Diritto e Fisco | Editoriale

Cosenza: la polizia corre in soccorso dei parcheggiatori abusivi

5 Luglio 2015 | Autore:
Cosenza: la polizia corre in soccorso dei parcheggiatori abusivi

Pure l’inerzia è connivenza. Come quella di chi chiude ogni giorno un occhio, anche sulle cose apparentemente più piccole.

Chi sente il bisogno di scrivere è perché crede che il mondo possa migliorare. Del resto, uno dei vantaggi di aver fondato un giornale è proprio questo: che, quand’anche le istituzioni girino la testa dal lato opposto a quello della giustizia, puoi almeno raccontarlo a tutti. Come in questa vicenda, tra il comico e il pietoso, in un’Italia dove l’alluvione dell’illegalità arriva fino alla cintola di ogni uomo, cosicché è difficile comprendere se la regola sia la legge o il suo opposto.

Mi dirigo verso il centro storico, perché, in periodo estivo, il sindaco ha consentito ai locali di aprire dei banconi sul lungofiume: un modo diverso per passare la serata, cenare e bere una birra. Mentre cerco un parcheggio (davvero una rarità da quelle parti) mi si avvicina – secondo regola – l’abusivo di turno, a uno sputo dall’auto della polizia municipale, posta lì a vedetta (di non so cosa). L’uomo mi fa incastrare tra due colonne di macchine, in mezzo alla piazza.

Due euro, grazie”.

Quando torno, un paio di ore dopo, la mia auto è chiusa dai quattro lati, uno dei quali è un rialzo del marciapiede, impossibile da superare a meno di danneggiare la scocca.

Dottò… dovete aspettare che esca questa macchina, oppure scendere dal gradino”.

Gli faccio capire che non ho alcuna intenzione di optare per nessuna delle due alternative.

Dopo qualche “trattativa” e una serie di sbuffi, decido di andare dalla polizia a 100 metri di distanza. L’agente di turno, alla mia richiesta di intervento del carro attrezzi, chiama un collega alla radiomobile. “Vieni che c’è un problema con i parcheggi”. Questo, a sua volta, dopo aver sentito la vicenda, chiama al telefono il maresciallo: “Marescià, venite pure voi..”. Mi dirigo, quindi, dove avevo lasciato l’auto con i poliziotti municipali. Arriviamo davanti agli abusivi, che nel frattempo si erano riuniti a consulto. Chi però pensa a un confronto tra due parti opposte – la legge e l’illegalità – si sbaglia di grosso.

Marescià – fa uno di questi – il dottore non vuole collaborareDa parte nostra massima disponibilità: gli abbiamo detto che abbiamo sbagliato. Che volete fare, ora? Fucilarci? Se vuole uscire, può scendere dal gradino. Non è che si può avere tutto…”.

Un agente lo guarda perplesso. Gli fa “Chi è qui il presidente della… – gli strizza l’occhio – … cooperativa?”, una soluzione linguistica che è già un oltraggio all’intelligenza di chi era lì davanti.

Confermo nuovamente la mia intenzione di non voler distruggere l’auto e di chiamare il carro attrezzi.

Uno dei poliziotti, allora, trova la soluzione all’impasse: “Se vogliamo essere precisi – si rivolge a me – ha sbagliato anche Lei a parcheggiare in divieto di sosta. Quindi adesso le faccio la multa”.

Insomma, secondo le forze dell’ordine, l’unico modo per risolvere il problema è contravvenzionarmi per aver lasciato l’auto là dove gli stessi abusivi – autorizzati tacitamente dagli agenti, che vedevano (come tutte le sere) le “operazioni” sulla piazza – mi avevano detto di parcheggiare.

Bene”. Gli faccio. Nulla di meglio! In questo modo, dovendo multare la mia auto, si sarebbe dovuto far lo stesso anche con le altre decine, tutte in divieto. E dunque, probabilmente, dopo questo episodio, gli abusivi avrebbero perso, agli occhi dei cittadini, quell’affidabilità che, sino ad oggi, ha consentito loro di fare “affari” in barba alle leggi. Senza contare gli eventuali risvolti penali per gli stessi agenti che, pur avendo contezza di un crimine, non lo hanno denunciato alle autorità competenti. E anzi, omettendo di compiere gli atti del proprio ufficio, hanno evitato di sanzionare le auto, come la mia, in divieto.

A mente fredda, questa soluzione non piace più neanche agli agenti. Così decidono di desistere dalla contravvenzione e, dopo una serie di tira e molla, consentono agli abusivi di creare una sorta di gradino scalare sul dislivello, in modo da farmi uscire con l’auto. Un’operazione che ha richiesto una ventina di minuti.

L’episodio, in perfetto vernacolo cosentino, sembrerebbe quasi una commedia comica degli anni 50, quando l’Italia usciva dal caos e dove il confine tra lecito e arbitrario era ancora sottile. Ma il pegno di aver legalizzato, da allora, le piccole e le grandi illiceità è proprio questo: che chi chiede giustizia si trova l’avversione delle stesse istituzioni, incapaci di applicarla. È la regola della democrazia: in un mondo dove la maggioranza ha già optato per l’illegalità, l’eccezione è la legge e chi ne rivendica l’applicazione viene sanzionato. Con la multa per divieto di sosta, come nel mio caso.

Ma a differenza della legalità, l’ingiustizia è contagiosa e non arginabile. “Se gli altri lo fanno,  lo faccio anche io per tutelarmi!”. Così, l’unico modo per rimediare ai danni dell’anti-legge, è quello di scaricare le conseguenze sulla collettività, spalmarle sul pubblico in modo da oscurare l’illecito. Fin troppo scontato e inutile dare la colpa alla debolezza dello Stato italiano, alla mancanza di spina dorsale da parte di chi lo rappresenta e all’assoluta inerzia dei suoi organi. In verità, ciascuno ha ciò che si merita. In una società come questa, è normale che i militari chiedano permesso a “Genny la Carogna” se proseguire o meno una manifestazione sportiva.

