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Il TFR sul conto cointestato cade in comunione

7 Luglio 2015
Il TFR sul conto cointestato cade in comunione

Il trattamento di fine rapporto si presume conferito alla comunione dei coniugi e quindi diviso in parti uguali se depositato sul conto corrente cointestato.

Che fine fa il TFR di uno dei due coniugi se la coppia si separa? Secondo una recente sentenza della Cassazione [1] – che probabilmente metterà in allarme diversi lavoratori – qualora il trattamento di fine rapporto venga versato su un conto corrente cointestato ad entrambi gli ex, esso si presume in proprietà al 50% di ciascuno dei due, anche per la parte maturata prima del sorgere della comunione legale. E questo perché proprio il fatto dello spontaneo versamento dell’importo su un conto di proprietà comune fa ritenere la volontà di conferimento dello stesso alla comunione legale tra i coniugi.

La conseguenza pratica è che l’ex coniuge che ha percepito, dall’azienda, il TFR sarà costretto, con la separazione, a dividerlo in quote uguali con l’ex, secondo la regola del codice civile [2] in base alla quale costituiscono oggetto della comunione legale i guadagni dell’attività separata di ciascuno dei coniugi se, allo scioglimento della comunione, non siano stati spesi.

L’opinione della Suprema Corte è di non ritenere il TFR versato sul conto cointestato come un bene personale neanche per la parte maturata prima del matrimonio (il codice civile, infatti, stabilisce [3] che non costituiscono oggetto della comunione e sono beni personali del coniuge – tra gli altri – i beni di cui, prima del matrimonio, il coniuge era proprietario o rispetto ai quali era titolare di un diritto reale di godimento).

Insomma, in barba all’evidente circostanza che il TFR è considerato una retribuzione maturata mensilmente, ma percepita in modo differito, e pertanto quello accumulato prima del matrimonio sarebbe un bene personale, secondo i giudici della Cassazione tale ragionamento non vale più una volta che il coniuge commetta “l’errore” di versarlo su un conto cointestato: in tal caso, infatti, esso diventa indistintamente parte della comunione e va quindi diviso integralmente al 50%.

Dalle pieghe della sentenza, però, sembrerebbe consentita sempre la prova contraria: in pratica, sebbene la legge [4] stabilisca che il conto corrente intestato a due o più persone si presume diviso in parti uguali (e ciascun cointestatario, anche se ha facoltà di compiere operazioni disgiuntamente, non può disporre in proprio favore, senza il consenso dell’altro, della somma depositata in misura eccedente la sua quota), è comunque facoltà di ognuno dei titolari dimostrare che i proventi sono di sua proprietà personale e indivisibile.


note

[1] Cass. sent. n. 10942 del 27.05.2015.

[2] Art. 177 cod. civ. lett. c).

[3] Art. 179 cod. civ. lett. a).

[4] Art. 1298 cod. civ.

Autore immagine: 123rf com


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