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Segnalazione per prelievi o versamenti in conto superiori a 1000 euro

2 Luglio 2015
Segnalazione per prelievi o versamenti in conto superiori a 1000 euro

Secondo la mia banca sono soggetto a segnalazione se verso o prelevo dal conto più di 1000 euro in contanti; eppure si dice che i prelievi e i versamenti sono liberi. Ho un’attività al dettaglio e maneggio contante, per cui spesso faccio anche versamenti superiori ai 1000 euro, pur denunciandoli e pagandoci le tasse. Sono lo stesso soggetto a controlli?

Il quesito del nostro lettore ci consente di fare una importante distinzione su due concetti totalmente diversi, che spesso vengono confusi tra loro: la normativa sulla tracciabilità dei pagamenti e quella, invece, sull’antiriciclaggio.

Pagamenti tracciabili da mille euro a salire

L’obbligo di non utilizzare denaro contante a partire da 1.000 euro in su (quindi fino a 999,99 euro si può usare il cash) riguarda solo i rapporti tra soggetti differenti, sia che si tratti di privati che di pubbliche amministrazioni, tanto nelle ipotesi di donazione che di vendita o di altri obblighi contrattuali e non. Per esempio, anche il pagamento delle tasse o il risarcimento del danno soggiacciono alla stessa limitazione.

Pertanto, come abbiamo già spiegato nell’articolo “Posso versare o prelevare dal conto più di 1000 euro per volta” (cui si rinvia per approfondimenti), i versamenti e i prelievi dal conto corrente non sono interessati da questo limite, poiché il denaro resta sempre dello stesso soggetto (il correntista) e non c’è alcun trasferimento. In pratica, il cittadino è libero di prelevare dal bancomat o allo sportello qualsiasi cifra voglia. Stesso discorso vale per i versamenti di denaro. Il dipendente dell’istituto di credito, in definitiva, non può né rifiutarsi di dare il denaro richiesto, né di prenderlo in consegna per il deposito in conto corrente.

La norma in questione [1], che vieta appunto il trasferimento di denaro tra soggetti diversi per importi superiori a 999,99 euro, ha una finalità di carattere fiscale ed è volta, imponendo l’utilizzo di strumenti tracciabili per pagamenti oltre tale soglia (v. bonifico, assegni non trasferibili, carta di credito, ecc.) a contrastare l’evasione fiscale.

Le sanzioni previste per chi viola tale obbligo vanno dall’1% al 40% degli importi trasferiti oltre la soglia, ferma restando una penalità minima di 3.000 euro.

La lotta al riciclaggio di denaro sporco

Diversa la questione dell’antiriciclaggio: la legge, in questo caso, mira ad evitare che, dietro il possesso di ingenti somme di denaro contante, si possano nascondere proventi di attività illecite e/o criminose. In questo caso, dunque, la finalità della norma non è di tipo fiscale, ma penale.

Onde evitare, quindi, che dietro il versamento di denaro cash in banca si nasconda il tentativo di riciclare tali importi, la banca potrebbe ritenere opportuno segnalare agli organi di vigilanza (Uif: Ufficio di informazione finanziaria per l’Italia) quelle che ritiene essere operazioni sospette.

Basta il semplice sospetto [2] di operazioni poco trasparenti a giustificare la segnalazione alle autorità. Ma ciò non toglie che il funzionario di sportello non può mai rifiutarsi di dar corso all’ordine del correntista relativo al prelievo o al versamento.

Per legge, gli istituti di credito sono obbligati a effettuare:

– una adeguata verifica della clientela con la quale si instaurano rapporti o si effettuano operazioni;

– registrare i rapporti e le operazioni e conservazione dei relativi documenti di supporto;

– segnalare le operazioni sospette.

Secondo l’attuale normativa [3], infatti, il responsabile della filiale ha l’obbligo di segnalare alla direzione della banca ogni operazione che possa generare il sospetto che le somme utilizzate dal correntista derivino dai delitti di riciclaggio [4] e di impiego di denaro di provenienza illecita [5]. Se la direzione della banca, poi, ritiene fondati tali sospetti, trasmette le informazioni all’Unità di informazione finanziaria.

In conclusione

Per rispondere al quesito del lettore, la segnalazione fatta dal funzionario alla direzione non implica nessun controllo, ma solo una valutazione di eventuale trasferimento dell’informazione all’Uif. Inoltre, il fatto che le somme siano correttamente denunciate ai fini fiscali non impedisce la segnalazione stessa. Ma nello stesso tempo, il dipendente della banca non può rifiutarsi di adempiere tanto alla richiesta di prelievo che di versamento.

Vien da sé che, se il correntista ha correttamente dichiarato gli introiti del negozio, e il flusso di denaro contante è registrato dalla cassa e trova riscontro nelle scritture contabili, il versamento in banca, anche di importi rilevanti, di denaro contante non potrà comportare alcun rischio di indagine penale. Tantomeno fiscale.


note

[1] Art. 49 del Dlgs 231/2007.

[2] Cass. sent. n. 8699/2007.

[3] Dlgs 231/2007.

[4] Art. 648-bis cod. pen.

[5] Art. 648-ter cod. pen.

Autore immagine: 123rf com


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