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Videosorveglianza a lavoro: serve l’autorizzazione per impianti falsi

9 giugno 2016


Videosorveglianza a lavoro: serve l’autorizzazione per impianti falsi

> Business Pubblicato il 9 giugno 2016



La violazione può portare anche alla reclusione per un anno, e l’ammenda minima è molto salata. Ecco quando.

Basta anche solo l’installazione di un impianto di videosorveglianza a fare scattare l’obbligo di comunicazione e di accordo con le parti sindacali.

Questo l’orientamento del Ministero del Lavoro e delle Politihe Sociali che ha fornito da ultimo specifiche interrpeetazioni in materia di xontrollo e videosorveglianza nei luoghi di lavoro.

Qualora non sia presente un accordo con i sindacati sarà comunque necessario ottenere l’autorizzazione da parte della Direzione Territoriale del Lavoro competente.
Nell’interpretare quale debba essere il comportamento da parte degli ispettori, il Ministero [1] ha stabilito che in base a quanto prescritto dal nuovo statuto dei lavoratori [2], recentemente modificato, la violazione del diritto dei lavoratori ad essere informati e ad essere d’accordo rispetto ad eventuali controlli, non è ammissibile in nessun caso.

In particolare non si può violare in base al fatto che tale apparecchiatura sia solo installata ma ancora non funzionante, né dall’eventuale preavviso già dato ai lavoratori, né per il fatto che il controllo sia discontinuo perché, per esempio, l’apparecchiatura sia installata in locali dove i lavoratori possono recarsi solo in maniera occasionale.

La violazione insomma si verifica anche solo per il fatto che un impianto sia in essere, senza accordo o autorizzazione, a prescindere dai tempi e dalle modalità del suo funzionamento. Ecco dunque che anche gli impianti utilizzati a mero scopo dissuasivo (ovvero falsi) sono in talune circostanze soggetti all’obbligo.

Impianti di videosorveglianza non in regola: ammenda e carcere

Il mancato accordo o la mancata autorizzazione per gli impianti di videosorveglianza viene punita com un’ammenda che va da 154 a 1549 euro e con una pena che può arrivare anche a prevedere da 15 giorni ad un anno di reclusione (salvo non si configurino reati piu gravi). Tuttavia l’ispettore dovrà prima di tutto concedere un tempo entro il quale il datore di lavoro dovrà adeguarsi alla normativa.

Qualora nel periodo di 15 giorni concesso egli riesca ad ottenere l’accordo o l’autorizzazione, potrà estinguere la contravvenzione in sede amministrativa con il pagamento, entro trenta giorni, dell’ammenda per l’importo pari a un quarto del massimo stabilito dalla legge, cioè 387 euro.

note

[1] nota 1241 del 1/6/16

[2] Dlgs 152/2015 art.23 c. 1, che ha modificato l’articolo 4 della 300/1970 (statuto dei lavoratori)

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