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Il fondo patrimoniale può subire la revocazione

4 Luglio 2015
Il fondo patrimoniale può subire la revocazione

Una coppia costituisce un fondo patrimoniale, ma l’anno prima uno dei coniugi, titolare di ditta individuale, aveva contratto un mutuo ipotecario (il bene ipotecato è diverso da quelli destinati al fondo previdenziale): il fondo patrimoniale può essere soggetto all’azione revocatoria?

In linea generale il fondo patrimoniale può essere revocato tutte le volte in cui il debito è sorto prima della annotazione del fondo sull’atto di matrimonio, a condizione che:

– il creditore agisca con l’azione (cosiddetta azione revocatoria) entro 5 anni dalla costituzione del fondo medesimo (pena la decadenza dall’azione);

– il creditore dimostri che il debitore fosse a conoscenza di arrecare, con la costituzione del fondo patrimoniale, un danno al creditore;

– il creditore dimostri che il debitore non ha altri beni che consentano, in caso di esecuzione forzata e pignoramento, un utile soddisfacimento del credito (in altre parole, il debitore non deve essere titolare di altri beni di pari o superiore valore al debito contratto).

In pratica, con riferimento agli ultimi due punti, è sufficiente, in capo al debitore, la consapevolezza di arrecare pregiudizio alle ragioni della banca creditrice, anche sotto il profilo della maggiore difficoltà dell’eventuale recupero coattivo.

Solo a queste condizioni la banca può assoggettare l’atto di costituzione del fondo patrimoniale alla revocazione. L’orientamento della Cassazione è costante sul punto; è stato recentemente specificato che la costituzione di un fondo patrimoniale è un atto a titolo gratuito, anche se proveniente dai coniugi, e capace di ridurre la garanzia generale spettante ai creditori; ma il suo carattere facoltativo, e la rimessione della sua eventuale costituzione alla libera scelta dei coniugi, esclude che la sua eventuale revocazione possa essere in contrasto con la tutela delle esigenze della famiglia costituzionalmente garantite [1].

In ogni caso, è necessario chiarire che, ai fini del diritto a procedere con l’azione revocatoria, è sufficiente che il debito fosse già sorto, a prescindere dall’eventuale morosità: in altre parole, non è richiesto che il debitore, al momento della costituzione del fondo patrimoniale, fosse già in ritardo coi pagamenti o la banca gli avesse inviato una messa in mora o avviato l’azione giudiziaria. Infatti, la revocatoria presuppone solo l’esistenza del debito e non anche la sua esigibilità, potendo essere esperita pure per crediti sottoposti a condizione, non scaduti e anche solo eventuali.


note

[1] Cass. sent. n. 7250/2013.

Autore immagine: 123rf com


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