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Spese straordinarie per i figli: se l’ex le contesta

30 Giugno 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 30 Giugno 2015



Cure sanitarie, spese scolastiche, acquisti di beni per i figli: quando occorre l’accordo, su quali spetta il diritto al rimborso e cosa è necessario fare per ottenerlo evitando contestazioni da parte dell’altro genitore.

 

Quando una coppia si separa (che sia o meno coniugata) il giudice prevede, nell’ambito dei provvedimenti economici relativi al mantenimento dei figli, non solo l’obbligo nei confronti del genitore che non vivrà stabilmente con loro di versare all’ex un assegno di mantenimento, ma anche quello di contribuire (di solito per metà) alle spese straordinarie.

Cosa sono le spese straordinarie

Le spese straordinarie consistono in costi, che non possono essere quantificati o preventivati, necessari a far fronte a esigenze che non rientrano nelle normali consuetudini di vita dei figli; classico esempio ne sono le spese per l’acquisto di un apparecchio ortodontico, per viaggi di studio o ripetizioni scolastiche (per un approfondimento leggi: “Obbligo al mantenimento dei figli dopo la separazione: ripartizione di spese ordinarie e straordinarie”).

Proprio per tale natura, tali spese non possono essere comprese in modo forfettario nell’importo generale dell’assegno di mantenimento in quanto ciò contrasterebbe con i principi di proporzionalità di contribuzione da parte dei genitori e di adeguatezza del mantenimento, pregiudicando i figli stessi (ne abbiamo parlato in: “Mantenimento figli: spese straordinarie mai a forfait”).

 

I motivi di contrasto

Capita di frequente, purtroppo, che i genitori si trovino a scontrarsi in merito alla spettanza o meno del rimborso di tali spese, al loro importo (ritenuto spesso eccessivo dal genitore tenuto a rifonderle), alla necessità effettiva sia del loro esborso che del preventivo accordo su di esse.

Non esistendo, infatti, alcuna norma di legge che individui con esattezza quali siano le spese straordinarie escluse dall’assegno di mantenimento mensile e quali di esse necessitino di preventivo accordo con l’altro genitore, ciò determina tra le parti aspre liti che spesso sfociano in nuove azioni giudiziarie.

Come evitare i contrasti

Un modo per ridurre il più possibile contestazioni al momento della richiesta di rimborso è quello di essere il meno generici possibile nella redazione dell’atto giudiziario, sia che si tratti di un ricorso (di separazione/divorzio, regolamentazione del mantenimento di figli nati fuori dal matrimonio), sia che si tratti una convenzione di negoziazione assistita. Andrà cioè evitato il mero richiamo alle sole spese straordinarie e i genitori (a mezzo dei propri difensori) faranno bene ad indicare nei propri atti:

– quali siano le ulteriori spese, rispetto al contributo fisso mensile, che essi dovranno versare pro quota (ad esempio per le spese mediche non coperte dal SSN, per quelle relative a corsi scolastici e sportivi, per l’acquisto di materiali ad essi correlati, ecc.),

– le modalità del pagamento delle stesse (ad esempio assegno, bonifico, da effettuarsi entro un certo termine dalla prova dell’acquisto);

– quali tra le predette spese necessitano del preventivo accordo tra gli ex e per quali, invece, basta la semplice attestazione.

 

 

Il procedimento giudiziario di recupero

Così facendo, infatti, il genitore che abbia anticipato le spese straordinarie potrà agire giudizialmente per ottenerne il rimborso dall’ex che non abbia provveduto al versamento della metà a lui spettante (o della diversa percentuale stabilita dal giudice o concordata dai genitori).

Il provvedimento del tribunale (o anche la convenzione di negoziazione assistita) potrà in tal caso essere utilizzato come titolo in grado di consentire, al genitore/creditore di seguire una procedura più snella, senza prima doversi rivolgere al giudice per vedersi riconosciuto il diritto alla percentuale di rimborso.

La documentazione

Ai fini della richiesta, che andrà formulata entro 5 anni dall’esborso, sarà comunque sempre necessaria la prova documentale delle spese sostenute (che, a seconda del tipo di prestazione, sarà costituita da ricevute, scontrini, fatture).

La attestazione delle spese sostenute svolge una duplice funzione:

– quella per il genitore/ creditore di poter pretendere dall’altro il rimborso;

– quella per il genitore/debitore di beneficiare delle detrazioni fiscali consentite dalla legge.

Tanto più generica è, quindi, la formula utilizzata nel titolo (sentenza, ordinanza, convenzione di negoziazione) in merito alle spese straordinarie, tanto più difficile e lungo sarà, in caso di contestazione su di esse, il procedimento che il genitore che le abbia anticipate dovrà intraprendere per ottenerne il rimborso.

Quando è necessario l’accordo tra i genitori

In molti casi, tuttavia, non basterà la semplice documentazione di spesa, ma sarà anche necessario provare di aver previamente consultato l’altro genitore e di averne ottenuto il consenso.

La legge [1], infatti, dice chiaramente che, anche in caso di separazione, le decisioni di maggior interesse per i figli sono assunte di comune accordo dai genitori; tali decisioni attengono:

– all’istruzione,

– all’educazione,

– alla salute,

– e alla scelta della residenza abituale.

È facile comprendere come da questa norma (sicuramente generica) derivi la opportunità che la maggior parte delle decisioni sulle spese da sostenere per i figli siano assunte dai genitori insieme: infatti, al di là di acquisti che si rivelino assolutamente indifferibili ed urgenti (si pensi all’acquisto di farmaci da banco per medicare una ferita o curare un’influenza), la maggior parte delle spese può essere ricondotta nell’ambito delle predette categorie.

