Buoni pasto: uno al giorno e mai più al supermercato


Buoni pasto: uno al giorno e mai più al supermercato

> Diritto e Fisco Pubblicato il 30 giugno 2015



Buoni pasto elettronici: se il lavoratore non farà la pausa pranzo perderà il ticket: non più di un buono da 7 euro al giorno, non cumulabili.

Finisce l’era dei buoni pasto utilizzati al supermercato per fare la spesa in modo cumulativo e contestuale: con il nuovo sistema di ticket elettronici, che entrerà in vigore a partire da domani, 1° luglio 2015, il lavoratore non potrà più accumulare, durante la settimana i buoni per poi spenderli tutti in una volta, ma sarà costretto a usarne non più di uno al giorno, e comunque solo nei giorni lavorativi.

Buoni pasto solo elettronici

Il nuovo strumento di emissione e controllo elettronico dei ticket consentirà così di evitare gli abusi sino ad oggi perpetrati in barba alla legge che, come noto, consente sì la detassazione delle prestazioni sostitutive del servizio mensa, ma nella misura massima di 7 euro al giorno e non in misura superiore ai giorni realmente lavorati dal dipendente (comunque fino a un massimo di 200 euro all’anno per il 2015 e di 400 per il 2016).

Fino a ieri, invece, sfruttando la natura cartolare dei ticket, i lavoratori hanno facilmente evaso la normativa, utilizzandoli per scopi differenti da quelli per i quali erano stati previsti dal legislatore, e quindi non in funzione sostitutiva dei pasti giornalieri, ma come “buono sconto” per la spesa al supermercato.

Se il datore di lavoro sforerà i limiti giornalieri suddetti, i buoni pasto non godranno più dell’agevolazione fiscale ma saranno assoggettati a tassazione e ai relativi oneri contributivi, ma solo per l’eccedenza.

I limiti sono validi anche per i lavoratori part time, quindi non si richiede alcun riproporzionamento in base all’orario di lavoro. Anzi, le stesse franchigie sono riconosciute anche nel caso in cui l’articolazione dell’orario di lavoro non prevedesse il diritto alla pausa pranzo.

Buoni pasto: se il lavoratore non fa la pausa pranzo?

In passato è stato chiesto all’Agenzia delle Entrate il parere circa il trattamento tributario da applicare ai buoni pasto corrisposti dal datore di lavoro in assenza di pausa pranzo.

Secondo l’Agenzia, la disciplina fiscale di favore è strettamente collegata all’utilizzo del tagliando per il pranzo e pertanto, se nell’articolazione dell’orario di lavoro del lavoratore è assente la pausa pranzo, l’emolumento concorre a formare il reddito e non va detassato. Infatti, i buoni pasto, rientrando tra le prestazioni sostitutive del servizio di mensa, sono esclusi dal reddito di lavoro dipendente, nei limiti di 7 euro giornaliere.

Il convincimento dell’Agenzia trae origine dal fatto che per il buono pasto “deve essere individuabile un collegamento fra i tagliandi ed il tipo di prestazione cui danno diritto” e che lo stesso deve “consentire soltanto l’espletamento della prestazione sostitutiva nei confronti dei dipendenti che ne hanno diritto” [2]. L’agevolazione, dunque, nasce dal fatto che i dipendenti, pur costretti a consumare il pasto nel corso della giornata lavorativa, non fruiscono di un servizio mensa.

Da domani

Proprio per tali ragioni, da domani, chi non farà la pausa pranzo perderà il buono pasto e non potrà recuperarlo nel week end accumulando tutti i ticket conservati durante la settimana.

note

[1] Ag. Entrate risoluzione n. 153 del 15.12.2004.

[2] Ag. Entrate circ. n. 326/1997.

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47 Commenti

  1. addirittura si parla di abuso …questi egregi signori certamente non hanno idea di cosa voglia dire poter andare avanti anche con dei piccoli incentivi che si aspettano come manna dal cielo, magari per acquistare qualcosa alla quale normalmente si rinuncia… vergogna … solo vergogna… è troppo facile colpire sempre i più deboli chi non ha voce e potere… intanto continuano tutti i privilegi per parlamentari, dirigenti, industriali, grossi funzionari pubblici e privati, e ben note categorie protette… complimenti ancora una volta cari ipocriti governanti!

  2. Ma la vogliamo capire che siamo oggi burattini e domani schiavi in tutto e per tutto?
    Credete ancora che normative e leggi siano fatte nell’interesse “del popolo” ? ormai e’ tutto pre-programmato al fine del raggiungimento di una precisa condizione sociale:
    i servi
    chi comanda e puo’.
    La questione della Grecia non ha insegnato proprio nulla, allora?

