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Simulazione: quale prova per dimostrare l’interposizione?

3 Luglio 2015
Simulazione: quale prova per dimostrare l’interposizione?

Simulazione, limiti alla prova documentale: l’atto scritto dell’esistenza dell’accordo dissimulato riguarda solo le parti della simulazione, ma non i terzi che potranno valersi di testimoni e presunzioni.

In caso di compravendita di un immobile, qualora l’intestazione del bene sia avvenuta in virtù di un accordo di interposizione fittizia di persona, il terzo soggetto, rimasto estraneo al rapporto simulato, può far valere in giudizio la predetta simulazione con qualsiasi mezzo di prova, anche per presunzioni o con testimoni: a lui, infatti, non si applica alcun obbligo di prova scritta che, invece, è altrimenti richiesta alle parti dell’accorto simulatorio. Lo ha detto la Cassazione in una sentenza di ieri [1].

 

Un esempio

Mettiamo il caso in cui un soggetto decida di acquistare un immobile, ma indicando come “prestanome-intestatario” del bene un altro parente. Tra i due si creerebbe un accordo simulatorio di interposizione fittizia di persona. Mettiamo poi che la moglie del primo (in regime di comunione) intenda far valere la simulazione tra le parti per riacquisire, al patrimonio della famiglia, l’immobile acquistato di fatto con i soldi del marito. La donna infatti, come detto coniugata in regime di comunione, potrebbe avere effettivo interesse a dimostrare che il proprio coniuge abbia acquistato un bene, intestandolo fittiziamente al parente, pregiudicando così il suo diritto sul bene ricadente nella comunione.

Ebbene, in tal caso, la moglie, poiché rimasta estranea all’accordo dell’interposizione di persona, potrà dimostrare l’intento simulatorio con qualsiasi mezzo, anche con testimoni o presunzioni.

I limiti di prova non valgono nei confronti dei terzi

In materia di compravendita di immobile – dice la Corte – l’azione di simulazione è soggetta a limitazioni di prova solo se la relativa domanda viene formulata da chi in quel rapporto riveste la qualità di parte: quindi, dall’acquirente, dal venditore e dal reale titolare del rapporto concluso con la simulazione. Costoro, pertanto, dovranno provare per iscritto l’esistenza di un contratto dissimulato.

Al contrario, i terzi rimasti estranei da tale rapporto non incontrano limiti di prova.


note

[1] Cass. sent. n. 13634/15 del 2.07.2015.

Autore immagine: 123rf com

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 2, sentenza 7 maggio – 2 luglio 2015, n. 13634
Presidente Petitti – Relatore Giusti