Significativa, a riguardo, si rivela una recentissima pronuncia del giudice di pace di Milano [2] relativa al contrasto insorto tra due genitori in merito al rimborso per l’acquisto di un’Ipad, resosi necessario a seguito dell’iscrizione del figlio all’unica classe sperimentale dell’istituto scolastico.

Nel caso di specie, il giudice meneghino, in assenza di una disciplina unitaria sul punto, ha ritenuto di uniformarsi al sempre più prevalente orientamento [3] secondo il quale, poiché la scelta dell’indirizzo scolastico rientra tra le decisioni di maggior interesse per i figli, essa deve essere assunta concordemente dai genitori e “l’assenza di consultazione preventiva col genitore non collocatario esclude che questo possa essere richiamato esclusivamente per ottenere il rimborso di spese sostenute per il minore”.

Nel caso di specie, il contrasto sull’acquisto di un bene come l’Ipad è stato una conseguenza della scelta unilaterale di un genitore su una questione ben più importante, quale la scelta dell’indirizzo scolastico.

Naturalmente tale discorso si può facilmente estendere non solo alle spese scolastiche (delle quali abbiamo più approfonditamente parlato in questo articolo: “Spese scolastiche e parascolastiche: fanno sempre parte del mantenimento?”) ma anche ad ogni altro genere di spese extra che si riveli di maggior interesse per i figli, pur senza rivestire il carattere dell’urgenza (si pensi alla ricorrente situazione in cui i genitori devono decidere come festeggiare la prima comunione di un figlio: scelta che, sicuramente, attiene alla sfera educativa di quest’ultimo).

In altre parole, perciò, quando manchi l’accordo, il genitore che abbia anticipato le spese si assume il rischio di non vedersele rimborsate.

Una soluzione potrebbe essere quella di prevedere negli atti che -salvo spese improrogabili e urgenti – qualora il genitore tenuto al rimborso non riscontri entro un determinato termine la comunicazione dell’altro sulla futura spesa, il suo silenzio verrà inteso come assenso, sicché al richiedente basterà l’esibizione della ricevuta per aver diritto al rimborso della stessa.

I protocolli

Certamente non vi sono dubbi che ogni situazione familiare sia diversa dall’altra per abitudini, tenore di vita, educazione, dialogo tra i genitori e che, in alcuni casi, la specificazione dettagliata delle spese possa rivelarsi superflua. Ciò non toglie che, come dicevamo, può essere senz’altro utile (anche a scopo meramente preventivo) essere il più dettagliati possibile nelle richieste processuali relative alle spese riguardanti i figli.

A tale scopo, in mancanza di una specifica disciplina, alcuni Tribunali [4] hanno redatto dei protocolli che potrebbe risultare utile prendere a riferimento.

Si riporta di seguito lo schema di quello che appare tra i più completi [5] in quanto non solo fa uno specifico elenco delle spese straordinarie, ma distingue all’interno delle stesse tra quelle che necessitano o meno del preventivo accordo tra i genitori:

SPESE MEDICHE E RELATIVE ALLA SALUTE

che non richiedono il preventivo accordo:

– visite specialistiche prescritte dal medico curante;

– cure dentistiche presso strutture pubbliche;

– trattamenti sanitari non erogati dal S.S.N.

– tickets sanitari;

che richiedono il preventivo accordo:

– cure dentistiche, ortodontiche e oculistiche;

– cure termali e fisioterapiche;

– trattamenti sanitari erogati anche dal S.S.N.;

– farmaci particolari.

SPESE SCOLASTICHE

che non richiedono il preventivo accordo:

– tasse scolastiche e universitarie imposte da istituti pubblici;

– libri di testo e materiale di corredo scolastico di inizio anno;

– gite scolastiche e viaggi di istruzione senza pernottamento;

– scuolabus o altro mezzo di trasposto pubblico;

– mensa;

che richiedono il preventivo accordo:

– tasse scolastiche e universitarie imposte da istituti privati;

– corsi di specializzazione;

– gite scolastiche con pernottamento;

– corsi di recupero e lezioni private;

– alloggio presso la sede universitaria.

SPESE EXTRASCOLASTICHE

che richiedono il preventivo accordo:

– corsi di istruzione, di frequenza ad attività sportive, ricreative e di svago e pertinenti attrezzature;

– spese di custodia (baby sitter)

– viaggi e vacanze;

che non richiedono il preventivo accordo:

– tempo prolungato, pre-scuola e dopo-scuola;

– centro ricreativo estivo e gruppo estivo.

Naturalmente, i genitori hanno la più ampia libertà di adattare il modello di cui sopra alla loro specifica situazione familiare, prevedendo nei loro atti non solo il rimborso per l’acquisto di beni non compresi nel predetto elenco (si pensi all’acquisto di un computer, di un motorino, di un abito da cerimonia, ecc.) ma anche la necessità dell’accordo in riferimento a spese per le quali, invece, non sarebbe necessario.

note

[1] Art. 337 ter cod. civ.

[2] GdP Milano, sent. n. 6800/15 del 7.05.15.

[3] Cfr. Cass. sent. n. 2182/09; 9376/11; 10174/12.

[4] Firenze, Lucca, Bergamo, Varese, Milano, Vicenza, Ancona, Roma, Velletri, Bolzano, Verona.

[5] Protocollo del Tribunale di Bergamo.

Autore immagine: 123rf com


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