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Cartelle Equitalia: non tutte con la motivazione

2 Luglio 2015
Cartelle Equitalia: non tutte con la motivazione

Riscossione esattoriale di Equitalia e cartella di pagamento: obbligo di motivazione ma non nel caso della liquidazione dell’imposta sulla base delle dichiarazioni fornite dal contribuente a seguito di controllo automatizzato.

Cartelle esattoriali di Equitalia tutte da motivare? Non sempre. La Cassazione chiarisce, a più riprese, quali sono i confini dell’obbligo di una dettagliata spiegazione delle ragioni che hanno portato l’Agente per la riscossione a notificare la richiesta di pagamento. Nelle sentenze che qui si elencheranno, infatti, viene fatta una chiara distinzione tra le ipotesi in cui il contribuente è già in condizione di conoscere, da sé, le ragioni della cartella – e in tal caso l’obbligo di motivazione è più blando, essendo sufficiente un semplice richiamo – da quelle in cui, invece, il plico di Equitalia costituisce il primo atto con cui si comunica la pretesa tributaria.

Con una prima sentenza del 2009 [1], la Cassazione chiarisce che, nel caso di liquidazione dell’imposta a seguito di controllo automatizzato (o automatico) [2], la cartella di Equitalia costituisce l’atto con il quale il contribuente viene a conoscenza, per la prima volta, della pretesa fiscale e come tale deve essere motivata.

Diverso è, invece, il caso di mera liquidazione dell’imposta sulla base dei dati forniti dal contribuente stesso nella propria dichiarazione dei redditi, nonché qualora vengano richiesti interessi e sovrattasse per ritardato od omesso pagamento. In tale ipotesi, il contribuente già si trova nella condizione di conoscere i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche della richiesta di pagamento da parte del fisco; pertanto l’obbligo della motivazione è già adempiuto dall’Ufficio mediante richiamo alla dichiarazione dei redditi medesima.

Ancora, più di recente è stato precisato [3] che tutte le volte in cui vengono rettificati i risultati della dichiarazione dei redditi e, quindi, viene esercitata una vera e propria potestà impositiva, la cartella esattoriale deve essere debitamente motivata; è infatti necessario informare il contribuente dei fatti su cui si fonda la pretesa fiscale. Nel diverso caso in cui, invece, si proceda alla liquidazione dell’imposta in base ai dati contenuti nella dichiarazione o rinvenibili negli archivi dell’anagrafe tributaria, la cartella di pagamento può essere motivata con il semplice richiamo alla dichiarazione dei redditi.

Se l’Agenzia delle Entrate riscontra, nella dichiarazione dei redditi, un mero errore materiale o di calcolo e, di conseguenza, provvede a notificare al contribuente una cartella di pagamento in esito alla procedura di controllo automatizzato, la cartella stessa non richiede alcuna particolare motivazione. In questi casi, infatti, l’onere della motivazione diventa necessario solo quando la contestazione dell’erario si fondi su interpretazioni giuridiche od elaborazioni della documentazione allegata dal contribuente [4].

Insomma, poiché la motivazione della cartella ha lo scopo di mettere il contribuente in grado di conoscere sia le ragioni, sia gli importi che gli vengono richiesti, anche ai fini di potersi difendere davanti al giudice in una eventuale impugnazione, bisogna sempre tenere distinte le ipotesi in cui la cartella è la conseguenza di una semplice liquidazione dell’imposta corrispondente a quanto dichiarato dal contribuente da quelle in cui essa è un vero e proprio accertamento di un’imposta non dichiarata o maggiore di quella dichiarata. Solo in quest’ultimo caso è necessaria l’adeguata motivazione [5].


note

[1] Cass. sent. n. 26671 del 18.12.2009.

[2] Ai sensi dell’art. 36 bis d.P.R. n. 600/1973.

[3] Cass. sent. n. 25329 del 28.11.2014.

[4] Cass. sent. n. 9224 del 21.04.2011.

[5] Cass. sent. n. 13335 del 10.06.2009. Cass. sent. n. 26458 del 4.11.2008.

Autore immagine: 123rf com


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