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Pensioni, dal 2016 assegni più bassi

7 Luglio 2015 | Autore:
Pensioni, dal 2016 assegni più bassi

Cambiano in peggio i coefficienti di trasformazione a causa degli adeguamenti alla speranza di vita.

 

Pensioni sempre più basse: in base a quanto previsto dall’entrata in vigore della Riforma Fornero, dal primo gennaio 2016 si verificheranno delle condizioni peggiorative, per chi vorrà accedere alla pensione. Non solo, infatti, come già si sapeva, gli incrementi periodici della speranza di vita faranno slittare in avanti l’uscita dal lavoro, ma, per effetto del decreto del Ministero del Lavoro appena pubblicato [1], faranno anche abbassare gli assegni.

La diminuzione degli importi è causata dal cambio dei coefficienti di trasformazione ossia ovvero di quelle percentuali che convertono il montante contributivo del lavoratore in trattamento pensionistico.

La questione riguarda tutti, non solo chi ha scelto di anticipare la quiescenza col calcolo interamente contributivo (ad esempio, le lavoratrici pensionatesi con l’Opzione Donna), dato che, dal 2012, le quote di trattamento maturate devono , per effetto della Riforma, computarsi con tale metodo, anche per chi abbia oltre 18 anni di contributi al 31dicembre 1995.

Come funziona il calcolo della pensione

Ricordiamo per calcolare la pensione vi sono tre metodi:

– il calcolo retributivo o reddituale, che si basa sull’ammontare delle ultime annualità di retribuzione o reddito, e sulle settimane di contribuzione versata. Hanno diritto a quantificare l’assegno interamente con tale metodo (sino al 31 dicembre 2011) coloro che possiedono almeno 18 anni di contribuzione al 31dicembre1995; a partire dal primo gennaio 2012, la quota di pensione è, però, calcolata col contributivo;

– il calcolo contributivo, che si basa sui contributi accantonati nell’arco della vita lavorativa, annualmente rivalutati: l’insieme della contribuzione rivalutata forma il cosiddetto montante contributivo, che viene convertito in assegno mediante una determinata percentuale che varia in base all’età in cui ci si pensiona, il coefficiente di trasformazione. Il calcolo della pensione con metodo interamente contributivo si applica a chi ha optato in tal senso per anticipare l’uscita dal lavoro, oppure a chi non possiede contributi versati precedentemente al primo gennaio 1996;

– il calcolo misto, applicabile a chi abbia meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995: questi soggetti computeranno col retributivo la quota di pensione precedente al 1996, e col contributivo le annualità successive.

I conteggi, in realtà, sono molto più complessi rispetto a quanto appena sintetizzato, non solo per via delle differenti rivalutazioni, ma soprattutto poiché è presente una suddivisione interna in quote, con regole differenti, sia per il metodo retributivo, che per il contributivo.

 

I nuovi coefficienti di trasformazione

EtàCoefficiente di trasformazione dal 2016Coefficiente di trasformazione vigente ad oggi
574,246%4,304%
584,354%4,416%
594,468%4,535 %
604,589%4,661%
614,719%4,796 %
624,856%4,94 %
635,002%5,094 %
645,159%5,259 %
655,326%5,435 %
665,506%5,624 %
675,700%5,826 %
685,910%6,046 %
696,135%6,283 %
706,378%6,541 %

Quando l’età, alla data del pensionamento, non corrisponde a “cifra tonda” (ad esempio, 57 anni e 6 mesi), sono aggiunte al coefficiente le relative frazioni di mese.

Come possiamo osservare, tutti i coefficienti di trasformazione sono calati, in misura non fissa, ma crescente, all’innalzarsi dell’età pensionabile.

In pratica, se Tizia possiede un montante contributivo totale di 300.000€, e si pensiona, col calcolo interamente contributivo, a 58 anni esatti nel 2015, avrà diritto ad una pensione annua di 13.248 Euro, mensile (diviso 13 mensilità) di 1.019,08 Euro.

Se un’altra lavoratrice si pensionasse nel gennaio 2016, con lo stesso montante contributivo e la stessa età, avrebbe diritto a 13.062 Euro all’anno, pari a € 1.004,77 al mese: una perdita annuale di 186 Euro, che va ad aumentare, con la crescita dell’età pensionabile.

Ad esempio, se Caia, con lo stesso montante di 300.000 Euro, si pensionasse a 64 anni esatti nel 2015, avrebbe un assegno annuale pari a Euro 15.777; se un’altra lavoratrice si collocasse a riposo nel 2016 con i medesimi parametri, avrebbe una pensione annua di 15.477 Euro, con una perdita di ben 300 Euro.

Una differenza notevole e ben congegnata, per rimpinguare le casse previdenziali.

Ad ogni modo, quanto esposto vale per chi accede alla pensione col calcolo interamente contributivo: chi, invece, ha diritto al metodo retributivo o misto, avrà delle differenze, fortunatamente, meno marcate.


note

Autore immagine: 123rf com


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