  3. HO appena ritirato i buoni pasto degli.. ultimi DUE mesi… Sono io che mi comporto male se NON li uso nel giorno previsto?
    E poi… MA CHE DIFFERENZA FA se li uso prima o dopo? Se compro un panino devo PER FORZA mangiarmi quello che ho comprato con il buono e non un altro? IL problema è di facile soluzione: abolizione dei buoni e soldi netti in busta paga.

  4. In base alla legge, il DPCM 18/11/2005, I ticket, che sostituiscono la mensa aziendale, possono essere spesi anche nei supermercati ma devono essere utilizzati per l’intero importo durante la giornata lavorativa e non possono essere cumulati. Chi preferiva mangiare cibi preparati da sé o doveva seguire un particolare regime dietetico fino a ieri poteva, contravvenendo alla legge, comprare i cibi, prepararli e portarseli al lavoro. Ciò però avveniva poiché non era facile controllare i ticket cartacei, con il ticket elettronico il controllo, che spetterebbe al datore di lavoro, è invece possibile e automatizzabile.
    È ovvio che il problema sta alla fonte, il DPCM è infatti palesemente anticostituzionale poiché limita la libertà individuale di scelta di cosa nutrirsi, e inoltre è discriminatorio poiché impedisce di fatto ai lavoratori che debbono seguire un particolare regime alimentare di fruire di fatto del servizio sostitutivo della mensa.
    Infatti, se l’acquisto deve essere fatto giorno per giorno, chi deve seguire una dieta come fa ad acquistare ad esempio 70 g di riso, 50 g di salsa di pomodoro e 1 cucchiaino di olio e 1 fetta di anguria per il pranzo ?

  5. E chi come me lavora in un centro commerciale???? la pausa pranzo la faccio CON I MIEI SOLDI. mi sembra GIUSTISSIMO che i dipendenti statali usino i buoni pasto giornaliero e non per farsi la spesa che poi paghiamo noi con le tasse… Spero venga rispettata questa legge

  6. In quest’articolo ci sono tante di quelle notizie false da far paura, intanto il lavoratore che non si presenta a lavoro o che lavora meno di 6, 30 h al giorno non ha diritto al buono pasto. Alla signora che lavora al centro commerciale vorrei dire che le tasse per il mio buono pasto non le paga certo lei, dovrebbe inoltre saper leggere la busta paga, perchè anche il muratore ha in busta l’indennità di mensa… e ho scritto in busta, quindi gli viene conteggiata anche ai fini pensionistici, fatto che non avviene con i dipendenti pubblici.
    Ogni lavoratore deve essere libero di utilizzare i buoni pasto come e dove vuole.
    I buoni pasto sono un importante valore aggiunto per i lavoratori dipendenti, a patto che ognuno sia libero di utilizzarli come e dove desidera. Chiediamo che i ticket siano cumulabili e che siano accettati il più possibile, grazie a un lettore unico. Al momento, infatti, ogni circuito ha il proprio lettore: questo limita molto la possibilità di utilizzarli.
    Il buono pasto o ticket è un titolo di pagamento dal valore predeterminato (stabilito dal datore di lavoro) che l’azienda consegna ai propri dipendenti come servizio sostitutivo della mensa. Può essere utilizzato sia durante la pausa pranzo, come effettivo pagamento del pasto, oppure come valuta di pagamento per l’acquisto di prodotti alimentari presso tutti gli esercizi convenzionati con le società che li emettono. Possono essere emessi sia sotto forma cartacea (il cosiddetto carnet) che, sotto forma di tessere elettroniche dotate di microchip, e vengono accettati da ristoranti, pizzerie, trattorie, bar, take away, fast food, gastronomie, supermercati e ipermercati convenzionati. Attenzione alla data di scadenza riportata sul buono. Oltre quella data non saranno più accettati in pagamento nei negozi.
    Una delle notizie che si è diffusa negli ultimi mesi è che con i ticket elettronici non sarebbe stato più possibile pagare la spesa al supermercato o la cena in pizzeria. Non è vero: in realtà i buoni elettronici hanno gli stessi limiti di quelli cartacei. In questo senso la normativa non è cambiata come invece alcune notizie hanno fatto credere.
    Il vero cambiamento riguarda la tassazione. Dal 1° luglio 2015, il valore esentasse dei ticket elettronici è passato da 5,29 euro a 7 euro. Per i buoni cartacei, invece, il tetto di esenzione è rimasto fissato a 5,29 euro. L’obiettivo è quello di avvicinare il valore dei ticket italiani alla media europea, ma anche di rendere più veloci e sicure le transazioni.