Chi non lotta per l’illegalità, consente che essa si compia. Così, anche l’inerzia diventa connivenza. Come quella di chi chiude ogni giorno un occhio: si tratti di un sindaco, di un poliziotto, di un maresciallo o di un’intera città.



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9 Commenti

  1. Bastava chiamare 112, 113 e 117 e farle convogliare tutte sul posto. Avresti visto la legge applicata!

  2. Ma parcheggiare in divieto di sosta e dare i 2 euro al posteggiatore non sono anch’essi parte del problema? L’analisi è giusta ma prima di curare bisogna prevenire. 🙂

  3. Belle parole, giuste, vere, sentite anche dalla mia coscienza. Siamo nelle sabbie mobili e se ti muovi per liberarti…sprofondi perché sei solo e lasciato a te stesso….. Ma anche una zanzara può svegliare il sonno di un gigante….

  4. In merito…circa due anni fa dovevo andare in Questura, proprio nella nostra bella Cosenza, e a causa del caos causato dai lavori in piazza Fera, ho dovuto parcheggiare l’auto nei pressi dell’autostazione. Innanzitutto parcheggio a pagamento, in quanto a Cosenza esistono solo questi e in più con la presenza di uno dei tanti parcheggiatori abusivi che naturalmente m ha chiesto un piccolo contributo. Mi sono arrabbiata e non gli ho dato nulla avendo pagato anche il biglietto “legale” e arrivata in piazza Fera, incontrando tre Vigili Urbani, ho espresso il mio malcontento e la mia rabbia per lo scempio che vige in questa città! Non ho ottenuto nessuna risposta, anzi i VVUU mi hanno guardata anche con aria infastidita e con lo sguardo come per dire “e’ arrivata la giustiziera”!! Sta di fatto che trascorsi due anni, nulla è cambiato, anzi le cose sono decisamente peggiorate!! Un proverbio dei nostri saggi antenati dice “na nuci ‘nda nu saccu u ni fa strusciu”….ma forse se tutti ci ribellassimo all’illegalità risolveremmo i problemi della nostra amatissima terra!!

  5. Fermo restando che il contrasto dell’abusivismo passa anche attraverso la disponibilità del singolo ad accettare un patto contra legem, trovo comunque giusto il rigore nei confronti delle istituzioni che silenti, tollerano fenomeni d’illegalità. Nella circostanza, dalle informazioni reperite, pare che la municipale fosse stata impiegata ad altri compiti – presidio di un varco – e fosse comunque intervenuta per soccorrere lei dall’empasse. Avrebbe certo potuto chiamare il 113 o 112 per perseguire lorsignori ma certo ciò avrebbe comportato tempo e pazienza…che nell’occasione pare non avesse…salvo poi denunciare sui blog mezze verità.

  6. Chiedo scusa: ma presidiare un varco per quale motivo? Non mi pare si debba pagare un biglietto di ingresso. Cmq sarebbe più semplice e la questione si chiuderebbe qui se qualcuno ad esempio l’assessore mandasse un comunicato di scuse!!! E poi non mi pare proprio che a distanza di 48 ore si sia fatto qualcosa: anzi ieri gli stessi parcheggiatori avevano anche le pettorine come se fossero
    parcheggiatori legali

  7. Concordo e comprendo il senso di abbandono e il totale ribaltamento della logica del diritto comune e Cosenza, che non conosco, a quanto pare non è una realtà unica da questo punto di vista.
    A me, che vivo a Rimini, pochi mesi fa è capitato che, dovendo entrare nel parcheggio riservato del mio condominio, mi sono trovato una auto parcheggiata proprio contro il passo carraio che ovviamente mi impediva l’accesso, ho suonato più volte il clacson sperando che il “furbetto” uscisse e dato che la via è stretta e si stava formando la coda dietro ho rifatto il giro dell’isolato per due volte ma l’auto era sempre li e del proprietario nessuna traccia.
    Dato che avevo molta fretta e dovevo solo salire in casa per prendere una valigia pronta, ho lasciato l’auto 20 metri più avanti in un punto che non bloccasse il traffico di fianco ad un muro e – tempo 5 minuti – ero già di ritorno con la valigia, proprio mentre come nella più classica delle commedie i VVUU stavano facendo la multa alla mia auto per divieto di sosta mentre per assurdo avevano completamente ignorato l’auto in divieto di sosta davanti al mio cancello.
    Ho subito fatto presente il motivo che mi aveva impedito di entrare nel mio parcheggio privato e nonostante tutte le mie proteste, mi sono beccato la multa e solo molto controvoglia hanno poi fatto la multa anche a chi aveva parcheggiato davanti al cancello.
    La risposta di quella “perla di vigile è stata che “capiva le mie ragioni” ma che “tutto sommato” “ero stato sfortunato” bel rappresentante delle istituzioni.
    Ho preteso che nel verbale venisse indicato il motivo che mi ha impedito di entrare nel mio parcheggio e il numero di targa dell’auto mal parcheggiata davanti al cancello, ma il vigile l’ho ha fatto solo dopo molte insistenze dicendo che tanto non serviva a nulla, e mi ha anche impedito di avvicinarmi alla proprietaria dell’auto che mi bloccava l’ingresso nel frattempo arrivata alla quale volevo dirne quattro per quello che aveva combinato.
    Questo è il mondo in cui viviamo, c’è poco da scherzare.

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