Concorsi pubblici, rivoluzione: modifiche per partecipare e vincere

3 Luglio 2015
Concorsi pubblici, rivoluzione: modifiche per partecipare e vincere

Ddl Pubblica amministrazione: pubblici concorsi, superamento del mero voto minimo di laurea quale requisito per l’accesso e possibilità di valutarlo in rapporto all’università che lo ha emesso.

Arriva il ddl P.A. e l’annunciata rivoluzione per i concorsi pubblici e sulla valutazione dei punteggi: secondo un emendamento appena approvato al Senato, il superamento del concorso non sarà subordinato solo al semplice voto di laurea, ma anche “all’istituzione che lo ha assegnato”, ossia l’università. Come dire che ci saranno atenei di serie A ed atenei di serie B e questo potrà influire, un domani, sul mercato del lavoro pubblico, per l’assegnazione dell’agognato (da molti) posto fisso. È questa la novità più eclatante del nuovo testo di legge, nella parte in cui parla di “superamento del mero voto minimo di laurea quale requisito per l’accesso” al concorso. Lo scopo è quello di togliere al “pezzo di carta” della laurea il valore in sé e per sé, che potrebbe creare, secondo i relatori del testo, effetti distorsivi. “Vogliamo impedire – hanno detto questi ultimi – che gli studenti scelgano un certo indirizzo solo perché il meccanismo di valutazione è più generoso”. Ricordiamo che, sino ad oggi, infatti, il voto di laurea ha avuto il suo peso nella fase delle prove basate sui punteggi, mentre l’università non ha avuto voce in capitolo.

Si passa il concorso solo con la conoscenza delle lingue

Maggiore peso verrà dato alla conoscenza della lingua inglese o di altre lingue straniere. Quindi, proprio ai fini della partecipazione al concorso, andrà preventivamente valutata la concreta capacità del candidato di parlare l’idioma straniero in modo fluente. Insomma, addio inglese maccheronico: i dipendenti della pubblica amministrazione dovranno essere preparati a parlare con gli stranieri in caso ve ne sia necessità, capaci di comprendere il linguaggio del computer (che, come noto, usa l’inglese come lingua madre) e in grado di scrivere un testo in lingua straniera.

 

Le modalità del concorso

I concorsi saranno più “centralizzati” o, quanto meno, aggregati con l’obiettivo di una valutazione uniforme”. In questo modo si cerca di evitare che i soliti “furbetti” la spuntino individuando il “varco” più semplice da passare. Tanto che nel pacchetto di emendamenti sui concorsi, c’è anche la previsione di un polo unico per le selezioni pubbliche, una sorta di agenzia o dipartimento apposita che riunisca tutte le diramazioni responsabili in materia.

Stop al personale con le braccia conserte

Il testo prevede la possibilità di licenziare i dirigenti pubblici che resteranno senza un incarico per un determinato periodo minimo e sempre che l’amministrazione ne avrà decretato una sostanziale “bocciatura”, ossia una valutazione negativa sull’operato svolto. Quindi non sarà più sufficiente essere privi di incarico, ma aver lavorato per un determinato periodo e che il risultato di tale attività sia stato valutato negativamente dall’ente.

Ma quali saranno gli atenei più importanti?

L’approvazione della riforma porterà anche la necessità di stilare una graduatoria tra gli atenei, oltre che tra i candidati. E qui, non c’è dubbio, si aprirà una battaglia enorme, anche tra gli stessi rappresentanti delle università, interessati a candidare il proprio istituto nella lista dei “migliori”. Un recente studio, pubblicato nel 2013, vede in classifica tra i migliori centri universitari italiani quelli di Padova, Milano Bicocca e Verona. Seguono poi le università di Verona, Bologna, Pavia, Torino, Modena e Reggio Emilia, Parma, Roma Tor Vergata e Milano.



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