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Multe: il giudice può aumentare la sanzione

5 Luglio 2015
Multe: il giudice può aumentare la sanzione

In caso di opposizione a verbale, il giudice può applicare, anche d’ufficio, una sanzione superiore a quella prevista in caso di mancato ricorso, sempre secondo il suo libero convincimento, e, ovviamente, nei limiti edittali.

 

In materia di ricorsi contro le multe, c’è un luogo comune è bene demolire: si crede che, nel caso di rigetto dell’opposizione, solo il Prefetto possa raddoppiare la sanzione, mentre, al contrario, il giudice di pace la può al massimo confermare, ma mai aumentare. Ebbene, non è così, almeno dopo il chiarimento fornito dalla giurisprudenza.

Sebbene non capiti spesso, è bene ricordare che, con una sentenza del 2010, le Sezioni Unite della Cassazione [1] hanno affermato che è potere anche del giudice di pace (e quindi non solo del Prefetto), nel momento in cui rigetta l’opposizione contro il verbale per violazione del codice della strada, può, secondo il proprio libero convincimento, rideterminare la sanzione nella misura che egli ritenga più congrua, in una forbice compresa tra il minimo ed il massimo edittale. Lo può fare anche in assenza di una esplicita richiesta, in tal senso, da parte dell’amministrazione resistente.

Questo significa, in buona sostanza, che se il giudice ritiene il ricorso palesemente infondato o pretestuoso, può – anche se l’ente pubblico non lo richiede nel proprio atto e, quindi d’ufficio – aumentare la misura della multa, non certo fino al doppio ma comunque entro la misura massima dell’importo prevista dal codice della strada per quel determinato tipo di sanzione. La scelta è rimessa al libero convincimento del giudice.

Si tratta di un’ipotesi che non ricorre spesso: difatti è più tipico dei giudici condannare la parte soccombente al rimborso delle spese legali sebbene – è il caso di precisarlo – qualora la pubblica amministrazione si costituisca a mezzo di un proprio dipendente le spese legali non sono mai dovute, anche se questa vinca la causa.


note

[1] Cass. S.U. sent. n. 25304 del 15.12.2010.

Autore immagine: 123rf. com


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