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Aprire un conto corrente non pignorabile

5 Luglio 2015
Aprire un conto corrente non pignorabile

Ho sentito parlare di un iban di conto corrente impignorabile: ho debiti e il conto mi è stato bloccato; esiste un modo per rendere non pignorabile il conto?

Non esistono particolari categorie di conti correnti non pignorabili; forse il lettore, nel parlare di “iban non pignorabile” si riferisce a una pratica attuata, qualche anno fa, da qualche banca: in pratica l’istituto di credito, per venire incontro alle esigenze del proprio cliente con il conto corrente pignorato, faceva transitare i bonifici indirizzati a quest’ultimo, su un proprio conto corrente transitorio. In questo modo il cliente poteva, per esempio, pagare la rata del mutuo con accrediti che pervenivano in suo favore, bypassando il proprio conto già bloccato dal creditore. In altre parole, quando il correntista doveva ricevere un pagamento, dava un codice iban che non era il proprio, ma uno “di servizio” della propria banca e quest’ultima, poi, rigirava le somme al proprio cliente.

Questa pratica, però, non si usa più e, peraltro, è difficilmente attuabile poiché, attraverso la lettura di tutti gli estratti conto, il giudice (o, per lui, il perito nominato dal tribunale) è in grado di risalire a tutte le somme che, in un modo o nell’altro, sono andate a beneficio del debitore pignorato.

Pignoramento del conto corrente sotto il minimo

Oggi, peraltro, le cose sono parzialmente cambiate. Il governo ha infatti approvato un decreto legge che (se sarà confermato anche dal Parlamento, approvazione che, al momento, sembra piuttosto scontata), rivede tutti i limiti di pignoramento del conto corrente di pensionati e lavoratori dipendenti. Per questi ultimi, infatti, non sarà più necessario prelevare, periodicamente, l’intera provvista presente sul conto corrente per non renderlo pignorabile, ma sarà sufficiente fare in modo che il conto non superi mai il limite pari a tre volte l’assegno sociale previsto per legge. Oggi l’assegno sociale ammonta ad euro 448,52, per cui se il creditore, al momento della notifica del pignoramento, trova in conto solo 1.345,56 euro (ossia 448,52 x 3) rimane a bocca asciutta. Invece, per tutti gli importi successivamente accreditati (ossia da 1.345,56 in su) può pignorare solo il quinto.

Questa nuova regola, ribadiamo, vale solo per redditi derivanti da lavoro dipendente (anche il TFR) e la pensione.

Pignoramento del conto corrente con apertura di fido

È impignorabile anche il conto corrente affidato quando il correntista lo mantiene “in rosso”, ma entro la soglia del fido. Per esempio: se il correntista ha un’apertura di credito di 5mila euro e di questo fido utilizza solo 3mila euro (il conto, quindi, si trova a -3.000), tutti gli accrediti che ripristinano il fido, ma che non riportano il saldo del conto in positivo, non possono essere bloccati. Così, nell’esempio di poc’anzi, se il debitore riceve un accredito di 500 euro, il fido utilizzato passa da -3.000 a -2.500, ma l’importo non è ugualmente pignorabile.

Pignoramento del conto corrente cointestato

In ultimo, nel caso di conto corrente cointestato a due persone, ogni pignoramento può avvenire nella misura massima del 50%, a prescindere da chi sia il beneficiario effettivo di ogni singolo versamento. E questo perché è principio giurisprudenziale consolidato quello secondo cui il pignoramento investe il saldo del conto e non le singole poste, ed il saldo, in questi casi, appartiene in parti uguali a tutti i correntisti.

 


note

Autore immagine: 123rf com


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