccede la misura dell’assegno sociale aumentato della metà.

L’assegno sociale, nel 2015, ammonta ad euro 448,52 che, aumentato della metà, arriva a euro 672,78 [2]. Pertanto Equitalia potrà pignorare solo la parte eccedente di tale importo.

A questo punto, sembra di capire – ma le applicazioni pratiche delle aule dei tribunali lo chiariranno meglio – che Equitalia potrà pignorare solo 1/5 di tale importo.

Per tutti gli accrediti successivi invece, bisogna distinguere a seconda dell’ammontare di essi:

– per accrediti di pensioni fino a 2.500 euro, il pignoramento potrà essere di 1/10 di tale importo;

– per accrediti di pensioni fa 2.5001 euro fino a 5.000 euro, il pignoramento potrà essere di 1/7di tale importo;

– per accrediti di pensioni da 5.001 euro in poi, il pignoramento potrà essere di 1/5 di tale importo.

Se il contribuente debitore è un lavoratore dipendente

In tal caso, con riferimento alle somme che già si trovano depositate in banca, Equitalia può pignorare solo la parte eccedente il triplo dell’assegno sociale, ossia da 1.345,56 euro. Così, per esempio, se nel conto corrente il debitore ha depositato, a titolo di stipendi o altri emolumenti da lavoro dipendente (per es. il TFR) una somma di euro 2.000 euro, Equitalia può prelevare solo 654,44 (ossia 2.000 euro sottratti 1345,56 euro).

Invece, per le somme che verranno accreditate sullo stesso conto corrente dopo la notifica del pignoramento, sembrerebbe di capire – ma anche qui sarà necessario verificare l’interpretazione delle aule dei tribunali – che le stesse potranno essere pignorate solo nei limiti delle percentuali anzidette ed ossia:

– per accrediti di stipendi fino a 2.500 euro, il pignoramento potrà essere di 1/10 di tale importo;

– per accrediti di stipendi fa 2.5001 euro fino a 5.000 euro, il pignoramento potrà essere di 1/7di tale importo;

– per accrediti di stipendi da 5.001 euro in poi, il pignoramento potrà essere di 1/5 di tale importo.

note

[1] D.l. 27 giugno 2015, n. 83.

[2] Infatti, 448,52+50% (224,26) = 672,78

Autore immagine: 123rf com


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