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Carte di credito non pignorabili

5 Luglio 2015
Carte di credito non pignorabili

Ho sentito che esistono delle carte di credito non pignorabili: a voi risulta vero?

In verità, non esistono “speciali” carte di credito non pignorabili proprio perché il meccanismo di funzionamento della carta di credito non le rende mai pignorabili. Due, infatti, possono essere le ipotesi: la carta di credito collegata a un conto corrente già esistente e intestato al correntista, e la carta di credito alla quale, invece, la banca collega un contratto di apertura di credito (cosiddetto fido). Le analizziamo singolarmente qui di seguito.

Pignoramento: carta di credito collegata a conto corrente

Nel primo caso (carta di credito collegata a un conto corrente esistente) il creditore non dovrà certo pignorare la carta di credito, che è solo uno strumento per rendere più facile l’utilizzo della provvista depositata in banca, ma il conto corrente stesso.

In tal caso, peraltro, è bene chiarire che l’atto di pignoramento che il creditore notifica in banca è assai generico e non individua certo il numero di conto corrente o lo specifico rapporto da “bloccare”, ma contiene l’intimazione alla banca di non pagare alcun debito al proprio correntista, da qualsiasi contratto esso dipenda (anche da cassette di sicurezza). Per spiegarci meglio, riportiamo qui di seguito l’estratto di un atto di pignoramento presso terzi, notificato alla banca:

Ad istanza del sig…. io sottoscritto Ufficiale Giudiziario (…), in virtù dell’atto di precetto del (…) per la somma di (…) ho pignorato, a tutti gli effetti di legge, tutte le somme, crediti, corrispettivi, trattenute e depositi dovuti e/o debendi, anche in futuro, a qualsiasi titolo dovute dalla banca (…), ivi comprese somme di denaro, crediti, corrispettivi, trattenute, conti correnti, depositi azionari ed obbligazioni, titoli di Stato e qualsivoglia altro bene fruttifero e non intestato e/o diretti al sig. … , fino alla concorrenza del credito di … in quanto aumentato della metà come per legge oltre intessi al tasso legale dal dovuto al saldo e spese e a tal fine”.

Leggendo la formula, si comprende come il creditore chieda il pignoramento di tutti i crediti che il debitore (il correntista) abbia nei confronti della propria banca, a prescindere dal tipo di rapporto e di contratto da cui essi dipendono. Quindi è naturale che, non essendo la carta di credito un rapporto di credito, ma solo uno strumento per il funzionamento del conto corrente, essa non è in sé pignorabile.

Pignoramento: carta di credito con apertura di credito

Diversa è l’ipotesi della carta cui la banca abbia collegato un’apertura di credito (anche detto fido o, ancora, affidamento). In questo caso, la banca concede al debitore la possibilità di spendere un determinato importo, entro un limite massimo, sebbene il cliente non abbia alcun credito nei confronti della banca stessa. Al cliente è consentito così di prelevare somme “a debito” (a condizione ovviamente che vengano poi restituite a un determinato saggio di interesse).

Le singole rimesse che il debitore versa sulla “carta” per ripristinare il fido entro i limiti concessigli dall’istituto di credito e far in modo che esso non sfori la soglia non sono pignorabili: esse cioè servono solo a ripianare l’esposizione debitoria del correntista verso la banca. Così, qualora dovesse intervenire un pignoramento, la banca dichiarerà al giudice di non aver alcun debito verso il soggetto pignorato. Risultato, sebbene ci sia un rapporto di conto tra correntista e banca, questo rapporto è sempre formalmente “in rosso” (un debito però autorizzato dalla banca) e, quindi, non è mai pignorabile.


note

Autore immagine: 123rf com


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