    Di conseguenza, ai lavoratori che beneficiano dei ticket elettronici ogni mese entra in tasca qualche centesimo di euro in più. Ammesso che, ovviamente, li riescano ad utilizzare per i pagamenti. Al momento, infatti, l’accettazione dei buoni elettronici è davvero molto bassa. Ad esempio, pensando ai Ticket restaurant (tra i più diffusi), la card è accettata da appena 35.000 esercizi commerciali contro i 150.000 esercizi che accettano i buoni cartacei (appena il 23% degli esercizi convenzionati).

    Se sei un lavoratore

    Per i lavoratori il passaggio dal buono cartaceo alla card porta diversi vantaggi:

    •i buoni sono caricati sulla card senza dovere necessariamente passare al ritiro in azienda;
    •si riduce la possibilità di furto/smarrimento e di utilizzo da parte di malintenzionati, visto che ogni card prevede una specifica procedura per il furto/smarrimento con il blocco della stessa e l’emissione di una nuova carta con la valorizzazione dei buoni smarriti;
    •risparmio fiscale: come abbiamo già detto grazie alle nuove norme i lavoratori avranno qualche centesimo in più in busta paga.

    Ci sono anche svantaggi legati alla bassa accettazione delle card al momento negli esercizi commerciali in Italia. Se guardiamo alla Ticket restaurant smart la diffusione è di appena il 23% degli esercizi convenzionati che accettano i buoni cartacei. E questo è un problema. Per il resto non cambia nulla: le regole di utilizzo sono identiche a quelle previste per i buoni cartacei.

    Se sei un negoziante

    Guardando agli esercizi commerciali ci sono vantaggi legati:

    •alla gestione più rapida della contabilizzazione, che avviene elettronicamente, e quindi alla possibilità di avere il pagamento dalla società emittente in minor tempo;
    •alla riduzione del rischio di furto/smarrimento dei buoni pasto.

    Però ci sono per loro anche grossi svantaggi:

    •le commissioni di incasso, già altissime per i buoni cartacei, sono più alte;
    •dovrebbero avere dai 4 ai 6 lettori per garantire l’accettazione di tutte le possibili card.

    A ognuno il suo Pos

    Il problema principale è che non esiste un Pos unico. Il sistema dei buoni pasto elettronici, così come quello dei buoni pasto cartacei, è infatti frammentato con diversi operatori presenti sul mercato. Esistono diversi tipi di buoni pasto elettronici: Ticket restaurant smart e Ticket Restaurant Mobile di Edenred, Day TRonic di Day Ristoservice, Pellegrini card, Blu Ticket card, Pass Lunch Card e Lunch Tronic di Sodexo (che emette Pass Lunch, Lunch Time e Ristomat), Qui! Ticket card, E ticket di Gemeaz.

    Ogni società emittente buoni ha il suo lettore POS. Per cui ogni esercizio commerciale, per poter garantire l’accettazione di tutti i buoni pasto elettronici, dovrebbe avere almeno 6 diversi lettori di card. Qui! Group, Sodexo e Day Ristoservice hanno annunciato a marzo di volere introdurre un Pos unico in grado di leggere le diverse loro carte (sono in attesa del parere delle Autorità competenti). Pellegrini ha deciso di usare per la sua card i lettori di carte di credito, ovviamente quelli di proprietà di operatori con cui ha stretto una convenzione (al momento Cartasì, Setefi, alcune BCC, consorzio Triveneto). Però alla fine sicuramente non c’è la possibilità di avere un POS unico per tutte le card.

    Per ridurre gli svantaggi per esercenti e lavoratori, e rendere il passaggio al buono elettronico più semplice possibile, bisogna lavorare sulla riduzione delle commissione di sconto del buono pasto (pagare fino al 15% è inaccettabile) e sull’introduzione di un POS unico.
    (fonte: altro consumo)

  7. Dice un saggio Napoletano….
    “Gira gira ‘o citrulo sempre ‘nculo all’ortolano va!”

    Traduco:
    “Gira gira il cetriolo sempre in quel posto all’ortolano va!”

    Spiego:
    “Cambiano cambiano le cose ma sempre noi dobbiamo prenderlo in quel posto!”

    “Se la merda avesse valore, i poveri nascerebbero senza culo…”

    Poi ci chiediamo perché la gente scappa da questo sotto-stato?!?!?

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