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News Buoni pasto da 7 euro non più cumulabili per la spesa

News Pubblicato il 30 giugno 2015

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> News Pubblicato il 30 giugno 2015

Aumenta la soglia massima del buono pasto che, tuttavia, utilizzato in modalità elettronica, non consentirà una spesa superiore a 7 euro al giorno e solo per le giornate lavorative: impossibile il cumulo dei ticket non spesi durante la settimana.

Addio ai buoni pasto spesi, tutti ad una volta, per fare la spesa nel fine settimana al supermercato: il nuovo sistema di rilascio per modalità elettroniche dei cosiddetti ticket, infatti, ne consentirà la tracciabilità, impedendone l’uso contrario alla normativa.

La legge, infatti, stabilisce che i buoni pasto non concorrono a formare reddito e, pertanto, non sono soggetti ad imposizione fiscale e previdenziale, nella misura massima di 7 euro al giorno: tanto in virtù della legge di Stabilità per il 2015 che ha elevato l’importo massimo dei ticket, in precedenza pari a 5.29 euro. Essi, inoltre, non possono essere riconosciuti che solo per le giornate lavorative e a condizione che il lavoratore disponga della pausa pranzo. Dunque, il dipendente che non faccia la paura o sia in malattia o in ferie non può usufruire dei buoni pasto. Altrettanto dicasi nel caso in cui il dipendente fruisca del servizio mensa interno all’azienda.

Per evitare l’utilizzo distorto dei buoni pasto, è stato così superato il tradizionale sistema cartaceo, optandosi per un buono pasto elettronico. Questo sistema, mediante la tracciabilità del relativo impiego, impedirà al lavoratore di spendere più di un buono pasto per singolo giorno, e comunque non oltre la misura di 7 euro nell’arco delle 24 ore. Inoltre, l’uso dei ticket potrà avvenire solo durante la giornata lavorativa (anche se si tratta di domenica o giornata festiva) e non, per esempio, durante le ferie o gli altri giorni in cui non si è recato al lavoro.

Proprio per tali ragioni, da domani, chi non farà la pausa pranzo perderà il relativo buono pasto e non potrà più recuperarlo nel weekend accumulando quelli messi da parte durante la settimana per fare la spesa al supermercato.

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Autore immagine: 123rf com


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3 Commenti

  1. “i ticket, possono essere usati solo per acquistare pasti o PRODOTTI ALIMENTARI” ed è perfettamente LECITO utilizzare i suddetti per CUCINARSI preventivamente a casa i pasti da consumare in pausa pranzo, un celiaco, un iperteso, un diabetico, uno allergico al glutammato che fanno la spesa ogni giorno e per di più in confezioni MONODOSE? Visto che glutine, sale, zucchero e glutammato praticamente li infilano dappertutto, uno con qualche patologia controllabile con l’ alimentazione che fa? Digiuna? Crepa? Prende la metformina o i betabloccanti, con aggravio peraltro sul SSN, solo perchè qualcuno in alto ha deciso così?

  2. Nessuno a mio avviso dice la cosa più importante:
    1) i ticket non sono affatto un privilegio ma frutto di accordi e di compromessi in fase di rinnovo dei contratti di lavoro delle aziende;
    2) quelli che si spendono oggi sono stati già maturati i mesi passati in base ai giorni di presenza, di malattia, ecc. quindi se ne ha pieno diritto ;
    3) se per un motivo qualsiasi il buono (per l’appunto già maturato) non si riesce a spendere in tutto od in parte durante la giornata di lavoro, il valore rimanente a chi va? Se lo prende il gestore dei Ticket? Il fisco? Il governo? Si perde e non se lo gode nessuno? Nessuno ne parla di questo.
    Se è vero pertanto che non può essere cumulabile né convertibile in denaro, ciò deve essere valido pure per tutti gli altri soggetti; oppure qualcuno di essi può fare “colletta” su tutti i valori residui dei buoni?
    E poi, alla fine, se tutto rimane così, visto che questa filiera in fondo produce reddito per tutti, a chi da’ fastidio tutto questo?
    Secondo me è l’ennesimo affondo all’economia di una popolazione che la si vuole sempre più stremata di modo che poi la si possa comprare con un nonnnulla, vedi Grecia per esempio.
    Gradirei qualche risposta sui quesiti evidenziati. Grazie

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