Fatto e diritto

Ritenuto che, con sentenza in data 16-17 novembre 2005, il Tribunale di Marsala, nella contumacia di G.P., rigettò la domanda proposta da G.F. nei confronti di F.R., E.G.R. e G.P., diretta all’accertamento della simulazione per interpo­sizione fittizia di persona dell’atto di compravendita dell’immobile sito in Trapani, via (…), n. 67, alienato, il 1° agosto 1991, dal P. al convenuto E.G.R.;
che osservò il Tribunale che, trattandosi di simulazione per interposizione fittizia, postulante la necessaria partecipazione del venditore all’accordo simulatorio, l’attrice (già in comunione dei beni con il coniuge R. F., nel lamentare che, utilizzando denaro della comunione, costui a­vesse acquistato l’immobile intestandolo fittiziamente al nipote G.E. R.) non aveva né dedotto né tanto meno dato prova di tale partecipazione, articolando prove irrilevanti ai fini del decidere;
che, con sentenza resa pubblica mediante deposito in can­celleria il 19 marzo 2012, la Corte d’appello di Palermo ha rigettato il gravame interposto da G.F.;
che la sentenza della Corte territoriale ha così motivato: «Premesso che le circostanze di fatto come sopra indicate dall’appellante, per la loro equivocità, non sono affatto ido­nee a dimostrare la esistenza del dedotto accordo simulatorio, non possono, d’altra parte, essere accolte le prove testimo­niali e per interrogatorio formale articolate dall’appellante, in quanto al di là della loro irrilevanza – già affermata dal primo giudice – esse sono da ritenersi inammissibili. Ed inve­ro, nel caso di allegazione della simulazione relativa per in­terposizione fittizia di persona di un contratto necessitante la forma scritta ad substantiam, la dimostrazione della volon­tà delle parti di concludere un contratto diverso da quello apparente incontra non soltanto le normali limitazioni legali dell’ammissibilità della prova testimoniale e per presunzioni, ma anche quella più rigorosa, derivante dal disposto degli artt. 1414, secondo comma, e 2725 cod. civ., di provare la sussistenza dei requisiti di sostanza e forma del contratto diverso da quello apparentemente voluto e l’esistenza, quindi, di una controdichiarazione, dalla quale risulti l’intento co­mune dei contraenti di dare vita ad un contratto soggettivamente diverso da quello apparente»;
che per la cassazione della sentenza della Corte d’appello la F. ha proposto ricorso, con atto notificato il 24 ottobre 2012 e – a seguito di ordinanza di questa Corte di integrazione del contraddittorio – il 16 settembre 2014, sulla ba­se di due motivi, illustrati con memoria;
che nessuno degli intimati ha svolto attività difensiva in questa sede;
che la ricorrente ha depositato una memoria illustrativa in prossimità dell’udienza.
Considerato che il Collegio ha deliberato l’adozione di una motivazione in forma semplificata;
che con il primo motivo si denuncia violazione degli artt. 177, 179, 184, 1414, 1415, 1417, 2697, 2698, 2721 e ss., 2725, 2727 e 2730 cod. civ., mancanza e contraddittorietà della mo­tivazione, sostenendosi che – essendo la F. soggetto e­straneo e terzo rispetto alle parti del negozio, agente in quanto pregiudicata nei suoi diritti di credito ~ ella aveva la possibilità di fornire liberamente prove a sostegno della sua domanda, anche per testimoni e mediante ricorso a presun­zioni, non soggiacendo l’azione alle limitazioni di cui all’art. 1417 e ss. cod. civ.;
che il motivo è fondato;
che, in tema di compravendita di immobile, la prova della interposizione fittizia – che si ha quando la proprietà del bene viene simulatamente intestata a persona diversa dall’effettivo acquirente, con la partecipazione del venditore, il quale è consapevole che il vero compratore è un terzo, nei cui confronti assume diritti ed obblighi – è soggetta (rientrando pur sempre fra i casi di simulazione relativa) ai limiti di cui all’art. 1417 cod. civ., nel senso che l’accordo simulatorio deve necessariamente risultare da atto scritto, se fatto valere nei rapporti tra le parti, mentre può essere pro­vato mediante testimoni o presunzioni solo se fatto valere da terzi o da creditori, oppure se viene dedotta l’illiceità del negozio dissimulato;
che nella specie la F. è terzo rispetto alle intese in­tercorse tra venditore, interponente ed interposto, ed ha agi­to per lamentare che l’immobile di cui si controverte è stato acquistato con denaro in comunione tra i coniugi e fittizia­mente intestato dal marito al proprio nipote;
che, pertanto, ha errato la Corte d’appello a ritenere che la F. potesse dare la prova della interposizione fittizia soltanto con la prova dell’atto scritto contenente la controdichiarazione: infatti, il coniuge in regime di comunione legale, estraneo all’accordo simulatorio, è terzo, legittimato a far valere la simulazione con libertà di prova, ai sensi degli artt. 1415, secondo comma, e 1417 cod. civ., rispetto all’acquisto di un bene non personale, effettuato dall’altro coniuge durante il matrimonio con apparente intestazione a persona diversa, atteso che tale simulazione impoverisce il patrimonio della comunione legale, sottraendogli il diritto previsto dall’art. 177, lett. a), cod. civ. (Cass., Sez. II, 24 gennaio 2013, n. 1737);
che il secondo motivo lamenta violazione degli artt. 2697, 2698, 2721 e ss., 2725, 2727 e 2730 cod. civ., nonché omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione, inosservanza del­la normativa (art. 112 cod. proc. civ.) sulla corrispondenza tra chiesto e pronunciato, nonché (art. 113 cod. proc. civ.) sulla pronuncia secondo diritto;
che i1 motivo è fondato sotto il profilo del vizio di motivazione, giacché la sentenza impugnata si limita genericamente a ritenere inidonee per equivocità le emergenze processuali indicate dall’appellante, ma senza considerare il contenuto delle prove orali e per interrogatorio formale articolate dal­la parte attrice e senza dare conto delle ragioni della loro irrilevanza;
che, pertanto, il ricorso deve essere accolto e la sentenza impugnata cassata;
che la causa deve essere rinviata ad altra sezione della Corte d’appello di Palermo;
che il giudice del rinvio provvederà anche sulle spese del giudizio di cassazione.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa, anche per le spese del giudizio di cassazio­ne, ad altra sezione della Corte d’appello di Palermo.


1 Commento

  1. Egr Avvocato
    nulla si dice della successione di una Farmacia, e della separazione fra attività commerciale e possesso delle mura ?

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