Il prelievo forzoso delle banche: per la crisi pagano gli italiani

4 Luglio 2015
Il prelievo forzoso delle banche: per la crisi pagano gli italiani

Bail-in: in realtà per il default della banca pagheranno solo i correntisti con depositi superiori ai 100mila euro, chi detiene azioni o obbligazioni.

È stato impropriamente battezzato “prelievo forzoso” delle banche, quello approvato l’altro ieri dalla Camera e che entrerà a vigore, in Italia, da gennaio 2016: e, alla cattiva scelta del termine – che doveva sostituire il più tecnico “bail in” – non poteva che corrispondere (almeno sul web) un generalizzato equivoco. Insomma, qualcuno crede che sia stato approvata, dal nostro parlamento, una norma che autorizzi lo Stato a prelevare, in caso di crisi, le somme dai conti correnti degli italiani: complice anche quanto si è già visto nel caso della crisi di Cipro e le cose che, ora, si vedono in Grecia dietro gli sportelli. Il clima da catastrofismo economico, insomma, favorile la proliferazione dei luoghi comuni. Il discorso, però, è completamente differente, anche se altrettanto allarmante. E non vale solo per l’Italia, ma per tutta l’Europa. Vediamo meglio di cosa si tratta.

Con le nuove regole del bail in ci sarà un prelievo forzoso (ma il termine, ripetiamo, non è tra i più corretti per ciò che ora si dirà) solo se la banca (e non lo Stato, come invece qualcuno paventava) andrà in crisi rischiando il default. In pratica, siamo passati dalla precedente situazione di bail out – in cui, il fallimento degli istituti di credito era gestito con apporti esterni, tramite cioè la copertura economica da parte dello Stato – ad una di bail in, in base alla quale, invece, a coprire le perdite saranno i suoi clienti, ossia proprio gli italiani che hanno creduto in quella banca, affidandole i propri risparmi con i depositi o investendo in essa attraverso azioni o partecipazioni.

Il cosiddetto “bail -in”  consiste dunque nella riduzione forzosa del valore delle azioni e del debito della banca in crisi, e/o nella conversione di quest’ultimo in capitale.

Cos’è il bail-in

Il bail-in è il meccanismo di salvataggio di un Paese, del sistema bancario o di una banca dall’interno. L’espressione si contrappone al bailout, cioè il salvataggio dall’esterno. Nella crisi ormai pluriennale che attanaglia l’area euro, i primi interventi sono stati all’insegna del bailout, come avvenuto con il coinvolgimento dei singoli Stati o dei fondi europei nel salvataggio delle banche irlandesi, inglesi, spagnole e tedesche. Con l’aggravarsi della crisi , sia negli Usa che in Europa ha prevalso l’idea di coinvolgere gli investitori privati nei salvataggi per non far ricadere l’intero costo dei default bancari sulle spalle dei contribuenti.

Cosa cambia dal 1 gennaio 2016

I problemi delle banche e degli intermediari andranno risolti dall’interno, non con interventi esterni, anche ricorrendo ai depositi (purché superiori ai 100mila euro), oltre che agli azionisti e agli obbligazionisti meno assicurati. Stesso discorso varrà per le assicurazioni, ma anche per esse regnerà sovrana la Consob nella vigilanza su tutti i prodotti finanziario-assicurativi. Come dire che i panni sporchi si lavano a casa propria. I salvataggi delle banche verranno effettuati ora con i soldi privati e non con quelli pubblici.

Come appena detto, sono escluse dall’applicazione del bail-in alcune categorie, come i depositi di valore inferiore a 100.000 euro. Quindi, chi ha un conto corrente con un deposito più basso o non ha investito in azioni o obbligazioni della banca, può dormire sonni tranquilli.

Peraltro, la norma non è che il recepimento di una direttiva europea (la direttiva per il risanamento e risoluzione del settore creditizio e degli intermediari finanziari, cosiddetta Brrd), avvenuta attraverso l’annuale legge di delegazione europea del 2014 o anche detta “legge comunitaria”.
Critica l’opposizione secondo cui il nuovo meccanismo si traduce in “prestito forzoso” per i correntisti.


note

Autore immagine: 123rf com


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